18 marzo 2009: shin sekai ni yokoso


Una premessa: caro lettore giunto qui inserendo come keyword su Google “Viaggio Giappone”, quando leggerai delle mie gaffe epocali, ti prego di non credere che io sia la classica straniera che la  vede come “terra di sushi geisha & samurai”. In realtà, le mie figuracce possono essere considerate tanto più assurde in quanto conosco le principali norme di comportamento nipponiche. Il punto è che la teoria non sempre ha un’applicazione pratica indolore, dal momento che in quest’ultima convergono inevitabilmente fattori come l’emozione e l’ansia, che spesso prevalgono in me nel caso di relazioni personali, foss’anche chiedere il conto al commesso, e tanto di più in situazioni cui sono totalmente estranea. Confido che proprio l’essermi recata a Tokyo per vedere con i miei occhi quanto di quello che ho immaginato sia vero mi aiuti a crescere in questo senso e a capire che tutte le previsioni e i programmi e le ripetizioni mentali di frasi del mondo non valgono a nulla se poi impera l’insicurezza sulla riuscita dei propri programmi.

Sono salita a bordo del mio primo aereo in assoluto, una volta disbrigate senza intoppi (a parte una lunghissima fila formatasi nell’arco di circa 10 minuti al banco del check-in) le procedure d’imbarco, e quello che dal sito dell’Alitalia pareva un volo semivuoto si è rivelato in realtà pieno zeppo quasi di nient’altro che giapponesi, tutti di ritorno da un viaggio organizzato (e come ti sbagli?). Mi sembrava quasi che gli unici altri italiani a bordo a parte me rientrassero nel personale di volo, quando qua e là ho occhieggiato dei non giapponesi (che però potevano benissimo non essere italiani). Vicini di posto ovviamente giapponesi, una gentile coppietta la cui parte femminile al mio inane cercare la cappelliera per il bagaglio a mano mi spiega tutto con un “nai to omotteimasu” (non penso/pensiamo ci siano, sottinteso per questi posti) dando per scontato che io capisca a puntino (e vabbe’, gli è andata parzialmente bene).  Detta coppia, tanto per sfatare i miti sui giapponesi freddi e distaccati emotivamente o quantomeno per invitare a non generalizzare, si imboccava a vicenda il pranzo e si è tenuta stretta per mano sia durante il decollo che durante l’atterraggio, le due fasi più allucinanti del volo che un neofita non potrebbe descrivere più efficacemente dell’”Oh, Cristo…” di Crocodile Dundee.

L’interno del volo AZ784, su Boeing 777 di Alitalia operato in code share con JAL Japan Airlines

Fun Fact #1: il pane alla maionese
Non nel senso di pane aromatizzato alla maionese, ma che pare imperversare tra i giapponesi un modo bizzarro e insalubre di ingollare i paninozzi tondi e spugnosi che venivano distribuiti col pranzo di tipo giapponese, ovvero spiattellarci sopra una cucchiaiata di maionese e poi mangiarli così. L’ho visto fare a più d’uno quindi mi viene il sospetto che sia d’uso comune. Ad ogni modo, era la stessa cosa che facevo più o meno a tredici anni, con le conseguenze che si possono ben immaginare.

Le dodici ore, incredibilmente, sono passate più veloci di quanto mi aspettassi dai resoconti altrui, nonostante un problema al sistema d’intrattenimento sul trio di sedili su cui – sfiga – mi trovavo anche io risolto solo nelle ultime tre ore di viaggio. A quel punto mi sono potuta sbizzarrire ad ascoltare Il Cavaliere Oscuro in giapponese, un doppiaggio spassoso anche per il semplice fatto che a criminali e mafiosi viene dato indiscriminatamente un accento e un tono da yakuza XD Detto Cavaliere Oscuro, peraltro, pareva gettonatissimo tra i giovani giapponesi, ma non posso certo biasimarli. Un tipo che si trovava qualche fila avanti a me ha visto due volte l’ultimo Indiana Jones e due volte Il Cavaliere Oscuro in dodici ore.  Così, per sport. Io mi sono dedicata a principiare Time Hollow e a cadere in un torpore tipo vampirico in due occasioni separate da un’ora ciascuna.

A sinistra, inquadratura random del Keisei Skyliner catturata nell’attesa dell’espresso speciale. A destra, il cartellone che indica la direzione della linea Hibiya da prendere per arrivare al New Koyo Hotel

