Archivio per maggio 2008

Ah, Indy, Indy…

Cari Steven Spielberg e Harrison Ford,
    Sniffare colla fa male, lo sapevate?
    No, perché ho visto giusto ieri sera Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo e l’unica giustificazione che riesco a trovare è che in questi anni abbiate assunto sostanze stupefacenti dannose per il cervello. Oppure che sia tutta colpa dell’età, che nel vostro caso vi ha totalmente prosciugato del vostro entusiasmo giovanile senza compensare con la saggezza data dall’esperienza.
    Partiamo dal fatto che non ci fosse, invero, realmente bisogno di un nuovo episodio della saga cinematografica di Indiana Jones, che si concludeva a perfezione col finale de L’Ultima Crociata. Ma questo non sarebbe in sé un problema o un difetto: basterebbe muoversi con cognizione di causa e sforzarsi di richiamare alla mente quali processi creativi e quali orientamenti mentali vi avessero portato a costruire film d’avventura tanto maestosi e profondi, per quanto sempre e comunque divertenti. Sarebbe anche interessante la scelta di spostare in avanti l’ambientazione cronologica delle vicende, cambiando tutto il set di tematiche in gioco e i toni narrativi dai fumettoni rocamboleschi degli anni trenta al maccartismo paranoide dei Fifties, con la paura del Rosso non a caso concretizzata, nei film dell’epoca, in quella dell’alieno che si insinua lentamente nelle menti della gente perbene (paura abilmente citata nel discorso della altrimenti scialba villain Irina Spalko, che molto ricorda i terrificanti Ultracorpi od altri extraterrestri dediti al lavaggio collettivo dei cervelli). Non sono queste le cose cattive del film, un buon film visibilmente realizzato da professionisti del settore: tutto sta nel modo in cui le avete concretizzate. Questo, proprio come temevo, non è Indiana Jones. È una robetta d’azione fracassona che lo scimmiotta superficialmente, avendo anche l’ardire di mandare il personaggio out of character.
    Continuo testardamente a credere che un autore non possa davvero fraintendere la sua stessa creatura, nonostante tutte le dimostrazioni del contrario di cui la vostra non è che l’ultima nella lista. In quest’ottica metto già i primi minuti del film, che forse vogliono riprodurre la divagazione iniziale de Il Tempio Maledetto senza considerare minimamente che protagonista ne era, in quel caso, la spalla femminile di Indy per tutto il film. Qui, invece, vediamo una insulsa gara di velocità tra militari e giovanotti idioti che non compariranno mai più nella storia, preceduta dall’apparizione di una marmotta in mediocre computer grafica (la computer grafica in un Indiana Jones, ci rendiamo conto?!) che farà da arbitrario leit motiv per tutto il film. Quando Jones compare, inizialmente si resta male per il suo aspetto invecchiatissimo ed acciaccato, ma si impara a farci l’abitudine; l’espediente che usa per localizzare la cassa cercata dai Russi all’interno dello stesso magazzino de I Predatori, invece, già dovrebbe insospettire circa la qualità del resto della sceneggiatura, ben lungi da trovate affascinanti e tutto sommato attendibili come il mitologico sacchetto di sabbia per sostituire la statuetta d’oro, perché le parole d’ordine de Il Teschio di Cristallo sono “esagerazione gratuita” e “sequenze d’azione buttate lì”. Negando i punti di forza centrali della vecchia trilogia, motivazione ed organicità mancano pressoché del tutto nella sceneggiatura: se allora ogni scena era una fonte inesauribile di dettagli, pensata in tutti i minimi particolari al punto che, pure senza afferrarli tutti in una singola fruizione, si poteva accettare appieno quel che ci proponeva per quanto improbabile fosse, qui non si fa altro che pensare che qualcosa sia fuori posto, o che una trovata sia messa lì solo per fare effetto e immediatamente riposta non appena superata la data di scadenza. Per fare un paio di esempi, le formiche carnivore o le scimmiette (anche loro in computer grafica) che senza alcuna ragione plausibile decidono di dare una mano ai nostri nella sequenza delle jeep. Qualche buona idea (la scazzottata nel bar è carina, come è bella ma mal sfruttata la figura di Oxley) si fa strada con molta fatica qui e lì, come una sbiadita reminiscenza che ci riporta pur solo per un attimo indietro nel tempo, mentre il personaggio di Mutt Williams/Henry Jones III è sia ben inserito, una sorta di aggancio che lega il passato al “presente” della serie, sia ben trattato nella sua caratterizzazione, ma non basta a cancellare la sgradevole sensazione che tutta la pellicola sia schizofrenica, malamente in bilico tra le vecchie e rocambolesche avventure tra le vestigia di antichissime civiltà e il tentativo di contestualizzare meglio l’ambientazione accademica e cittadina già intravista nel terzo capitolo, che avrebbe meritato maggior attenzione. Dulcis in fundo, le suddette scene d’azione non lasciano l’ombra di un’emozione e i dialoghi sono indegni dell’eredità che avrebbero dovuto raccogliere, limitandosi giusto a qualche battutina infantile, che mai avrei voluto sentire in bocca a Jones, e ad un paio di citazioni. E vi assicuro che se non parlo del finale, che al solito non fornisce alcuna giustificazione per ciò che accade e ci rifila due risvolti raffazzonati e affrettati, è meglio.
    Il Regno del Teschio di Cristallo mi fa rabbia. È l’esempio di come prendere la prospettiva di un atteso ritorno, incorniciarla in un contesto assai promettente e poi sprecare quasi totalmente l’occasione. Se mi fa piacere vedere sulla scrivania di Indy le foto dei due illustri assenti (Jones senior e Marcus Brody, che Dio l’abbia in gloria) o riuscire a ritrovare qua e là un paio di momenti di aderenza al vecchio carattere del personaggio, per il resto rimango male a vedere come tutto sia così sopra le righe. Non ho nemmeno voglia di rivedermi i vecchi Indy, perché so che mi immalinconirei ancora di più: so soltanto che persino Il Tempio Maledetto, quello che dei tre mi piacque meno, gli è superiore. Da parte mia, un’affermazione del genere è pesante, molto pesante. Ma io non sono buona o indulgente come altri.

