Didattica videoludica

Non tutto ciò che piace è dannoso per la salute 

No, non è solo Brain Traininga “fare bene”: il videogioco insegna a più livelli e per mille altre vie, anche molto più indirette e interessanti 
Patatine fritte e Nutella sono cibi irresistibili per il palato di molti, eppure gli effetti del loro abuso possono essere devastanti. Anche quelli dell’abuso dei videogiochi, come dell’abuso di qualunque altra cosa esistente sulla faccia della Terra, naturale o inventata dall’uomo che sia, sono facilmente visibili e soprattutto dannosissimi. In un periodo in cui i videogiochi sono visti come il più vicino surrogato di uno strumento di distruzione di massa da persone che non hanno mai tentato di comprenderli e in cui chi di essi si nutre da anni cerca di contraddire certe accuse, forse sarà rinfrescante, invece di aggiungere semplicemente un’altra voce al coro, ricordare che i videogiochi, proprio come tutte le altre forme di comunicazione e d’espressione, hanno in sé elementi atti ad arricchire chi li fruisce. Ebbene sì: un videogame, se fruito nella “giusta” maniera, ha il potere d’insegnare e di cambiare (non necessariamente in peggio) una persona. E non tramite gli esercizi per la mente di Brain Training, i giochi non violenti o la morale preconfezionata dell’ennesimo JRPG, o quantomeno non solo.
    Coordinazione occhio-mano, riflessi, attitudine al ragionamento, immaginazione, sensibilità e persino senso dell’etica: un titolo ben fatto sotto uno o più aspetti può, senza avere propositi strettamente educativi, migliorare le abilità di chi gioca mentre è intento a divertire, a soddisfare oppure a far pensare. È un concetto che forse sarà noto ai più, ma che spessissimo viene trascurato o dimenticato da quegli stessi che vogliono difendere la loro passione da bordate di attacchi insensati e infondati.
    E così ci si potrebbe accorgere, a cose fatte, di aver allenato i propri riflessi e le capacità tattiche durante un deathmatch o un co-op, di aver imparato ad utilizzare il pensiero laterale risolvendo da soli un enigma in Zelda o di aver realizzato quanto terribile sia essere costretti a sparare in volto a una persona, ben lungi dal trovare assuefante un gesto simile. E si tratta di effetti provati in prima persona.
    Consapevoli o meno che siano gli sviluppatori di averla utilizzata per lasciare qualcosa in chi gioca, l’immedesimazione per mezzo dell’interattività è la più grande forza del videogioco, e stando alle polemiche anche quella che più impaurisce chi non ne è pratico né vuole tentare di esserlo. Quindi, se qualcuno dovesse ancora accusare i giochi e chi gioca, non dimenticate mai che, usando consapevolmente un videgioco, lo state facendo, in un modo o nell’altro, per arricchirvi.
 
[Da Game Pro 004]
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1 Response to “Didattica videoludica”


  1. 1 DRaKuLya 5 giugno 2008 alle 20:43

    *commossa*
    Inutile che mi dilunghi in vari discorsi. Mi sento solo in dovere di dire: “Sono PIENAMENTE d’accordo!”!
    Un saluto! ^ω^/


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Sono stata avvertita dal Comitato Contro lo Spoiler Selvaggio che, se non avessi inserito questo avviso, dei ninja in tutù avrebbero visitato la mia cameretta per squartarmi con una lama da polso alla Altaïr. Ricordate dunque che, se temete spoiler, dovete stare molto attenti a leggere in depth o riflessioni personali sui miei giochi preferiti, in quanto qua e là rivelo cose importanti sulla loro storia. Se non avete giocato i titoli in questione, be very careful.

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