Ma ovviamente non avevo ancora passato immune la zona delle figurine di m***a, nossignori: sia mai. Tutte collezionate all’entrata nella magica terrah di Nippon, giusto per iniziare bene. Struttura dell’aeroporto di Narita meno labirintica e disperante di quel che credessi, forse perché a differenza dell’Italia la segnaletica FUNZIONA e ti permette di andare a colpo sicuro nel 90% delle volte (sapendo i kanji la cosa vale per il 95%). In compenso vado alla grande con le persone: parlo in inglese perché non ho voglia di essere fraintesa e d’impappinarmi in occasioni di una certa importanza, ma a poco vale visto che m’impappino ugualmente. Prima al disimbarco, dove l’impiegato, dopo aver ispezionato passaporto e disembarkation card con fare arcigno e avermi ordinato di poggiare gli indici sullo scanner delle impronte digitali con l’arcignità più acida che un essere umano possa raggiungere, ha dovuto riagguantarmi per la collottola perché stavo tornando indietro invece di passare a lato del suo banco. In seconda battuta, al baggage carousel, dove ero fermamente convinta di aver smarrito il bagaglio. Fortunatamente ho tenuto duro, pronta ad aspettare con pazienza che tutti i bagagli fossero scesi dal tapis roulant e afferrati da chi di dovere, ma nel frattempo ho avuto l’occasione di girare come una fiera attorno alla giostra facendo gesti di sgomento difficilmente capibili dalla popolazione locale. In queste situazioni di panico immotivato dimentico vergognosamente tutta l’etichetta che ho imparato in anni e anni di studio. Ma continuiamo: preso il bagaglio,è il momento dell’ispezione doganale. Dato che non ho un passaporto giapponese e che la soave e bassissima voce del poliziotto mi risulta inudibile, devo subire un controllo completo del bagaglio e della persona. Ancora una volta la timidezza non mi viene in aiuto, visto quanto tempo ci metto a rispondere alle semplici domande del suddetto. E che altro? Facciamo un avanzamento veloce fino all’imbarco sull’espresso Keisei (non lo Skyliner, attenzione: la versione scacia per squattrinati). Ho potuto saggiare con orecchio i famosi annunci “modulati” del capotreno, che praticamente stava a un braccio da me visto che sono salita sull’ultima carrozza. Tutti rigorosamente in giapponese, ma tanto devo scendere al capolinea, quindi l’importanza di carpire ogni parola è relativa. Il rumore dello sferragliare del treno sulla rotaia è tale e quale a quello delle vetture Trenitalia, il che mi evoca spiacevoli memorie pavloviane, ma tutto il resto è agli antipodi, anche se non quanto m’aspettavo dal momento che anche lo scenario fuori dal finestrino, stazioni a parte, sembra una zona periferica di Roma o una campagna laziale. Non so perché m’abbia fatto quest’impressione. Una volta entrati a Tokyo, ovviamente, tutto cambia. Faccio un po’ di casino con le macchinette automatiche (i tokioti lì intorno, tra cui comitive di scolari in uniforme, si saranno chiesti con pena chi cavolo fosse questa gaijin sfigata che continuava a confondersi), ma in compenso ho imparato a utilizzarle in tempo zero e, dopo appena tre fermate, sono finalmente scesa alla stazione dov’è ubicato il mio albergo, ma forse dovrei dire ostello viste le condizioni in cui versa. Il quartiere di Minami-Senju è molto tranquillo, direi dimesso, e non penso renda l’idea del resto della metropoli. In compenso è pieno di negozi fantastici a prezzi popolarissimi, incluso un locale che vende materiale da mangaka da spulciare non bene, ma benissimo. La comodità maggiore, comunque, è sicuramente il Seven-Eleven praticamente a due passi dall’alberg… ostello che offre, oltre a generi alimentari d’ogni tipo, un angolo riviste, con preponderanza di settimanali di manga, un altro per le fotocopie e un bell’ATM per prelevare come folli con la carta di credito, più una zona praticamente integrata nella cassa ove sobbollivano, al momento del mio primo ingresso, ingredienti per l’oden. Credo di aver prenotato almeno un paio di colazioni, sebbene i paninozzi lì venduti non abbiano un aspetto particolarmente invitante.

A sinistra il provvidenziale Seven-Eleven. A destra lo spuntino ivi acquistato: da sinistra a destra, il dorayaki (panino di pan di spagna ripieno di fagioli dolci), onigiri ripieno di salmone cotto e yaki-onigiri, un tipo di polpetta di riso spennellato di salsa e spadellato

L’ostello, e devo purtroppo rimangiarmi ogni cosa detta per giustificarne il basso prezzo, è parecchio triste e sporco. Fortuna che servirà praticamente solo da base per dormirvi e postare sul blog, perché è di uno squallore quasi insostenibile e mi spiace dirlo dal momento che il gestore si è mostrato gentilissimo, portandomi il valigione su per le scale (piuttosto, tremo al pensiero di come dovrò portarlo quando si tratterà di tornare con un bagaglio strapieno). Spero che, se non altro, il sento integrato sia decente, perché ho intenzione di provarlo assai a breve. Per ora passo e chiudo, con un cellulare TIM miracolosamente abbrancato come una piovra alla rete NTT DoCoMo che dal canto suo mi sugge circa un euro al minuto che sia chiamata o che sia io a chiamare e con l’intenzione di concludere la serata con un bagno caldo e un giro di kaitensushi, ma soprattutto con la connessione wireless sprotetta a scrocco, ecchediamine: questo sì che cambia qualunque cosa , visto che sono una nerd del cappio. E domani Asakusa!

Altre foto, aggiunte man mano, sull’apposita galleria di Photobucket.

