Who is the one playing

[Questa battaglia colmerà il vuoto che è in voi…]

“Perché videogioco? Per quale ragione ho scelto di calarmi proprio in questo mondo? Cos’è che me lo fa amare in particolare?”. Se videogiocate da una vita, queste domande di carattere universale vi saranno balenate in mente anche solo per un secondo in tutto il tempo che avete dedicato a tenere il pad in mano o a ripensare a una partita appena conclusa. Vi saranno balenate in mente anche se avete fatto di tutto per tenerle fuori dalla porta, visto che è normale chiedersi il motivo di ciò che si fa. Non che Baten Kaitos intenda rispondere per voi ad alcuna delle domande di cui sopra, d’altronde: non ne ha la presunzione e fa bene a non averla. Molto umilmente ve le pone, ve ne mette a conoscenza casomai aveste deciso di ignorarle. Lo fa con un espediente che ho visto molto poche volte sfruttato, non calandovi nei panni del protagonista che controllate ma nel ruolo di un’entità incorporea ovvero, più o meno, proprio voi stessi, senza dunque filtrare la vostra presenza all’interno del gioco con un intermediario, ma limitandosi a giustificarla. Ed è in quest’ottica che vi affezionate ai personaggi, che li considerate dei veri e propri compagni d’avventura, che soffrite e gioite con loro, che vi sentite traditi, anche, e vi sentite legittimati dal gioco stesso a essere semplicemente al loro fianco, cosa che qualche altro titolo meno deontologicamente onesto cercherebbe di celare dandovi a bere che voi vestite i panni proprio del tizio che vedete sullo schermo e che è invero, ma qui sta il bello, una persona ben definita e a sé stante. Come se questa fosse una cosa brutta, da tenere nascosta.

E veniamo al punto. Le lacrime. Il finale di Baten Kaitos, pur se lieto, è dolcemente triste e romantico, ma non è per quello che, benché detesti dare effettivamente sfogo al pianto mentre guardo un film, leggo un libro o gioco con un videogioco, stavolta ho rischiato quasi di non reggere all’emozione. Arriva prima o poi il momento di accomiatarsi, di salutare col fazzoletto gli amici fatti durante il viaggio e di vederli allontanarsi e tornare a poco a poco ad attività di cui non saremo mai testimoni. Baten Kaitos lo sa; Kalas (bastardo, ti voglio bene lo stesso) lo sa, e lo sanno anche gli altri. Si volta e ti fa la fatidica domanda. “Shari, come mai sei venuta qui da noi?”. Gli altri fanno eco. Osservano che “gli spiriti” alle volte si recano sul loro mondo da un’altra dimensione, spinti da qualcosa, e voi sapete di cosa parlano. Poi vi salutano. Addio, è stato un piacere, speriamo di rivederci, un giorno. Speriamo che tu ti sia trovata bene, qui con noi.

Scusate… è che ho questo maledetto bruscolo nell’occhio…

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2 Responses to “Who is the one playing”


  1. 1 Logans86 21 maggio 2008 alle 11:16

    Sai, potrei innamorarmi di te! XD
    Scherzi a parte, non capita tutti i giorni di trovare UNA Nerd degna del titolo con tanto di lettera maiuscola…Complimenti vivissimi per il blog e per le passioni…tutte altamente condivisibili! Passa a trovarmi se hai tempo 😉

  2. 2 ShariRVek 21 maggio 2008 alle 13:07

    Ehilà, grazie per i complimenti al blog! 😉 Dato che mi autodefinisco nerd, ogni attribuzione del termine alla mia persona da parte di altri non può che compiacermi ;D
    Ciao 🙂


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Sono stata avvertita dal Comitato Contro lo Spoiler Selvaggio che, se non avessi inserito questo avviso, dei ninja in tutù avrebbero visitato la mia cameretta per squartarmi con una lama da polso alla Altaïr. Ricordate dunque che, se temete spoiler, dovete stare molto attenti a leggere in depth o riflessioni personali sui miei giochi preferiti, in quanto qua e là rivelo cose importanti sulla loro storia. Se non avete giocato i titoli in questione, be very careful.

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