Giuramento d’Ippocrate

Sebbene l’essere umano, specie quello videogiocante, sia teoricamente infatuato dell’idea della violenza e della catartica distruzione, creare dal nulla o guarire porta a un tipo di gratificazione diversa e fors’anche più intensa, e lo fa tanto di più se al risultato si giunge con la fatica e il sudore. Che Trauma Center sia difficile, in realtà, è comprensibile e giustificabilissimo: un chirurgo non può certo permettersi errori a cuor leggero, e anche la più piccola esitazione rischia di essere fatale per il paziente la cui vita è nelle sue mani. Tutto perfettamente riprodotto dall’implacabilità di un sistema di gioco che penalizza l’imprecisione in una maniera apparentemente troppo pesante, ma che in realtà diffonde nell’aere invettive più che altro causate dall’incapacità del giocatore, anche se sul momento non si è disposti certo a riconoscerlo. Inoltre, Under the Knife 2 su DS sa essere decisamente più saggio e ponderato dei suoi predecessori, aprendosi anche ai neofiti e permettendo di scalare la difficoltà delle operazioni via via che si procede. Senza considerare che resta impagabile la soddisfazione che segue al febbrile lavorio di stilo alternandosi tra gli strumenti e tenendo sott’occhio una miriade di fattori ed emergenze che esplodono in contemporanea, un po’ come l’emersione dall’acqua dopo una lunga e tormentosa apnea. La carota, in questo caso, è rappresentata da quella scrittina su fondo verde con cui si viene a conoscenza di aver salvato la vita del paziente virtuale, e l’appagamento è maggiore perché aumentato da una trama ancora più coinvolgente, articolata e per certi versi più seria e oscura che in passato, con dei personaggi meglio tratteggiati e alcune nuove comparse piuttosto simpatiche (inizialmente pensavo che Adel sarebbe stato il nuovo protagonista, con Stiles a ricoprire un più collaterale ruolo di mentore anche per giustificare l’eventuale imperizia del giocatore alle prime armi). Non va, ovviamente, considerata una profonda riflessione sulla condizione e gli oneri di un medico chirurgo, ed è anzi ricolma di luoghi comuni e di tematiche trattate con superficialità, ma resta perfettamente valida nella sua qualifica di divertissement.

E poi dopo aver visto quattro stagioni di Dr House posso anche far meglio le similitudini e gustarmi le dinamiche e le frivolezze dei personaggi. Sapevo già che alcuni di loro erano stati battezzati per omaggiare il cast della serie TV, al punto di dover addirittura cambiare un nome per evitare grane. Il nome di Tyler Chase per la versione americana, comunque, lo rende un quasi plagio anche nell’aspetto.
    Tutto il gioco è strutturato come un serial, suddiviso in “stagioni” a loro volta scandite tramite puntate spesso contenenti un’operazione, ma in certi casi costituite unicamente da dialoghi che mandano avanti la storia e che hanno cura di concludersi giusto un istante prima di conoscere la risoluzione finale di una situazione, come nel miglior stile episodico. E di carne al fuoco ce n’è davvero molta. Under the Knife 2 è una magnificazione del predecessore in tutti gli aspetti, proprio come un buon seguito standard, e proprio come i rari sequel di successo fra quelli che adottano tale format riesce ad essere più ricco e coinvolgente.

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2 Responses to “Giuramento d’Ippocrate”


  1. 1 ViewtifulMee 19 ottobre 2008 alle 17:58

    fosse solo il dottor house….io li ho sgamati per i riferimenti a scrubs di cui sono un fan assatanato…..kevin turk, cox, reid etc. nel primo episodio sono stati una allegra srpresa….;)

  2. 2 ShariRVek 20 ottobre 2008 alle 09:10

    Sì sì sì, è un gran minestrone… 😀


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