Il Boh scorre potente in te

La potenza del Random è tra noi, oh miscredenti, e si manifesta nelle forme più bizzarre. Ricchi premi e cotillonS andranno a chi saprà dirmi a quale personaggio di quale gioco appartiene il dettaglio ingrandito due volte nell’immagine sopra; oltre a questo, il candidato dovrà spiegarmi con dovizia di particolari per. Quale. Dannato. Motivo quella cosa appare sul personaggio in questione. Mica per niente, eh, ma perché pure leggendo riassunti di trame et similia non l’ho capito, sarò scema io (Layton, di sicuro, mi ci sta facendo sentire tantissimo). Per non far sgamare subito il gioco tramite la palette, ho scelto uno screenshot a toni di grigio comunque non modificato in alcun modo. Così, solo chi lo ha giocato lo riconoscerà. Commentate questo postS con la vostra accurata risposta e in bocca al lupo!

Non so se serva specificarlo, comunque se non riusciste a riconoscere gioco/personaggio/contesto è molto probabile che la conseguente spiegazione costituisca per voi spoiler; se poi sia spoiler di un gioco che vi interessa giocare o meno non so, ma in ogni caso fareste forse bene a non leggere i commenti che seguono.

A pVesto, e che il Boh sia con voi!

16/7/2008:
AAAND THE WINNER IS…
Maxlee, che inoltre mi conferma come nel gioco non vi sia alcuna spiegazione della faccenda. Che dunque il Random, assieme al Boh, vi accompagni ovunque!

Cool Guys: L

Da: Death Note
Vero Nome: Censurato per evitare l’interessamento di Kira
Cool Quote: “Justice will prevail!”
Pro: Indubbiamente, un compagno intellettualmente stimolante. E poi non ingrassa anche se si scofana ed è trpp fyko e pucchoso!!!1!1
Contro: Per dirne uno, si mangia le unghie

Tizio con sospetto di Asperger che mentre si ingozza di budini, torte di fragola e cioccolata con panna riesce a elargirti un generoso papiro di seghe mentali su tutt’altro. Di solito mentre si mangia si pensa alla prossima cucchiaiata, al limite. Massimo rispetto.

