LocoRecensione

Si può essere grandi nella forma e così così nel contenuto e per questo essere considerati tra i pochi titoli degni di una lineup altrimenti pericolosamente scarna? Certo che sì. Prendiamo LocoRoco: il giochino Sony incanta, gratifica occhi e orecchie (in ordine inverso d’importanza, almeno per me), diverte anche per quel classico lasso di tempo in cui si permane su autobus o metro, e forse per com’è pensato non si potrebbe dirne cosa migliore. I LocoRoco carineggiano, canticchiano con le loro vocine alternatamente stridulo-bambinesche e profonde, queste ultime in nettissimo contrasto col loro aspetto che è un’esplosione di kawaii quasi insostenibile. E poi saltellano, ingrassano, cambiano forma e s’impauriscono quando nelle vicinanze scorgono uno dei minacciosissimi, anche se non certo nell’aspetto, rivali Moja. E allora ti diverti e magari sorridi anche, e ti viene il buonumore a pensare all’infantile gaiezza delle gommose creature, magari decidi di darti il contegno del platformer collezionista compulsivo alla ricerca d’ogni minima area segreta. Magari ti spassa anche solo vedere i LocoRoco frullati in uno dei tanti meccanismi automatici degli stage, che non richiedono intervento alcuno da parte del giocatore o ne richiedono uno minimo. Non ci sarebbe niente di male. L’arte del videogioco deve ammaliare, catturare lo sguardo e gli altri sensi appagandoli, intrattenere e, non in ultimo, anche attivare le emozioni e il cervello; non sempre può far tutto questo contemporaneamente, né d’altro canto deve, dal momento che a ciascuna esperienza vanno i suoi meriti. Cosa fa LocoRoco? Solletica il senso estetico. E ciò è tutt’altro che un delitto.

Eppure, quando si tenta di analizzare gli elementi costitutivi del senso d’incanto e la solidità della struttura ludica al di sotto, viene da chiedersi se LocoRoco possegga davvero quel profluvio d’idee che par millantare. A parer mio, no. Peccherò forse d’ingiustizia nei suoi confronti, ma alcune delle trovate che animano i livelli risultano stranamente simili a quelle di un certo gigante nomato Yoshi’s Island, con la differenza che essendo lì usate una singola volta erano affascinanti in quanto uniche e subito rimpiazzate dalla successiva vulcanica eruzione di creatività. In LocoRoco ogni astruso meccanismo, dopo il sense of wonder iniziale, diventa una costante costantemente riciclata e ogni situazione peculiare viene riutilizzata almeno una volta, più spesso una volta per mondo. In tutti c’è un livello del ghiaccio, un livello tropicale o desertico, un livello in stile Halloween infestato dai Moja e uno in cui i LocoRoco inghiottiti da un enorme animale devono farsi strada nelle sue confettose interiora fino a farsi espellere dall’estremità opposta, in un trionfo di scatologia che è una delle poche cose veramente brillanti del gioco.

Quel che intendo dire è che, per come la vedo io, LocoRoco si limita a presentarsi come un grazioso e furbesco divertissement fine a se stesso, che si compiace dei suoi piccoli guizzi di fantasia proponendoli ancora e ancora per dimostrare quanto sia diligente e arguto. Non è che ogni opera del genere dovrebbe essere infarcita di una mitragliata di sottotesti e sottintesi al fine di soddisfare l’intellettuale del videogioco, ma certo è che, almeno alla mia analisi, riscontro molta carineria gratuita e poco altro al di sotto, quando in giochi pensati prima di tutto per stupire e divertire senz’alcun altro tipo di impegno, come appunto Yoshi’s Island e gli altri Mario, si ritrova sotto la giocattolosità una enorme convinzione nel proprio lavoro e la volontà di far combaciare il significato d’ogni singolo pezzo dell’ingranaggio, cosa che in LocoRoco sembra avvenire solo in superficie senza che ciò si rifletta nella sua anima. Ed ecco, ho trovato il termine: LocoRoco è vanesio. Si rimira allo specchio, compiacendosi di quel che vede, e trova assolutamente necessario farlo sapere a tutti.

