Giochi in pillole: Tales of the Abyss

Onta e vergogna ricadano su Bamco per non aver mai fatto giungere da noi questo piccolo capolavoro dei JRPG per PS2. Là dove i toni di Symphonia, grande successo qui nella terra del sol calante, erano adolescenziali anche nei risvolti più drammatici, Abyss non solo strappa col precedente lavoro dello stesso team, ma con la tradizione della serie Tales tutta. Affronta temi più maturi della media j-ruolistica calandoli in un mondo definito da un lore quasi straboccante, in cui acquisiscono senso e significato autonomi (non sono, per intenderci, semplici problemi del mondo reale buttati in un setting fantasy, ma ne risultano perfettamente integrati e motivati), ed è animato da un cast incantevole in tutto e per tutto, come caratterizzazione grafica e come personalità. Niente da dire, Kosuke Fujishima non è capace a fare un manga anche solo vagamente interessante manco se lo paghi, ma nel character design giganteggia. Vado anche controcorrente sulla grafica del gioco: a parte vari cali di framerate, che diventano terrificanti nella world map, mi piace stilisticamente molto di più di quella di Symphonia, perché è più levigata e anche perché rende molto più giustizia ai personaggi stessi.

Il pianeta Auldrant, circondato da una cintura di meteoriti chiamate fonstone, ha un altro tipo di particelle costitutive della materia oltre a quelle che noi conosciamo, i fonon, su cui ruota ogni elemento della trama; le sue genti sono dominate dalla previsione del futuro fatta attraverso lo Score, frammenti di fonstone che contengono la memoria del pianeta, dalla sua creazione fino alla sua distruzione. E dato che la lettura dello Score è in mano al clero, la frase “religione oppio dei popoli” non è mai stata tanto vera, in un JRPG, dai tempi di Xenogears e Final Fantasy X. Metteteci in mezzo anche un sottotesto politico non indifferente, la questione della clonazione (trattata in maniera assolutamente commovente, una delle cose che più mi hanno toccato del gioco) e la ricerca della propria identità e del senso della propria nascita. Prima di shakerare per bene, aggiungete dei “cattivi” forse un po’ scialbetti (tranne Dist, porca vacca adoro quell’uomo) e il miglior party giocante di tutti i Tales conosciuti: Luke, protagonista atipico dalla crescita vertiginosa, Tear, l’eroina che SPOILER non si vergogna di dire “ti amo” FINE SPOILER, Jade, che è Jade punto e chiuso, Anise, che mi piace meno ma sicuramente più delle classiche bimbette che odio, Natalia, una delle poche principesse che non mi stiano qui e Guy, il mio ginofobo (non ve lo dico che significa, così se non sapete il greco non mi accusate di avervi spoilerato) preferito. E poi c’è Asch, cretino ma sventurato anche lui. Tutti personaggi splendidamente compiuti grazie alle mille e una scenette opzionali da gustare e di cui ridere nemmeno troppo sotto i baffi. Dulcis in fundo, il sistema di combattimento ulteriormente evoluto rispetto a Symphonia: accogliete con un applauso la possibilità di correre liberamente per il campo di battaglia 3D, please.

E poi? Poi basta. Ora me ne torno a cercare qualche fanart del gruppetto di Keterburg. Come, non sapete cosa vuol dire? Filate a comprare ‘sto gioco e se non l’avete ancora fatto procuratevi una PS2 universale. Se vi piacciono i JRPG vi farete un favore.

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Sono stata avvertita dal Comitato Contro lo Spoiler Selvaggio che, se non avessi inserito questo avviso, dei ninja in tutù avrebbero visitato la mia cameretta per squartarmi con una lama da polso alla Altaïr. Ricordate dunque che, se temete spoiler, dovete stare molto attenti a leggere in depth o riflessioni personali sui miei giochi preferiti, in quanto qua e là rivelo cose importanti sulla loro storia. Se non avete giocato i titoli in questione, be very careful.

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