Moonstone Cannon… fire!

 
Vyse, diciassette anni, pirata dell’aria come suo padre e tutti gli abitanti dell’isola su cui vive, ha due sogni: vedere l’intero mondo di Arcadia con i propri occhi e farlo come capitano di un’aeronave tutta sua.
Un giorno, abbordando assieme all’amica d’infanzia Aika una nave da guerra del potente e arrogante Impero di Valua, Vyse trova un bottino molto diverso da oro e preziosi: una ragazza della sua età, che indossa abiti mai visti, catturata poco prima dall’Ammiraglio Alfonso.
La salva, e da quel momento in poi dovrà proteggerla e sventare le mire di conquista di Valua e di un tiranno ambizioso e crudele, coronando trionfalmente i suoi sogni e vivendo un’avventura indimenticabile.Acquistai Skies of Arcadia assieme all’unico altro JRPG importante del Dreamcast, Grandia II, e avendo capito da articoli e recensioni che sarebbe stato quello più di mio gusto lo giocai per secondo, in ossequio alla ben nota regola gastronomica del boccone migliore che ci si conserva per ultimo. Non mi sbagliavo.
 
A quel tempo non avevo ancora molta esperienza del genere, ma oggi come allora il mondo e la storia creati da Overworks restano unici per freschezza e originalità fra i loro consimili. Non perché la trama o i personaggi siano particolarmente insoliti se presi fuori dal contesto, ma perché a tutt’oggi sono poche le avventure solari e spensierate come questa. Arcadia, con i suoi continenti sospesi tra le nuvole non per puro capriccio cosmetico ma per precise ragioni di scenario, è vibrante di vita; l’atmosfera piratesca e l’estetica da sedicesimo secolo, l’eterogeneità dei popoli e delle culture, le sei lune che sovrastano gli altrettanti continenti influenzandone i fenomeni fisici e geologici non sono appesantiti da una documentazione ponderosa, ma vengono delineati in fieri, dalle azioni ed estrapolandone i principî indirettamente tramite i dialoghi o le annotazioni sulle Scoperte che costellano il cielo. Sembra tutto così vero eppure così fantastico allo stesso tempo che questo è forse uno dei pochi mondi videoludici in cui davvero potrei desiderare di vivere, anziché accontentarmi di guardare tutto dall’esterno del vetro.
 
E per un mondo così netto e ben definito, l’accento posto dal gameplay sull’esplorazione non poteva che essere una naturale conseguenza. Skies of Arcadia, nonostante sia così vivace, non tenta la carta della sdrammatizzazione e dello humour anche quando inopportuno: semplicemente, è un’opera così romantica e sincera da fare affidamento più sul senso dell’avventura scaturito da un plot raccontato senza mai un solo punto di stanca che sulla tragedia a tutti i costi. In questo senso, forse, è un’esperienza matura perché adatta a tutti, dai ragazzi appassionati di anime a coloro che sono cresciuti divorando romanzi come L’isola del tesoro o la letteratura d’intrattenimento di Salgari. Per tornare all’equilibrio di serio e faceto, in quest’atmosfera così leggera l’allegria è cosa naturale e si riflette in dialoghi e testi eccellenti e pieni di carattere. Se poi parliamo dei personaggi, sono forse tra i migliori che mi sia capitato d’incontrare nella mia carriera di amante dell’immaginario e senz’altro i più belli che abbia mai visto finora in un RPG.
 
Tanto per cominciare, il protagonista, per una volta, non mi causa il mal di stomaco. Paradossalmente (ma non poi tanto, vero, Crimson cara? :3 ), nutro un’antipatia congenita per i protagonisti dei JRPG: devono essere veramente fighi per controbilanciare il loro handicap di partenza. Vyse non si piange mai addosso, non ha una psicologia contorta né si compiace dell’abusata qualifica di eroe tragico: è un ragazzo semplice, vivace, coraggioso e attivo, che non ama stare con le mani in mano ed è padrone della sua propria vita. Beh, fino ad oggi non ne ho incontrato uno solo che gli somigli: forse, pensandoci, è un bene che rimanga così atipico, visto che mi permette di mantenere intatti e insostituibili nella mia memoria lui e l’avventura che ha vissuto.
 
Amici e nemici non sono da meno: anche se in genere la loro personalità si può riassumere in un paio di aggettivi, sono tutti così diversi tra loro, così complementari e insostituibili, oltre che ben caratterizzati, che è impossibile che non risaltino ciascuno per la propria ragione. La purezza e l’ingenuità di Enrique, la scapestratezza e la sfacciataggine di Gilder, i burberi silenzi di Drachma, e poi ancora la vanità di Alfonso, l’implacabilità e la freddezza di Galcian, il fascino e l’intelligenza di Belleza, la tracotanza e il machismo di Vigoro (“Hey, Vyse, my cannon is bigger than yours!” è una battuta che dovrebbe entrare nella Storia): mi fermo qui, altrimenti impiegherei come minimo altre dieci righe.
E non avrei nemmeno ancora cominciato ad elencare le ragioni per cui Skies of Arcadia merita di salire agli onori come uno dei giochi di ruolo alla giapponese più originali e gioiosi mai creati. Basti menzionare che il ritmo della narrazione e certe scene mettono l’argento vivo addosso, mentre altre sono di un lirismo sorprendente, e che ancora oggi mi basta ricordare un particolare, una scena, un’atmosfera o un luogo per mettermi di buonumore.
 
Se non lo avete ancora fatto, giocatelo, in qualunque modo riusciate a farlo (la versione Dreamcast è pressoché introvabile, quella per Cubo, sottotitolata Legends, è piuttosto rara ma ancora reperibile in quanto recentemente ristampata). Se lo avete giocato, rigiocatelo. È l’unico JRPG su cui ho accumulato la bellezza di cinque partite intere, tutte al cento per cento o quasi: quattro volte su Dreamcast e una su GameCube. Il cielo di Arcadia è terso e solcato dalle navi degli avventurieri e dei pirati in cerca di fama e fortuna, e tanti sono i luoghi inesplorati in cui vale la pena fermarsi durante questo lungo viaggio che si vorrebbe non finisse mai.
 
P.S.: L’unica riserva su cui proprio non mi sento di soprassedere è la frequenza degl’incontri casuali con i nemici. È talmente alta che in un gioco meno entusiasmante ucciderebbe in men che non si dica ogni voglia di proseguire!
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1 Response to “Moonstone Cannon… fire!”


  1. 1 utente anonimo 18 aprile 2008 alle 11:14

    Un bell’imbocca al blog prima di tutto. Sono sicuro che riuscirai a portare avanti questo bellissimo progetto nei migliori dei modi come gia hai fatto in passato e continui a fare.

    Skies of Arcadia è stata un esperienza bellissima condivido a pieno la tua riflessione. E pensare che se non era per una persona che me lo ha fatto conoscere ai tempi del Dreamcast me la sarei persa… peccato solo per gli eccessivi scontri random… ogni volta che ripenso all’attraversamento dell’oceano pieno di vortici mi sento male…


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