Odissea nello spazio (de casa mia)

 
 
Lost Odyssey è bello, eh. Per carità.

Ma i suoi problemini, che diventano problemotti in caso uno non riesca proprio a farsi minimamente coinvolgere, ce li ha.

A voler essere cattiva, e so esserlo, ipotizzerei che gli elementi di Final Fantasy che hanno fatto sognare milioni di appassionati non fossero parto della mente di Hironobu Sakaguchi, ma di qualche suo collaboratore più o meno oscuro che ha rinunciato seraficamente alla sempiterna gloria lasciando che i meriti fossero attribuiti a chi non di dovere. Lo dico perché Sakaguchi, lasciato a se stesso con la sua Mistwalker, mi sta dimostrando di non essere poi quel grande creatore di mondi fantasy che tutti incensano.

Devo confessare di non aver completato Final Fantasy VI, di aver solo letto la trama di Final Fantasy VII tramite Wikipedia e di essermi limitata a osservare lo svolgersi di Final Fantasy VIII (che comunque mi ha fatto antipatia a pelle), quindi non posso affermare con certezza che non sia proprio il suo stile a non “pigliarci” con me. In Lost Odyssey, tutto o comunque molto sembra essere rimasto a dieci anni fa, mentre il genere dal canto suo progrediva a grandi falcate, tra piccoli e grandi capolavori come Xenogears e gioielli come Vagrant Story e Final Fantasy Tactics prodotti già all’epoca. Non mi spiego il motivo per cui un Persona 3 o un Tales of the Abyss, alcuni degli ultimi fuochi d’artificio della generazione ormai (sigh) passata, debbano essere tanto più convincenti ed evoluti; quello che so è che più vado avanti con Lost Odyssey, più mi sembra sia stato sviluppato spuntando con una crocetta ogni singola voce di una lista dei cliché più stracciamaroni dei JRPG. Quasi me lo immagino, il foglio compilato e spuntato da Sakaguchi:

– Punti di salvataggio presi in affitto in quantità di 10, da distribuire su quattro dischi: CHECK
– Almeno un plot hole per disco, o in alternativa almeno tre punti in cui la trama sembra attaccata con la colla Pritt: CHECK
[Nota mia: se qualcuno riesce a spiegarmi per quale background nascosto Cooke e Mack chiamino “zia” la regina Ming vince una Gocciola Dark. Una, però, perché le altre sono mmmie]
– Far controllare almeno due volte in tutto il gioco altri personaggi diversi dal protagonista, anche se la cosa non è giustificata e distoglie totalmente dall’idea data all’inizio che detto protagonista sia il mattatore dello schermo. Così, perché tanto si faceva in Fainalfentasi Sei e quindi deve essere figo a priori: CHECK
[AriNota mia: con “personaggi diversi dal protagonista” mi riferisco ai mortali. Se il gioco si limitasse a far controllare gli immortali non avrei da ridire: l’accento in fondo è posto su di loro]
– Avventori di osterie ed alberghi frementi dalla voglia di spiattellare amichevolmente gli affari loro, o alternativamente importanti informazioni sull’organizzazione politica del luogo, a dei perfetti estranei: CHECK
– Siparietti comici con un livello di umorismo da scuola media, preferibilmente che prendano per i fondelli un personaggio dipinto fino a quel momento come il vertice della serietà, il tutto in una storia che vorrebbe essere adulta: CHECK
– Combattimenti random (che ve lo dico a fare!!): CHECK

A suo favore devo ammettere che la frequenza degli scontri casuali non è da mani nei capelli, anzi, è parecchio bassa, posto sempre e comunque che l’unico modo per risolvere qualunque problema causato dai combattimenti random sarebbe, come dimostrato da mille e uno altri titoli, sostituirli in toto con i civilissimi nemici visibili a schermo.
Oltre agli elementi sopracitati, la durata dei singoli DVD è pericolosamente bassa. Quasi non si fa in tempo a inserire il nuovo disco che già lo si deve sostituire, e questo giocando un paio d’orette scarse appena tornata a casa la sera: la stima, vista in certe sedi, delle dieci ore a DVD è tutto meno che arrotondata per difetto. Sintomo di, a scelta, incapacità di comprimere i dati o di un’ulteriore casella da spuntare nella lista: quella secondo cui non è un buon JRPG se non si sviluppa su almeno tre dischi. E in effetti, come Fainalfentasi Sette insegna…
Ultima annotazione, le città. Poche, piccole e, quel che è peggio, prive di dettagli originali o anche semplicemente di dettagli. Come per molti altri aspetti di LO, sembrano assemblate tanto per “rendere l’idea” di quel che occorre aspettarsi da un titolo del genere, ma sembrano spente, non sentite da chi le ha progettate. Sembrano città di bambole che si muovono seguendo impulsi a loro estranei, non suscitano affezione né portano a farsi ricordare per qualcosa di peculiare unicamente a esse stesse e non già visto altrove. Anche se devo dire che Gohtza e la sua musica un po’ Metropolis (la versione con le canzoni dei Queen) e un po’ Blade Runner hanno un minimo di fascino, se non altro.
Beh, se gli RPG della generazione attuale si mantengono su questo livello, posso consolarmi col fatto che ne ho come minimo cinque per PS2 nella mia lista arretrati. E con la speranza che almeno Tales of Vesperia su 360 sia all’altezza di Abyss.

Oh, ovviamente il rant non esclude i lati positivi di Lost Odyssey, come i combattimenti abbastanza tradizionali ma comunque assai gradevoli e appaganti, la recitazione dei personaggi nelle cut scene fatta da dio, il doppiaggio inglese fatto ugualmente da dio, le belle musiche e poi ovviamente Jansen. Ma non mi prende nemmeno lontanamente quanto dovrebbe, ed è un peccato visto che attendevo il gioco sin da quando ne ho saputo qualcosa.

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2 Responses to “Odissea nello spazio (de casa mia)”


  1. 1 utente anonimo 23 aprile 2008 alle 18:43

    Completalo FFVI, be vale la pena. È il miglior rpg di sempre, probabilmente. Nulla a che vedere con quell’antipaticone-a-pelle di FFVII.

  2. 2 ShariRVek 23 aprile 2008 alle 21:26

    Non mancherò, allora! Era capitato in un periodo in cui già stavo sbranando Tales of the Abyss, che mi aveva assorbito totalmente. 🙂


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