Il principe ranocchio e altre fiabe

Avvertenza: Questa recensione non ha alcun intento di completezza nella descrizione del sistema di gioco, quindi non stupitevi se non trovate accenni al ranking delle battaglie. Ho coperto solo gli aspetti su cui volevo condividere le mie (sicuramente oziose, ma tant’è) considerazioni.

Passerò per superficiale che guarda solo al fattore prettiness di un gioco, ma Odin Sphere m’ha preso tipo calamita. Non solo i miei occhi non riescono a staccarsi da quelle schermate piene di colori, di movimento e di dettagli d’ogni genere che dimostrano come effettivamente si riesca ad allietare il senso estetico pur presentando fondamentalmente la stessa decina di ambientazioni ripetuta più e più volte (more on that later); non solo dietro a tutto c’è una trama che, bontà sua, riesce a intridersi totalmente di uno spirito da fiaba di Grimm e allo stesso tempo di grande epica wagneriana pur restando contraddistinta da un tocco tipicamente nipponico. Non solo, dicevo: davanti a tutto regge la baracca un sistema di gioco che funziona nella sua semplicità, dimostrando ancora una volta come gli hack ‘n’ slash/RPG action ben fatti siano tra i generi più assuefanti in assoluto. Sostanzialmente ci si alterna tra il maciullamento di mostri a non finire e le azioni collaterali, come il craftaggio di pozioni e la creazione di cibi, ma le dosi sono così ben pesate che l’alchimia tra i numerosi aspetti che concertano per attirare l’attenzione non permette di lasciare tanto facilmente il controller. Ora si ammira la rigogliosa animazione di una pianta che cresce assorbendo Phozon, ora si mettono sul piatto della bilancia le varie azioni necessarie alla crescita del personaggio così da non lasciare mai indietro nulla. Dal momento che i summenzionati Phozon sono praticamente la risorsa universale da cui quasi tutto (tranne il sistema di Cooking) dipende, si deve scegliere come ripartirli durante gli stage. E il fatto che vengano rilasciati nell’aria pronti per essere risucchiati dall’arma del personaggio per incrementarne il potere d’attacco o dalle piante nate dai semi è un meccanismo che appaga a vederlo proprio perché l’acquisizione di esperienza viene raffigurata in modo esplicito anziché limitarsi a un messaggio di testo con l’ammontare in cifre.

La mappa di Erion, condensata in un’unica schermata, dà bene l’idea della varietà di terreni incontrata nel gioco

Anche il sistema di combattimento, per quanto semplice e visibile a occhio nudo nella sua interezza, costringe a pensare le proprie priorità e soprattutto a elaborare una modalità per sconfiggere più efficacemente le varie specie di mostri. Alcuni boss fight, nel complesso piuttosto ardui, subiscono un drammatico calo del livello di difficoltà se si scopre l’esatto pattern d’attacco con cui affrontarli e ciò è un bene, perché spinge a sperimentare fino a trovare la tecnica ottimale. Soprattutto, i ripetuti tentativi sono agevolati dall’impossibilità di fare game over, dal momento che ogni singola schermata può essere ripetuta illimitatamente fino ad avere ragione dell’intera truppaglia, conditio sine qua non per sbloccare tutti i vari accessi della struttura ramificata in cui sono organizzati i ministage ad anello di ogni dungeon.

Dall’immagine non è possibile vederlo, ma nella cucina le pentole ondeggiano e l’aragosta in primo piano muove le antenne. La rappresentazione dei piatti è un inno al feticismo gastronomico…

… ma soprattutto, e ancora di più nel caso dei dolci, causa un considerevole aumento della salivazione

Messa da parte la linearità estrema con cui ogni singola storia si dipana, giustificata dalla cornice libraceo-fiabesca, l’intreccio richiede in realtà una certa concentrazione nel seguire il parallelismo cronologico e mettere a confronto gli eventi legati a ogni personaggio; fortuna che una comoda timeline permetta di rendersi conto in un battibaleno di come si collochi ciascuna sequenza all’interno del quadro d’insieme. Ma la cosa più importante è che Odin Sphere costringe a non fissarsi su un solo punto di vista: quella che all’inizio sembra la semplice storia di una Valchiria in cerca di una casa per il proprio cuore si allarga a presentare le ragioni e le prospettive di tutte le parti chiamate in causa nella feroce guerra in corso. Un personaggio prima considerato come un nemico potrebbe diventare nel prosieguo il protagonista da controllare e di cui padroneggiare lo stile di combattimento, che cambia radicalmente di volume in volume (un accorgimento che lenisce l’apparente monotonia dell’azione). In questo modo, nessuno di essi potrà mai essere considerato l’avversario da sterminare, perché ciascuno ha passioni e tormenti nascosti, momenti di gentilezza e amore che spartisce con altri. È un andamento sfaccettato e corale che Odin Sphere condivide con pochissimi altri giochi, così come con pochissimi JRPG action o meno condivide i toni romantici di cui si colora ogni singola storia, che per di più va poi ad inserirsi in un contesto di minaccia imminente delineato solo col trascorrere delle ore, dal momento che nel primo libro quasi non se ne scorge traccia. 

