Ah, Indy, Indy…

Cari Steven Spielberg e Harrison Ford,
    Sniffare colla fa male, lo sapevate?
    No, perché ho visto giusto ieri sera Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo e l’unica giustificazione che riesco a trovare è che in questi anni abbiate assunto sostanze stupefacenti dannose per il cervello. Oppure che sia tutta colpa dell’età, che nel vostro caso vi ha totalmente prosciugato del vostro entusiasmo giovanile senza compensare con la saggezza data dall’esperienza.
    Partiamo dal fatto che non ci fosse, invero, realmente bisogno di un nuovo episodio della saga cinematografica di Indiana Jones, che si concludeva a perfezione col finale de L’Ultima Crociata. Ma questo non sarebbe in sé un problema o un difetto: basterebbe muoversi con cognizione di causa e sforzarsi di richiamare alla mente quali processi creativi e quali orientamenti mentali vi avessero portato a costruire film d’avventura tanto maestosi e profondi, per quanto sempre e comunque divertenti. Sarebbe anche interessante la scelta di spostare in avanti l’ambientazione cronologica delle vicende, cambiando tutto il set di tematiche in gioco e i toni narrativi dai fumettoni rocamboleschi degli anni trenta al maccartismo paranoide dei Fifties, con la paura del Rosso non a caso concretizzata, nei film dell’epoca, in quella dell’alieno che si insinua lentamente nelle menti della gente perbene (paura abilmente citata nel discorso della altrimenti scialba villain Irina Spalko, che molto ricorda i terrificanti Ultracorpi od altri extraterrestri dediti al lavaggio collettivo dei cervelli). Non sono queste le cose cattive del film, un buon film visibilmente realizzato da professionisti del settore: tutto sta nel modo in cui le avete concretizzate. Questo, proprio come temevo, non è Indiana Jones. È una robetta d’azione fracassona che lo scimmiotta superficialmente, avendo anche l’ardire di mandare il personaggio out of character.
    Continuo testardamente a credere che un autore non possa davvero fraintendere la sua stessa creatura, nonostante tutte le dimostrazioni del contrario di cui la vostra non è che l’ultima nella lista. In quest’ottica metto già i primi minuti del film, che forse vogliono riprodurre la divagazione iniziale de Il Tempio Maledetto senza considerare minimamente che protagonista ne era, in quel caso, la spalla femminile di Indy per tutto il film. Qui, invece, vediamo una insulsa gara di velocità tra militari e giovanotti idioti che non compariranno mai più nella storia, preceduta dall’apparizione di una marmotta in mediocre computer grafica (la computer grafica in un Indiana Jones, ci rendiamo conto?!) che farà da arbitrario leit motiv per tutto il film. Quando Jones compare, inizialmente si resta male per il suo aspetto invecchiatissimo ed acciaccato, ma si impara a farci l’abitudine; l’espediente che usa per localizzare la cassa cercata dai Russi all’interno dello stesso magazzino de I Predatori, invece, già dovrebbe insospettire circa la qualità del resto della sceneggiatura, ben lungi da trovate affascinanti e tutto sommato attendibili come il mitologico sacchetto di sabbia per sostituire la statuetta d’oro, perché le parole d’ordine de Il Teschio di Cristallo sono “esagerazione gratuita” e “sequenze d’azione buttate lì”. Negando i punti di forza centrali della vecchia trilogia, motivazione ed organicità mancano pressoché del tutto nella sceneggiatura: se allora ogni scena era una fonte inesauribile di dettagli, pensata in tutti i minimi particolari al punto che, pure senza afferrarli tutti in una singola fruizione, si poteva accettare appieno quel che ci proponeva per quanto improbabile fosse, qui non si fa altro che pensare che qualcosa sia fuori posto, o che una trovata sia messa lì solo per fare effetto e immediatamente riposta non appena superata la data di scadenza. Per fare un paio di esempi, le formiche carnivore o le scimmiette (anche loro in computer grafica) che senza alcuna ragione plausibile decidono di dare una mano ai nostri nella sequenza delle jeep. Qualche buona idea (la scazzottata nel bar è carina, come è bella ma mal sfruttata la figura di Oxley) si fa strada con molta fatica qui e lì, come una sbiadita reminiscenza che ci riporta pur solo per un attimo indietro nel tempo, mentre il personaggio di Mutt Williams/Henry Jones III è sia ben inserito, una sorta di aggancio che lega il passato al “presente” della serie, sia ben trattato nella sua caratterizzazione, ma non basta a cancellare la sgradevole sensazione che tutta la pellicola sia schizofrenica, malamente in bilico tra le vecchie e rocambolesche avventure tra le vestigia di antichissime civiltà e il tentativo di contestualizzare meglio l’ambientazione accademica e cittadina già intravista nel terzo capitolo, che avrebbe meritato maggior attenzione. Dulcis in fundo, le suddette scene d’azione non lasciano l’ombra di un’emozione e i dialoghi sono indegni dell’eredità che avrebbero dovuto raccogliere, limitandosi giusto a qualche battutina infantile, che mai avrei voluto sentire in bocca a Jones, e ad un paio di citazioni. E vi assicuro che se non parlo del finale, che al solito non fornisce alcuna giustificazione per ciò che accade e ci rifila due risvolti raffazzonati e affrettati, è meglio.
    Il Regno del Teschio di Cristallo mi fa rabbia. È l’esempio di come prendere la prospettiva di un atteso ritorno, incorniciarla in un contesto assai promettente e poi sprecare quasi totalmente l’occasione. Se mi fa piacere vedere sulla scrivania di Indy le foto dei due illustri assenti (Jones senior e Marcus Brody, che Dio l’abbia in gloria) o riuscire a ritrovare qua e là un paio di momenti di aderenza al vecchio carattere del personaggio, per il resto rimango male a vedere come tutto sia così sopra le righe. Non ho nemmeno voglia di rivedermi i vecchi Indy, perché so che mi immalinconirei ancora di più: so soltanto che persino Il Tempio Maledetto, quello che dei tre mi piacque meno, gli è superiore. Da parte mia, un’affermazione del genere è pesante, molto pesante. Ma io non sono buona o indulgente come altri.

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3 Responses to “Ah, Indy, Indy…”


  1. 1 utente anonimo 1 giugno 2008 alle 12:51

    la scena del frigofero dopo l’esplosione nucleare, e il duello di scherma sulle macchine erano forse i momenti più trash del film °-°
    -Wanick-

  2. 2 ShariRVek 1 giugno 2008 alle 14:58

    Anche l’UFO e il Grigio non sono male, eh… comunque, concordo sulla scena del frigorifero, assolutamente.

  3. 3 EricDraven86 3 giugno 2008 alle 13:34

    …e poi a me Shia Lebauf mi sta sul cazzo, e mi sta sul cazzo il fatto che vogliono farlo diventare una star a tutti i costi.
    Per favore, Fronte del Porto lasciamolo a Brando, Spielberg non bestemmiamo va’.


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Sono stata avvertita dal Comitato Contro lo Spoiler Selvaggio che, se non avessi inserito questo avviso, dei ninja in tutù avrebbero visitato la mia cameretta per squartarmi con una lama da polso alla Altaïr. Ricordate dunque che, se temete spoiler, dovete stare molto attenti a leggere in depth o riflessioni personali sui miei giochi preferiti, in quanto qua e là rivelo cose importanti sulla loro storia. Se non avete giocato i titoli in questione, be very careful.

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