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9 Responses to “18 marzo 2009: shin sekai ni yokoso”


  1. 1 utente anonimo 19 marzo 2009 alle 12:27

    Un consiglio?Fregatene delle figure di merda, tanto sono inevitabili malgrado tutta l’attenzione che un essere umano possa impiegare per evitarle!XDIn ogni caso pare che i giapponesi siano molto cortesi con i turisti, di conseguenza capiranno i più che comprensibili momenti di straniamento.
    Beh che dire, attenta a non cadere vittima di una simil sindrome di Stendhal all’interno dei negozietti di Akihabara!
    Fattanz.

  2. 2 utente anonimo 19 marzo 2009 alle 20:58

    Lo sapevo che conoscere il Giappone attraverso il tuo racconto sarebbe stato una piacevole esperienza: non avevo dubbi.
    Ho appena finito di leggere e già aspetto la prossima puntata. 🙂

    Ksw

  3. 3 Misurino 19 marzo 2009 alle 23:04

    Shari leggendo il tuo resoconto è come se mi ricordassi della mia prima volta nel paese del sol levante 😀
    Le figure di cacca le facciamo tutti non ti preoccupare XD Tipo quando mi sono persa alla stazione di Shinjuku e dopo alla stazione prima di Nakano XD
    Mi spiace che il tuo pseudo ryokan non sia dei migliori ma ti assicuri che passerai un sacco di giornate fuori, quindi non ci sarà il tempo di contemplarlo 😀
    Inutile dire poi, che la maggior parte dei giapponesi saranno gentilissimi nei tuoi confronti! Attenta nei negozi (soprattutto i depaaaaato XD) perchè ti si attaccano come delle sanguisughe a suon di “okiaku-sama irasshaaaiiimaseeeeee”.
    E benvenuta nel regno di conbini (convenient store), tra cui il mitico 7 eleven, il paradiso

  4. 4 nicolacassa 20 marzo 2009 alle 00:42

    Ciao Virginia! Sono Nicola del blog “nicolaingiappone”! Complimenti per il tuo blog e grazie per il link, ti aggiungo anche io! Sei la prima ragazza che vedo scrivere di videogiochi, forte! 🙂

  5. 5 utente anonimo 20 marzo 2009 alle 11:30

    Santi numi, cara, buon divertimento!!!!
    VMee

  6. 6 ShariRVek 20 marzo 2009 alle 13:37

    Ci sono già caduta nei vicoletti di Asakusa… non ho speranze (di non subirla) con Akihabara XD

  7. 7 RetroRan 20 marzo 2009 alle 22:00

    È tutto così meraviglioso….beata te….ancora, ancora…aggiornamenti !!

  8. 8 Em1x 21 marzo 2009 alle 12:24

    quoto Ran, senza nascondere un pelo d’invidia.. pure io vojo andare in giappone!! weeeeee!
    Ciao 🙂

  9. 9 ShariRVek 21 marzo 2009 alle 13:45

    Intanto grazie a tutti! ^o^

    @Ksw: si fa quel che si può 🙂 Come scriverò più avanti (la connessione non protetta è sparita e sono costretta a stare in lobby, dove è possibile restare solo fino alle 22 e comunque fino a quando mi durano le batterie), nessun resoconto può davvero dare l’idea finché non ci si trova lì. Magari la superficie delle cose è proprio quella, ma è l’essenza che non è affatto, per la maggior parte dei casi, come la si è immaginata.

    @Misu: Ahahah XD Ieri ad Asakusa ne ho fatta un’altra: sono scesa sulla banchina sbagliata della linea Ginza ad Asakusa, praticamente quella del capolinea, e un omino della stazione ha dovuto dirmi di risalire e andare dall’altra parte XD e oggi al Tokyu Hands di Shibuya, al piano della creatività varia, il commesso mi ha chiesto in giapponese se volessi una busta più grande. Io volevo dirgli di sì (sou shite kudasai), ma non m’è venuto XD Così è dovuta intervenire una commessa che parlava inglese… Oggi dopo aver fatto la Pasmo ho anche sbagliato e sono uscita a Ginza invece di prendere la Hibiya Line, così sono dovuta rientrare -.-

    @nicola: E’ un onore averti qui sul mio blog! Il link era doveroso, visto quanto mi hai aiutato con i tuoi resoconti passo per passo… grazie ancora! 😀

    @VMee: Grazie! Non mancherò assolutamente ^-^

    @Ran: Vediamo se riesco a trovare qualche connessione decente, prima… finché sto qui, dovrò accontentarmi di 40 minuti per volta, I’m afraid ;_;

    @Em1x: Beh, ti auguro di andarci, prima o poi *-* Sarà tutto come ti aspetti e allo stesso tempo diversissimo!


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Achtung spoiler

Sono stata avvertita dal Comitato Contro lo Spoiler Selvaggio che, se non avessi inserito questo avviso, dei ninja in tutù avrebbero visitato la mia cameretta per squartarmi con una lama da polso alla Altaïr. Ricordate dunque che, se temete spoiler, dovete stare molto attenti a leggere in depth o riflessioni personali sui miei giochi preferiti, in quanto qua e là rivelo cose importanti sulla loro storia. Se non avete giocato i titoli in questione, be very careful.

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