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4 Responses to “LocoRecensione”


  1. 1 utente anonimo 16 febbraio 2009 alle 12:31

    Ma stiamo parlando del primo LocoRoco? Io non ho mai giocato nessuno dei due, però credevo che almeno il primo fosse “originale”.
    Mai provato Rolando su iPhone? Mi sembra un pò una copia di LocoRoco (graficamente), però poi le sue trovate ce le ha.

  2. 2 ShariRVek 16 febbraio 2009 alle 13:54

    No, mai provato e non credo accadrà a breve, vista la mancanza d’iPhone disponibili nei paraggi ^^ Comunque dovrebbe essere parecchio diverso.

    LocoRoco è originale come design complessivo, sia estetico che di concept. Ma poi riutilizza le stesse idee tante di quelle volte da dar la nausea, e secondo me neanche troppo bene.

  3. 3 utente anonimo 19 febbraio 2009 alle 13:00

    Secondo me sei troppo severa ^^
    Un’idea originale, per ovvie ragioni, può esserlo solo la prima volta. La ripetizione, più che una colpa, è una logica conseguenza. Il fatto che sia stato esaltato più del dovuto (e di conseguenza giudicato in base a dati falsati) dipende dalla scarsa quantità di titoli presenti della softeca PSP (come tu stessa accenni nell’introduzione) e anche questa non è una colpa. Più che un Locoroco che si rimira allo specchio, si tratta di considerare chi quello specchio – convesso – glielo ha messo di fronte a suo tempo o lo giudica trovandocelo davanti.
    Per NDS esiste un certo Soul Bubbles (da alcuni definito il “locoroco nintendo” non a caso), decente e da considerare per la sua relativa originalità, ma da lodare con cautela (come giustamente è stato fatto). Cerca di stupire con delle idee e un approccio particolare, ma alla fine si ritrova anch’egli a riciclarsi in un susseguirsi di stage tutti simili fra loro. La sua presunzione (qualora si ritenesse presente) si ricaverebbe da un’errata percezione nata da una carenza di prodotti altrettanto “discretamente” degni. Nel suo caso non è capitato perché, pur montato su un meccanismo esteticamente originale, brilla il giusto avendo altre luci vicine a conferirgli la giusta luminescenza.
    Non dico che il tuo resoconto sia errato (la maggior parte dei punti li avrei esposti in modo simile), ma mi sembra lo sia la conclusione con quella colpa che personalmente non mi sentirei di attribuirgli ^^

    mxl

  4. 4 ShariRVek 19 febbraio 2009 alle 17:19

    E’ che sostanzialmente mi aspettavo qualcosa di decisamente più… particolare, viste le premesse. Soprattutto considerando le lodi di cui è stato ricoperto. Sì, come ho detto, in una lineup arida come quella della PSP brilla fulgidamente. Ma sinceramente io quel compiacimento ce lo vedo eccome: è come se tirando fuori un’idea caruccia e onesta, ma senza infamia né lode, il gioco stesso voglia mostrare raggiante a tutto il mondo quant’è stato bravo, reiterando il concetto più e più volte finché qualcuno non glielo riconosce, volente o nolente.
    Non pretendo assolutamente che tutti i giochi siano un vulcano di trovate sempre diverse, ma credo che debbano comunque comunicare la loro reale sostanza con onestà. Nel caso di LocoRoco, poi, ci si sono messe anche delle recensioni che hanno tirato un sospiro di sollievo non appena sulla PSP è arrivato il gioco. Per me resta sopravvalutato, e soprattutto più attento alla forma che alla sostanza con cui la ricopre. ^^


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Sono stata avvertita dal Comitato Contro lo Spoiler Selvaggio che, se non avessi inserito questo avviso, dei ninja in tutù avrebbero visitato la mia cameretta per squartarmi con una lama da polso alla Altaïr. Ricordate dunque che, se temete spoiler, dovete stare molto attenti a leggere in depth o riflessioni personali sui miei giochi preferiti, in quanto qua e là rivelo cose importanti sulla loro storia. Se non avete giocato i titoli in questione, be very careful.

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