Hate hate haet

[Render del gattino che fa chabudai-gaeshi preso da Eastern Toybox]

Quando uno c’ha rabbbbia dentro si deve sfogare in qualche modo, e Shari si sfoga compilando una lista delle cose che odia nei videogiochi, che parte seria e pian piano trascende verso la demenza, ma tant’è.

– I vicoli ciechi, specie se non preannunciati (vedi Zack & Wiki);
– Dover andare per tutto un gioco a tentativi;
– Vincere un boss fight di durata improbabile e difficoltà ancor peggiore; arrivare alla vera forma del boss, morire nei primi cinque minuti e dover rifare tutto da capo (con voce orrendamente strascicata: Metroooooid Primeeeeeeh…);
– Gli extra impossibili da trovare senza la guida;
– Quando il gioco favorisce palesemente l’avversario, non importa quanto ci si impegni;
– Quando il gioco bara, in qualunque modo;
– Dover proteggere partner non giocanti con IA ameboide;
– Il riciclo di livelli e boss;
– Non capire perché si è stati rullocompressati;
– Non riuscire a colpire i nemici in quanto regolarmente da loro stesi a pelle d’orso non appena si tenta di rialzarsi;
– I pg lolicon nei JRPG;
– Le schifose damsel in distress;
– I personaggi che esistono solo per far vedere le mutande o le latterie;
– I protagonisti bimbiminchia;
– Gli HUD brutti a vedersi, colorati da un pittore di pugni nell’occhio o con gli orrendi font ciccioni;
– Non riuscire a superare una parte nemmeno al trilionesimo restart;
– Sentirsi idioti a causa di un gioco (lo so, questo è colpa mia);
– Sentire gli altri che bestemmiano mentre giocano al tuo fianco. Vederli nei filmati, invece, è bellissimo.

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9 Responses to “Hate hate haet”


  1. 1 utente anonimo 25 giugno 2008 alle 18:36

    D’accordo e molto sentite anche da parte mia tutte quelle dove è presente una “perdita di tempo” anche in senso lato. Vicoli ciechi, difficoltà anomala nell’avanzare, errori a causa di scelte maliziose da parte degli sviluppatori (che così il gioco ti dura di più). Insomma una fobia del tempo perso generale, un tipo di fastidio che aumenta insieme agli anni. A questo ci aggiungerei quello molto personale della rabbia provocata da un nuovo capitolo di una saga (o nuovo gioco “consigliato”) che tradisce le aspettative soprattutto se queste sono alimentate dai soliti frequentatori web “iper – entusiasti – per – qualsiasi – cosa – sbrilluccichi”. In effetti è sempre legata al tempo perché nonostante l’odio provocato dalla delusione, una volta in mano lo “devo” portare alla fine lo stesso.

    mxl

  2. 2 ShariRVek 25 giugno 2008 alle 20:35

    Già, l’odio della perdita di tempo è assolutamente proporzionale in rapporto diretto all’età che avanza e indiretto al tempo giornaliero che si assottiglia, ma d’altronde è anche ovvio. Vado invece controcorrente sull’hype e ammetto di mal sopportare, all’opposto, chi si lamenta di un gioco dopo aver gonfiato l’hype a manetta da solo. Esempi di ciò sono Twilight Princess e MGS4: se ci si provoca l’iperventilazione oltre ogni limite e ci si costruisce nella testa un gioco che non potrà mai essere come lo si immagina, la delusione è garantita o quasi. E chi whina, per me, è fuori dalla realtà. Proprio per questo ho adottato nel tempo e con l’esperienza un approccio “no hype”, attendendomi da un gioco solo il minimo indispensabile della qualità.

  3. 3 utente anonimo 26 giugno 2008 alle 11:21

    Hai ragione sull’hype autoindotta e ti dirò che sinceramente ci provo a non farmi colpire da questo tipo di aspettativa esagerata, però una volta su due la razionalità si becca un bel diretto dalla voglia di sognare che è talmente forte da non poter essere fermata neanche quando in aiuto arriva una saggia – e preventiva – consapevolezza su come stanno realmente le cose.

    Comunque l’idea di riassumere le “arrabbiature” è interessante, in fondo i videogiochi sono una fonte di gioie&dolori, spesso in ugual misura ^^

  4. 4 ShariRVek 26 giugno 2008 alle 11:43

    Ah, ovviamente per hype intendo proprio le aspettative impossibili sulla sua bellezza 😀
    In queste cose, nove volte su dieci lascio comunque la razionalità a casa. Per me desiderare un gioco significa semplicemente non stare nella pelle nell’attesa di metterci le mani sopra, poi sarà quel che sarà (anche se ammetto comunque di nutrire ancora adesso, talvolta, delle aspettative alte anche qualitativamente per certi prodotti; cerco solo di volar basso il più possibile, ma nn sempre ci riesco).

  5. 5 EviloCianuro 26 giugno 2008 alle 14:41

    Sarò un profano, ma che significa “Le schifose damsel in distress” ?

    Per il resto odio l’eccessiva semplicità degli enigmi dei giochi attuali, niente a che vedere con le vecchie avventure punta e clicka. Possibile che le generazioni odierne abbiano bisogno di una walkthrough anche per risolvere i riddles (ridicoli) di resident evil 4?!?!?

  6. 6 ShariRVek 26 giugno 2008 alle 14:59

    Le damsel in distress non sono, in realtà, prerogativa dei videogiochi, anzi provengono dritte dalla narrativa letteraria, ma restano comunque tra i personaggi che odio maggiormente. Ogni volta che l’eroe di turno deve salvare la principessa/la ragazza qualunque rapita dal cattivo per scopi che possono essere svariati, ad ogni modo, quest’ultima è la cosiddetta “damsel in distress”, ovvero la “fanciulla in pericolo”. Solitamente, le fanciulle in pericolo tendono a mettere nei guai il protagonista in tutti i modi possibili e immaginabili e si rivelano, nel 90 per cento dei casi, totalmente inutili al di là di questa deprecabile attitudine. Feature bonus: spesso sono delle smorfiose insopportabili. ^___^

  7. 7 EviloCianuro 26 giugno 2008 alle 22:49

    Grazie della spiegazione…. ed anche questa mi ha fatto pensare subito a Resident Evil 4, o meglio ad Ashley Graham.
    Forse sono un po’ monotematico 😛

  8. 8 ShariRVek 27 giugno 2008 alle 12:44

    Beh, in effetti Ashley risponde almeno in parte allo stereotipo della damsel in distress, solo moderna 😛

  9. 9 utente anonimo 28 giugno 2008 alle 09:58

    Infatti la vera “Lei da salvare” del nuovo millennio non appartiene ai videogiochi: si chiama Fiona ed è nata nel Regno di Molto Molto Lontano xD

    mxl


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Sono stata avvertita dal Comitato Contro lo Spoiler Selvaggio che, se non avessi inserito questo avviso, dei ninja in tutù avrebbero visitato la mia cameretta per squartarmi con una lama da polso alla Altaïr. Ricordate dunque che, se temete spoiler, dovete stare molto attenti a leggere in depth o riflessioni personali sui miei giochi preferiti, in quanto qua e là rivelo cose importanti sulla loro storia. Se non avete giocato i titoli in questione, be very careful.

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