Ma perché ci giochi?

Alcuni titoli sono più della somma delle parti

 

Hotel Dusk: Room 215 è poco più che una storia interessante e un insieme di dialoghi legati tra loro da enigmi di una semplicità disarmante, eppure molti possessori di DS ne sono rimasti affascinati. Merito del suo fascino intrinseco?

La maggior parte dei videogiochi ricordati come classici, o che comunque rimangono nel cuore di chi li ha giocati, spiccano per lo più per il gameplay solido in combinazione, facoltativamente, con atmosfera o trama affascinanti e aspetto tecnico sopra la media. Ma allora perché alle volte si viene attratti irresistibilmente da titoli che non possiedono affatto tutti gli elementi sopracitati, ma che anzi se ricondotti a un semplice insieme di parti si rivelano essere carenti proprio dal punto di vista delle meccaniche di gioco?
    Certo, questo non accade a tutti. Ma siamo pronti a scommettere che molti di coloro che ci stanno leggendo in questo momento, compresi i più aspri sostenitori del concetto che “il gioco è gioco e basta”, conservano tra i loro ricordi più cari quelli di un titolo che, pur non brillando particolarmente per le sue qualità ludiche, li ha colpiti profondamente. Pensiamo ai JRPG: in molti casi, anche in quelli più blasonati, li si può scomporre in lunghe sessioni di ripetitivi combattimenti (casuali o meno, non ha importanza nel contesto) faticosamente portate avanti per scoprire il prossimo segmento di trama, il tutto in modo assolutamente lineare. Oppure a giochi come i Phoenix Wright: cosa sono se non una quantità quasi improbabile di dialoghi recitati da una serie di personaggi dotati di poche animazioni fondamentali? Eppure in entrambi i casi si continua a giocare, per ore e ore, senza riuscire a posare il controller (o il DS). Il problema è che, a descrivere in tal modo giochi del genere, non si rende loro affatto giustizia. La forza che possiedono sta in altro.
    Sì, perché chi li ha creati ha pensato di servirsi del medium videogioco come quelli più prettamente narrativi, per raccontare dei personaggi, una storia oppure un’atmosfera. In poche parole, ha utilizzato il medium primariamente per dar vita a un mondo sfruttando le sue superiori capacità di coinvolgimento e immedesimazione. Il resto ce lo mettono le esperienze personali del giocatore e i suoi ricordi, che permettono di rendere il tutto molto più della somma delle parti. In coscienza, non ci sembra giusto criticare un’opera che ci ha fatto stare bene e che ci è rimasta scolpita nella memoria solo perché la formula di gioco non è interessante tanto quanto la storia o l’atmosfera.

[Da Game Pro 002]

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1 Response to “Ma perché ci giochi?”


  1. 1 EdgarKenneth 23 maggio 2008 alle 16:28

    Perchè Hotel Dusk è fantastico! A partire dalla musica fino allo stile “minimalista” delle animazioni.

    Uscirà il secondo?


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Sono stata avvertita dal Comitato Contro lo Spoiler Selvaggio che, se non avessi inserito questo avviso, dei ninja in tutù avrebbero visitato la mia cameretta per squartarmi con una lama da polso alla Altaïr. Ricordate dunque che, se temete spoiler, dovete stare molto attenti a leggere in depth o riflessioni personali sui miei giochi preferiti, in quanto qua e là rivelo cose importanti sulla loro storia. Se non avete giocato i titoli in questione, be very careful.

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