In cerca della verità: Queste Oscure Materie

Quando esplode un fenomeno in un settore creativo è ovvio che il rapporto quantità-qualità dei prodotti a esso correlati tenderà a sbilanciarsi verso il primo fattore, a tutto discapito del secondo. Capita così che nella pletora di romanzi e nuove saghe fantasy (curiosamente tutte o quasi tutte impostate sul modello della trilogia dettato da Signori degli Anelli vari et variegati) siano sempre molte di più le opere insignificanti, quando non addirittura totalmente da cestinare, in proporzione a quelle realmente valide. È dunque un vero sollievo constatare come La Bussola d’Oro e La Lama Sottile, primi due romanzi della trilogia Queste Oscure Materie scritta dal docente di Oxford Philip Pullman, appartengano di diritto e con gran merito a quest’ultima categoria: dopo infinite, estenuanti e soprattutto mediocri riletture delle più rifritte convenzioni tolkieniane, leggere libri come questi è una vera e propria boccata d’aria fresca. Occorre comunque precisare che la loro pubblicazione non è avvenuta sull’onda del successo di un Harry Potter a caso, ma semmai ha avuto luogo in parallelo a quest’ultimo.

Lyra Belacqua è una ragazzina undicenne che vive nel Jordan College, accademia situata in una Oxford molto diversa dalla nostra, in un mondo parallelo a quello in cui noi viviamo. Lo studio della fisica si chiama qui teologia sperimentale, gli scienziati sono accademici, l’attività censoria della Chiesa domina il mondo intero e ogni persona è accompagnata da un daimon, un compagno animale di sesso opposto che ne rappresenta l’anima. Nello sventare un tentativo d’avvelenare lo zio, Lord Asriel, Lyra viene a conoscenza per la prima volta dell’esistenza della Polvere, una misteriosa sostanza che si accumula unicamente addosso agli umani adulti. Non passerà poco tempo che uno dei suoi compagni di giochi, di nome Roger, verrà rapito da una misteriosa associazione detta degli Ingoiatori, che conduce esperimenti proibiti sui daimon dei bambini. Proprio per ritrovarlo Lyra si imbarcherà in un’impresa enorme accompagnata dall’aletiometro, uno strumento scientifico che rivela la verità: da lei dipenderà il futuro non solo del suo mondo, ma dell’intero multiverso.

La costruzione della dimensione alternativa da cui si diparte la vicenda è la prima cosa che colpisce: vista dagli occhi della protagonista e narrata con naturalezza in modo da essere comprensibile al lettore senza allo stesso tempo stonare con la conoscenza pregressa dei personaggi, questa “nuova” Terra è un universo fantastico molto originale e che mantiene vaghi elementi di contatto con il nostro mondo di tutti i giorni, staccandosene comunque con decisione per far galoppare l’immaginazione di chi legge con creazioni poderose e proporre un’efficace metafora della condizione umana, con la ricerca della verità ostacolata da una religione oscurantista che non solo è l’oppio dei popoli ma si adopera attivamente per perseguire i propri interessi, arrogandosi il diritto di decretare cosa sia sacrificabile.

Il valore di un’opera, letteraria o non, si riconosce spesso dalla presenza di livelli di lettura molteplici, che la rendano godibile per più tipi di fruitori: Queste Oscure Materie può essere letta come una trilogia di romanzi d’avventura per ragazzi decisamente poco ortodossi, come riflessione filosofica simbolicamente non banale o in entrambi i modi contemporaneamente. In tutti i casi, affascina e cattura con il suo magnetismo, lasciando trasparire l’entità della ricerca compiuta dall’autore e la sua stessa caratura come studioso e narratore. Proprio il racconto stesso dell’avventura di Lyra è estremamente ben trattato: i personaggi principali hanno gran carattere e riescono subito simpatici, e al contrario di molte protagoniste odierne Lyra sembra una ragazzina vera, ma, soprattutto, non è insopportabile. È un maschiaccio, è furba e bugiarda, un po’ viziata e altezzosa ma mai tanto da non essere capace di riconoscere i propri sbagli con umiltà. E soprattutto, sa rapportarsi con chi la circonda in modo realistico, senza drammi da tragedia greca o stucchevoli sdolcinatezze, eppure, forse proprio per questo, la sua devozione ai propri cari commuove. Sono splendidi anche i personaggi di Lord Asriel, della signora Coulter, di alcuni dei gyziani, della strega Serafina Pekkala e dell’orso corazzato, Iorek Byrnison, che appartiene a una delle specie di “animali parlanti” più belle e interessanti mai apparse in un romanzo di questo tipo, senza contare ovviamente i daimon stessi. Molto ben riuscito, ne La Lama Sottile, è poi Will, il nuovo compagno di Lyra. La narrazione è serrata quanto occorre, il registro usato è quasi sempre quello giusto e soprattutto lo stile di scrittura è estremamente elegante, adatto all’enorme charme di ciò che descrive, mentre il susseguirsi degli eventi è così ben progettato da scorrere del tutto naturale, con pochi o nessun risvolto davvero improbabile. La parola d’ordine, in questo come nella cosmologia delineata da Pullman, è “coerenza”, e la cosa non può che far piacere alla sottoscritta.

Fra le altre cose, la particolarità di Queste Oscure Materie (o almeno, dei primi due libri, non avendo ancora avuto modo di recuperare il terzo e ultimo), soprattutto se la si considera meramente una serie per ragazzi, è il rifiuto totale di una visione teologica e soprannaturale del mondo, con la conseguente enfasi posta sulla scienza. Ciò porta a spiegare ogni fenomeno, anche i più incredibili e ammalianti, come semplice prodotto della natura e reazione fisica, e però evita di svilirli con la prosaicità del quotidiano, sminuendone l’importanza. Persino la verità stessa, oggetto di dibattito nell’ambito della morale ancor prima che in quello filosofico, è qui misurata da uno strumento scientifico.

Insomma, quel che voglio dire è che non tutti possono diventare scrittori, e che alcuni sono più dotati di altri. Philip Pullman dimostra di conoscere a menadito gli onori e gli oneri che competono a chi decide di metter mano alla penna per far emergere dalle parole una realtà altra davvero avvincente. E questi romanzi dovrebbero essere letti da chiunque lamenti la ripetitività della letteratura fantastica odierna.

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