La cut scene più brutta della storia

Sto seriamente pensando di abbandonare Eternal Sonata, tanto una sequenza d’intermezzo che ho visto nella mia ultima sessione mi ha demoralizzato facendomi perdere fiducia nel prosieguo; non comprendo se si tratti di un mio periodo nero in relazione ai JRPG o se sia tutta colpa dei prodotti sinora usciti sulle console casalinghe della generazione attuale, o per meglio dire al momento solo su Xbox 360. Da principio mi aveva colpito l’affinità dell’atmosfera a quella di Baten Kaitos, le musiche di Sakuraba assai simili e l’uso dei colori e la configurazione dell’interfaccia sospettosamente analoghi. Mi risultava leggermente stucchevole, forse, la totale mancanza di mordente nel comportamento dei personaggi, l’assenza in ciò che fanno e dicono di quel pepe che solitamente dà sapore alle cose e di conseguenza una sdolcinatezza di fondo poco appropriata alla narrativa di genere. Ma s’andava avanti, anche in virtù del piacevole ricordo del playthrough di BK, avvenuto in questo stesso periodo quattro anni fa, che le somiglianze mi suscitavano. Simpatici gli intermezzi documentaristici (tutte cose che noi occidentali dovremmo già sapere, bai de uei) e carismatico il character design di Chopin, nonché un po’ buffa l’idea che un pianista dell’800 in punto di morte si sogni i classici stereotipi del videogioco di ruolo all’orientale. Ma ecco che proseguendo tra un filmato e un boss fight senza particolari guizzi d’emozione arriva il dramma, la dimostrazione che chi cappio ha scritto la sceneggiatura di ‘sto gioco dovrebbe studiarsi da capo non solo le regole della narrazione videoludica, ma proprio quelle della narrazione tout court. Perché non è possibile che si sprechino dieci minuti d’orologio a mostrare con straziante (o stracciante) dovizia di particolari la morte assolutamente asettica di un personaggio che era arrivato nel party venti minuti prima e a farci ascoltare un inconcludente e vaneggiante monologo in cui gli stessi concetti vengono ripetuti almeno quattro volte ciascuno, inframmezzati tra l’altro da imbarazzanti flashback di cose avvenute pochi istanti prima. Seriamente, a cosa serve? A cosa serve una scena così su un pinco pallino di nessuna importanza e che non si è avuto nemmeno il tempo e il modo di conoscere meglio per prenderlo eventualmente in simpatia o anche in odio, purché la sua morte non risulti totalmente indifferente? Dov’è il senso nello sprecare preziosi minuti di storia per compiacersi in una cut scene che non c’entra un beluga con nessuno, ripeto nessuno dei tre protagonisti principali? Fosse almeno fatta bene, non sarebbe comunque accettabile, ma non causerebbe le convulsioni a chi guarda; capisco il punto di vista onnisciente che deriva dal trovarsi in un mondo onirico basato sulla fantasia d’una figura storica, ma le regole basilari della scrittura impongono che ad ogni personaggio sia dato il giusto spazio, in tutti i sensi.

 

 

 

Mi dispiace parlare di Eternal Sonata in questi termini, e speravo di avere qualcosa di più lusinghiero da dire; invece mi ritrovo qui a lamentare la debolezza del suo ritmo narrativo e l’uso indegnamente improprio degli strumenti dello storytelling da parte degli autori dello script. Ah well, le cose non sono sempre tutte rose e fiori.

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Sono stata avvertita dal Comitato Contro lo Spoiler Selvaggio che, se non avessi inserito questo avviso, dei ninja in tutù avrebbero visitato la mia cameretta per squartarmi con una lama da polso alla Altaïr. Ricordate dunque che, se temete spoiler, dovete stare molto attenti a leggere in depth o riflessioni personali sui miei giochi preferiti, in quanto qua e là rivelo cose importanti sulla loro storia. Se non avete giocato i titoli in questione, be very careful.

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