Cool-O-Meter: 8, per il cervello
[fico e puccioso? Parliamone: puccioso posso anche capirlo, se consideriamo gli occhi da panda pesto, ma d’aspetto non mi par proprio un adone. Affascinante sì, bello non direi]

Didattica videoludica

Non tutto ciò che piace è dannoso per la salute 

No, non è solo Brain Traininga “fare bene”: il videogioco insegna a più livelli e per mille altre vie, anche molto più indirette e interessanti 
Patatine fritte e Nutella sono cibi irresistibili per il palato di molti, eppure gli effetti del loro abuso possono essere devastanti. Anche quelli dell’abuso dei videogiochi, come dell’abuso di qualunque altra cosa esistente sulla faccia della Terra, naturale o inventata dall’uomo che sia, sono facilmente visibili e soprattutto dannosissimi. In un periodo in cui i videogiochi sono visti come il più vicino surrogato di uno strumento di distruzione di massa da persone che non hanno mai tentato di comprenderli e in cui chi di essi si nutre da anni cerca di contraddire certe accuse, forse sarà rinfrescante, invece di aggiungere semplicemente un’altra voce al coro, ricordare che i videogiochi, proprio come tutte le altre forme di comunicazione e d’espressione, hanno in sé elementi atti ad arricchire chi li fruisce. Ebbene sì: un videogame, se fruito nella “giusta” maniera, ha il potere d’insegnare e di cambiare (non necessariamente in peggio) una persona. E non tramite gli esercizi per la mente di Brain Training, i giochi non violenti o la morale preconfezionata dell’ennesimo JRPG, o quantomeno non solo.
    Coordinazione occhio-mano, riflessi, attitudine al ragionamento, immaginazione, sensibilità e persino senso dell’etica: un titolo ben fatto sotto uno o più aspetti può, senza avere propositi strettamente educativi, migliorare le abilità di chi gioca mentre è intento a divertire, a soddisfare oppure a far pensare. È un concetto che forse sarà noto ai più, ma che spessissimo viene trascurato o dimenticato da quegli stessi che vogliono difendere la loro passione da bordate di attacchi insensati e infondati.
    E così ci si potrebbe accorgere, a cose fatte, di aver allenato i propri riflessi e le capacità tattiche durante un deathmatch o un co-op, di aver imparato ad utilizzare il pensiero laterale risolvendo da soli un enigma in Zelda o di aver realizzato quanto terribile sia essere costretti a sparare in volto a una persona, ben lungi dal trovare assuefante un gesto simile. E si tratta di effetti provati in prima persona.
    Consapevoli o meno che siano gli sviluppatori di averla utilizzata per lasciare qualcosa in chi gioca, l’immedesimazione per mezzo dell’interattività è la più grande forza del videogioco, e stando alle polemiche anche quella che più impaurisce chi non ne è pratico né vuole tentare di esserlo. Quindi, se qualcuno dovesse ancora accusare i giochi e chi gioca, non dimenticate mai che, usando consapevolmente un videgioco, lo state facendo, in un modo o nell’altro, per arricchirvi.
 
[Da Game Pro 004]

Don’t want to press Reset

Bello girare per le strade di Milano centro assieme ai tuoi migliori amici, vedere un numero di Game Pro torreggiare sulla classica pila di riviste di un negozio di videogiochi pieno di cose interessanti, bello passare accanto al Naviglio, passeggiando su una viuzza pittoresca, ed entrare in fumetteria. Ci ho comprato varie cose, tra le quali una che non avrei mai sperato di ritrovare: i due albi del fumetto di Fate of Atlantis a 5 euro in tutto, già letto tanti anni fa (almeno sette/otto) tramite prestito di biblioteca. Completa il cerchio degli omaggi fatti dal film ai comic avventurosi e lo fa ingaggiando anche uno dei maggiori disegnatori del fumetto di Flash Gordon, da sempre padrone dell’immaginario di George Lucas come mi è stato da poco riferito. Altri acquisti includono il volume unico Reset, di Tetsuya Tsutsui (un tantinello troppo ingenuo per i miei gusti nella sua trattazione dei mondi persistenti online, cosa stupefacente in negativo considerando che l’autore è un appassionato di videogiochi), il primo di Abara (Nihei si riconferma un grande a ogni nuovo acquisto), il primo di Booking Life (infamo d’uno Yuzo Takada, dopo Shizume mi sta cadendo sempre più in basso) e il DVD di Metropolis di Osamu Tezuka alla metà del prezzo che ho visto altrove. Sarà interessante vedere finalmente per intero come prima Tezuka e poi Otomo abbiano reinterpretato l’opera di Lang.

 

Notare che sulla copertina di Indiana Jones al centro dell’immagine si occhieggia il famigerato motivo a spirale.

Questo, il successivo photoshoot in cosplay Phoenix/Edgeworth, la cena in pizzeria per festa di compleanno e conclusiva scappata in ludoteca hanno formato un bel sabato. Ottima anche la prima metà di domenica; sì, prima metà, fino a poco dopo pranzo, visto che il resto del pomeriggio è stato occupato dal viaggio di ritorno…

Gran bel week end, anyway. Almeno diverso dal solito, ed entusiasmante non foss’altro che per l’insperata riunione.

