Let’s do the time warp again

A volte una formula abusata dà la nausea, ma altre volte è solo questione di prospettiva

L’accoglienza riservata sul medio termine a Twilight Princess nelle comunità online illustra bene i sentimenti contraddittori dei fan nei confronti della serie

È un luogo comune dell’ambiente: si sente spesso lamentare lo scarso coraggio delle case di produzione che non favorirebbero lo sbocciare di idee originali, e poi a salire in cima alle classifiche di vendita sono (almeno in Occidente) sempre i soliti franchise, quelli che frullano nel mercato da un ventennio o poco meno.
    Proviamo a ribaltare il discorso: chi ci dice che a volte non sia proprio un atteggiamento aprioristicamente critico nei confronti della presunta stanchezza di un’idea o di un concept a rovinare un’esperienza che altrimenti sarebbe godibile tanto quanto, e a volte forse più, di quella che l’ha generata? E si badi bene, non parliamo di riabilitare tutto il pattume videoludico passato sui nostri schermi, da Pong ai giorni nostri, con la sola attrattiva di un nome illustre e roboante. Un ottimo esempio di ciò che intendiamo sta nelle critiche ricevute da The Legend of Zelda: Twilight Princess, uno dei titoli più attesi dell’ultimo lustro. Sforzo titanico di un team stufo di sentirsi criticare per aver dato voce alla propria ispirazione artistica e quindi apparentemente mera risposta a un fandom che sembrava volere solo un more of the same dai fasti del Nintendo 64, TP è stato comunque ferocemente liquidato proprio come una semplice ricopiatura in bella grafica di Ocarina of Time. L’opposto si sta verificando con Phantom Hourglass: i suoi tentativi di portare una ventata d’aria fresca nella formula tradizionale di ogni Zelda sono stati subito guardati con sospetto, se non messi al muro ancora prima che il titolo uscisse nei negozi. Perché la cosa ci lascia perplessi? Perché, spesso, entrambi gli atteggiamenti appartengono alle stesse persone. L’equilibrio è davvero una cosa difficile da raggiungere.
    Questo fatto ci porta a pensare due cose: primo, che non aspettarsi nulla anche da un gioco che si attende è meglio sia del credere che sarà il migliore mai creato sia dell’essere scettici cercando di trovare il pelo nell’uovo anzitempo. Secondo, non sempre è falso il detto “squadra che vince non si cambia”: se una base di gameplay funziona bene dopo quindici anni, ribaltarla completamente solo per amor del cambiamento non ci sembra un’idea tanto saggia, così come un reboot repentino e senza cervello di Zelda (cosa che comunque Phantom Hourglass non è) non sarebbe una premessa intrigante come credono alcuni, non tanto quanto novità e sperimentazioni inserite con la dovuta cautela, e potrebbe portare al logorio molto prima del tempo. Come dicevamo all’inizio, a volte è più questione di paletti mentali, di credere che non se ne possa proprio più e che niente e nessuno potrà mai superare quel magnifico capolavoro che ci ha iniziati alla pratica del Videoludo e che ora è lì, su quelle nuvole da cui non vogliamo deciderci a farlo scendere. Non è forse questo un modo per uccidere il divertimento?

[Da Game Pro 001]

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1 Response to “Let’s do the time warp again”


  1. 1 EviloCianuro 7 giugno 2008 alle 14:46

    Eppure Twilight princess l’ho giocato, mi è piaciuto e l’ho finito. Avevo saltato WindWaker (che però ho recuperato e ora attende che io abbia il tempo di giocarlo) ed effettivamente di primo impatto ero rimasto un po’ dubbioso sul fatto che da Ocarina of Time e Majora’s Mask non era cambiato nulla.
    Poi dopo la prima settimana a setacciare dungeon ho pensato “ok, è sempre il solito Zelda, fico no?!?” ed effettivamente è fico.


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