Le ambientazioni sono forse poche, ma vantano una varietà cromatica sbalorditiva. Forse il budget per realizzare le animazioni permetteva una quantità limitata di livelli, ma è stato sfruttato al massimo per curare ogni singolo frame

Infine il comparto estetico, riprendendo dall’apertura. Sinceramente, credo bisognerebbe prendere esempio da chi ancora sviluppa a basso budget per console meno potenti, tirando fuori dalle limitazioni grafiche mille soluzioni di design accattivanti. Gli stage di Odin Sphere sono così pieni di particolari in movimento e così curati nella scelta dei colori che anche alla centesima volta che li si vede non stancano: basta presentare alla vista qualcosa che la tenga occupata, e per questo non è sufficiente, a parer mio, un’art direction arguta ma vuota. La ripetitività degli scenari deve pur essere compendiata da qualcos’altro ed è necessario un rapporto d’equilibrio tra essenzialità e varietà. Odin Sphere è barocco in profondità e poco esteso in ampiezza; Odin Sphere ha fatto la sua scelta. Ed è una scelta, per me, con un senso. Fondali e personaggi ondeggiano come se fossero composti dalle coloratissime parti mobili di una scenografia teatrale, animati come i cartoon che Terry Gilliam realizzava per gli sketch dei suoi Monty Python, ovvero come fossero pupazzi snodabili mossi sotto la camera da presa. Di alcuni personaggi disegnati di detti comici inglesi hanno talvolta persino il piglio e i colori, specie se li si confronta con gli spezzoni animati di film quali La Ricerca del Santo Graal. E la cosa più paradossale è che proprio da quelle stesse sanguigne epopee nordiche che la parodia del ciclo arturiano dileggiava Odin Sphere sugge la sua linfa vitale, seriosamente e con arie di tragedia anziché con l’atteggiamento dissacrante dei Monty Python; una caratteristica che rende la somiglianza ancor più buffa. In tutto e per tutto, Odin Sphere è un gioco con un’anima fiera e indipendente. È uno di quei titoli che dispongono ordinatamente le carte sul tavolo e poi invitano pacatamente a prendere o lasciare. Se mi chiedeste un parere, è comunque un’esperienza da fare, considerando che devo ancora conoscere qualcuno, anche tra suoi detrattori, che abbia disdegnato lo spettacolo offertogli.

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4 Responses to “Il principe ranocchio e altre fiabe”


  1. 1 utente anonimo 3 marzo 2009 alle 16:41

    mamma mia che bellezza quel gioco…anche il sistema vagamente fallato non riesce a sbolognarlo dai miei preferiti…aspetto infatti con la bavetta Muramasa per Wii 😀
    VMee^_^

  2. 2 ShariRVek 3 marzo 2009 alle 17:19

    Ahah, idem! Andando avanti in OS mi sono ritrovata ad aspettare con altrettanta bavetta Muramasa… niente da fare, mi sono innamorata dello stile di questo gioco, sia estetico che di gameplay!

    Perché dici che il sistema è fallato? A me sembra di un equilibrio raro… 😮

  3. 3 utente anonimo 4 marzo 2009 alle 10:50

    non so, io personalmente l’ho trovato molto altalenante tra il troppo facile e il troppo difficile, semplicistico a volte nella gestione di attacchi etc (forse a causa del 2D), con rallentamenti e a volte ripetitivo (il che detto così pare che sia una schifezza, in realtà è molto godibile nonostante i problemi, però appunto qualche falletta ce l’ha…) detto ciò appunto, lo stile grafico è da innamorarsene all’istante, in realtà vorrei provare anche i loro giochi precedenti, ma mi risulta che in inglese non esista nulla giusto?
    VMee

  4. 4 ShariRVek 4 marzo 2009 alle 14:55

    No, il primo gioco loro a comparire in inglese è stato proprio Odin Sphere, seguito da GrimGrimoire sempre su PS2 (che però dovrebbe avere uno stile di gioco totalmente diverso).

    Capisco le critiche al sistema di gioco, ma a parer mio la ripetitività (che ho comunque rimarcato nel testo) viene controbilanciata dall’estrema variegatezza degli stili di gioco assegnati ai vari personaggi. I rallentamenti sono innegabili anche se, a dir la verità, non mi infastidiscono più di tanto ‘_’


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Sono stata avvertita dal Comitato Contro lo Spoiler Selvaggio che, se non avessi inserito questo avviso, dei ninja in tutù avrebbero visitato la mia cameretta per squartarmi con una lama da polso alla Altaïr. Ricordate dunque che, se temete spoiler, dovete stare molto attenti a leggere in depth o riflessioni personali sui miei giochi preferiti, in quanto qua e là rivelo cose importanti sulla loro storia. Se non avete giocato i titoli in questione, be very careful.

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