Giochi in pillole: Ouendan e Ouendan 2

L’epicità del quotidiano: non credo esista definizione migliore per descrivere cosa rende speciali questi due magnifici rhythm game demenziali, ed è un peccato che non l’abbia inventata io (kudos a Skull Kid the Last Feanorian). Ogni stage una puntata animata di uno shonen manga, ogni povera anima inquieta un assurdo caso umano, mentre i salvatori della città e dell’intero pianeta vestono i ben strani panni di una squadra di cheerleader maschili, gli Ouendan del titolo, che ballano con virile e bellicoso piglio e, nonostante i connotati da veri bruti, sanno essere intensamente cool. Si colpisce una serie di pallini numerati al ritmo del brano d’accompagnamento quando il cerchio concentrico sta per toccare il loro bordo, e se la barra del Ki resta sul giallo alla fine di una fase dello stage, l’aiutato supera la prova. Questo in nuce, quantomeno, e senza considerarne l’elevata difficoltà e la miriade di sottigliezze che passa da un brano eseguito impeccabilmente, da rank S, a uno appena passabile. Il mondo degli Ouendan (squadra nera e squadra blu, quest’ultima esordiente nel secondo episodio) è volutamente naïf nella sua intensità eroica: sta proprio nell’incredibile serietà del cipiglio con cui gli incitatori affrontano tragedie umane al limite del triviale l’ulteriore tocco di genio, la verve comica irresistibile che si affianca a un gameplay solido come una roccia. Le invenzioni pazzescamente ridicole degli autori, i buffi cammei dei personaggi che ricorrono qui e lì (gli stage, tra l’altro, hanno dei titoli che ricordano proprio quelli di un anime super-esaltato) e il tratto grezzissimo del character design sono parte del divertimento, non contorno.

Il multiplayer versus di entrambi i giochi, curatissimo, usa le stesse canzoni della modalità storia, ma ne cambia le scenette e la disposizione dei pallini: anche se non sono nello stesso numero e a volte si ripetono per pezzi diversi, non perdono nulla della carica degli, per così dire, originali, e per di più sono meglio adattati a un contesto competitivo. Sarebbe stato bello fotografare o filmare le reazioni alla prova del versus in quel di Milano, ieri mattina (starring me, Crimsontriforce e Skull Kid): era tutto uno sbrodolarsi dalle risate fino alle lacrime al vedere gli esiti dei nostri sforzi, tanto che mi sorprende che si sia riusciti a mantenere la compostezza quel tanto che bastava a continuare a picchiettare sul touch screen. Per la cronaca, ho perso quasi sempre ma non mi potrebbe fregar di meno, s’è riso come raramente capita. Ouendan rulez.

Cool Guys: Godot

Da: Phoenix Wright Ace Attorney: Trials and Tribulations
Vero Nome: Dieg… coff, coff
Cool Quote: “Darker than a moonless night, hotter and more bitter than Hell itself… that is coffee.”
Pro: Chiama Phoenix “Mr. Trite”
Contro: Senza visore è più bello (ma anche così spacca)

Sembra Ciclope, ma è molto più umano di tanti assassini scoperchiati da Phoenix Wright, da lui sfottuto con caustici aforismi avari di significato. Drogato di caffé, beve una decina di tazze prima di entrare in aula e un’altra ventina prima di uscirne. Mistero risolto: era brodaglia americana, mica espresso!

Cool-O-Meter: 7
[un punto in meno per essersi comportato da idiota infantile e sessista]


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Achtung spoiler

Sono stata avvertita dal Comitato Contro lo Spoiler Selvaggio che, se non avessi inserito questo avviso, dei ninja in tutù avrebbero visitato la mia cameretta per squartarmi con una lama da polso alla Altaïr. Ricordate dunque che, se temete spoiler, dovete stare molto attenti a leggere in depth o riflessioni personali sui miei giochi preferiti, in quanto qua e là rivelo cose importanti sulla loro storia. Se non avete giocato i titoli in questione, be very careful.

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Gioco a:
Layton Kyoju Vs. Gyakuten Saiban (3DS), L.A. Noire (PS3)

Leggo:
Il seggio vacante, Le cronache del ghiaccio e del fuoco, Il manga

Guardo:
Recuperi cinefili vari (ultimo visto: Ralph Spaccatutto), L'ispettore Coliandro

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