Consigli per la lettura: Hyperion

Lo Shrike non ha molta fortuna con le illustrazioni di copertina: finora non ho trovato una sola raffigurazione che ne rispecchi l’aspetto che ho immaginato io (sopra, la cover dell’edizione inglese; quella italiana di Mondadori è anche peggio). Che sia ineffabile come i mostri di Lovecraft?

Devo ringraziare Metalmark per avermi incitato alla lettura di questo meraviglioso ciclo fantascientifico, composto da Hyperion e La caduta di Hyperion. Ora attendo da Amazon la seconda coppia di libri, Endymion e Il risveglio di Endymion, per sapere che ne sarà del mondo creato da Dan Simmons dopo la conclusione delle vicende dei pellegrini allo Shrike. Nel mentre, essendo io diventata una fervente appassionata, da dove cominciare per elencare i pregi che dovrebbero spingere a procurarsi e divorare questi romanzi qualunque amante della sci-fi veramente tosta e delle trame intessute in modo fitto e perfetto? Potrei menzionare la trovata, nel primo libro, di usare uno stile differente per la storia di ciascun personaggio, dal punto di vista esterno in terza persona singolare alla prima persona, dall’intimismo al diario, dalla registrazione audio al presente al racconto hard-boiled cyberpunk, che fa trovare a ogni angolo una nuova sorpresa. Potrei poi continuare con il fascino di un sistema cosmologico dal respiro immenso. Questa galassia è dominata dall’Egemonia, un regime pervasivo stabilito dall’umanità, con l’aiuto delle Intelligenze Artificiali da essa create in tempi immemori, su innumerevoli sistemi stellari che da un capo all’altro distano fra loro anni e anni luce, collegati da una serie di portali che mettono ogni cosa a distanza di pochi passi. Nuovi elementi della vita quotidiana di quest’universo emergono a sprazzi, introdotti con naturalezza dalla narrazione mentre si occupa di tutt’altro, e per questo talvolta possono risultare un tantino indigesti, vista la loro complessità. Dai pianeti all’interno della Rete dei teleporter emergono le sette figure che, ignare di star contribuendo a cambiare il volto dell’umanità stessa, si recheranno su Hyperion, un mondo alla periferia della civiltà, per incontrare una divinità spietata e latrice di morte e così sperare di veder esaurito il proprio più grande desiderio oppure subire il destino ultimo. Ciascuno ha una forte motivazione per trovarsi lì, tutti ricopriranno un ruolo di enorme importanza e le sottotrame si intrecceranno reciprocamente per assommarsi nello stesso tempo alla macrostoria sovrastante. Nel secondo libro, dalla struttura alla Decameron si passa a una più regolare saga sci-fi in cui i continui cambi di scena e la non linearità del racconto fanno da eco alla dislocazione cronologica e al sentore di paradosso temporale che è parte integrante della risoluzione della vicenda, rispecchiando fedelmente nella costruzione strutturale un elemento interno alla storia. E così, procedendo a balzelloni ma purtuttavia speditamente, tutti gli indizi seminati pezzo dopo pezzo trovano una loro sorprendente conclusione in un vertiginoso climax che si consuma interamente nelle pagine finali. In tutto questo, Simmons trova anche il tempo di inserire profonde e spesso difficili riflessioni di natura filosofica e sociale; i personaggi sono un altro punto forte dell’opera e producono nel lettore una profonda affezione con le loro ordalie personali, esposte in modo da esaltarne la simpateticità anche là dove le premesse sarebbero meno ovvie. Fra tutti ho gradito in particolar modo la figura dell’analogo IA del cantore inglese dell’800 John Keats, una delle chiavi di volta della prima saga nonché simulacro di un oggetto di chiarissima venerazione da parte dell’autore, che esplicita il proprio amore nella dedica d’apertura de La caduta, nelle citazioni dei versi e nella stessa importanza della figura come strumento narrativo e anzi addirittura come motore d’ispirazione, dal momento che i Canti di Hyperion sono un’opera incompiuta dello stesso Keats.

I due romanzi non sono esenti da difetti, consistenti soprattutto nell’ampollosità e nella pesantezza di alcuni passaggi, ma il grado di attaccamento che si sviluppa nei confronti di ogni parte di questo sterminato universo di storie e di personaggi, traboccante di idee pirotecniche a ogni angolo, cancella quasi del tutto ogni possibile difficoltà in questo senso. Da leggere, amare e rileggere ancora.

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2 Responses to “Consigli per la lettura: Hyperion”


  1. 1 utente anonimo 25 luglio 2008 alle 10:00

    Ciao Shari, bel blog e complimenti per tutte le tue varie attività(Sadnes, Lostwoods, ecc.).
    Che dire, nella mia nuova passione verso la fantascienza questo Dan Simmons sarò sicuramente tenuto in alta considrazione, peccato per le copertine allucinanti!
    Fattanz

  2. 2 ShariRVek 25 luglio 2008 alle 15:47

    Ciao! Grazie per i complimenti ^^
    Le copertine italiane non si possono vedere, ma per fortuna quando si legge se ne stanno ben nascoste XD
    Comunque, davvero lo consiglio anche a chi si affacci proprio in questo momento alla narrativa fantascientifica. Anzi a mio avviso, Asimov e Dick (e altri simili mostri sacri) a parte, potresti trovare poche altre introduzioni al genere di miglior qualità 🙂


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