Da Acri a Damasco

Ci dev’essere qualche motivo particolare per cui Assassin’s Creed mi appassiona e mi affascina più dell’ultimo Prince of Persia.
Magari sono io quella strana e priva di fantasia, oppure le ragioni sono in realtà più in vista di quanto non creda. Se mettessimo a confronto sulla carta i setting di Assassin’s Creed e di POP e scrivessimo semplicemente che il primo è ambientato nella Terra Santa ai tempi delle Crociate e il secondo in una versione fantastica della Persia che ha subito influenze artistiche da Shadow of the Colossus, ICO, Okami e i film di Miyazaki, sarei la prima a scegliere quest’ultimo anche contando che ha un’art direction portentosa e che ho sempre amato il franchise. Infatti lo amo ancora, ma poi a sancire la mia preferenza in questa generazione interviene l’esecuzione di queste due premesse tra cui dovrebbe essere così facile scegliere la più ispirata e ispirante. Prince of Persia è una sublime esperienza estetica, così sui generis però da essere praticamente una collezione molto fine a se stessa di vedute da cartolina fantasy, un mondo così organico da somigliarsi a oltranza. Anche Assassin’s Creed è una sublime esperienza estetica, ma per motivi diversi e più radicati nel mondo reale e nella sua riproduzione romanzata.

Oltre al periodo storico in sé, m’è sempre piaciuto fantasticare sulla Storia. Non quando ero in classe a studiare una delle materie da me più odiate dell’intero programma, ma quando (video)giocavo. Che bello immaginare di essere personaggi immaginari calati in un ambiente familiare, che interagivano con quel contesto culturale, con quelle figure e con quegli avvenimenti. Che bello anche vedere mondi fantastici ispirati a precisi popoli in precise epoche storiche, come in Skies of Arcadia o più recentemente in Valkyria Chronicles (trova le somiglianze tra i due). E una volta cresciuta, questo interesse è maturato in una ricerca di documentazioni sempre più accurate in cui l’elemento fantastico si insinua sempre più sottilmente. È anche per questo, forse, che amo Eternal Darkness e che Assassin’s Creed mi interessava tanto da farmi decidere di acquistare un 360; ma ho dovuto giocarci, ovviamente, per rendermi conto di quanto fosse fondata questa percezione iniziale. La sua ricostruzione delle antiche città mediorientali e delle forze che ivi si muovono, anche al di là delle teorie di cospirazione al sapore di Templari con derive da odiosissimo Codice Da Vinci, è straordinaria e visitarle con un protagonista così innegabilmente figo (ancorché impenitente testadicavolo) fa il resto.

Non c’entra nulla la supposta libertà d’azione, forse un po’ le meccaniche leggermente diverse dal solito “salto, rincorsa, salto in lungo” di POP ma comunque ripetitive dato che ogni missione di borseggio è uguale all’altra e lo stesso può dirsi di quelle di interrogatorio e spionaggio, in cui cambiano giusto le cose che i PnG si dicono. È più questione di vedere come tutto fluisca naturalmente attorno a me mentre cammino per le strade cercando di mimetizzarmi tra la folla; di come nel frattempo i commercianti cerchino di vendere la loro merce con frasette accattivanti rivolte ai curiosi che si sono radunati di fronte alle loro bancarelle, di come i predicatori arringhino le folle e la gente faccia piccolissimi gesti quotidiani come grattarsi o starnutire mentre cammina. Di come i Crociati o le guardie di Salah ad-Din perseguitino i più deboli e di come queste scene, intese per catturare l’occhio del giocatore affinché soccorra i cittadini, si fondano naturalmente con tutto il resto nonostante vengano ripetute sempre le stesse due o tre frasi. È per l’affascinante caratterizzazione cromatica delle città, per i toni dorati di Damasco, per i blu grigiastri di Acri affacciata sul mare e piena di costruzioni cristiane, per il verdino della cosmopolita Gerusalemme e per la sua gente riccamente abbigliata (e per il distretto povero che somiglia in maniera inquietante alla Gerusalemme di Brian di Nazareth), per le moschee e le sinagoghe e le chiese che ne costellano le strade, per la Babele di lingue parlate dai soldati, dall’arabo al francese al tedesco. È per l’attimo in cui appollaiati come aquile sui torrioni più alti della città si osservano i minareti e le case sottostanti in una panoramica vertiginosa che quasi illude l’occhio di star vedendo la skyline di una metropoli moderna. È per le movenze feline di Altaïr, che ha l’agilità fluida e sovrannaturale di un’ombra senza perdere la fisicità di una persona vera. È per la filosofia che il gioco cerca allo stesso tempo di trasmettere e di confutare, o meglio di proporre lasciando a ogni giocatore la scelta: nulla è reale, tutto è lecito (il mitico motto degli Hashshashin). Una frase che si presta a mille interpretazioni e il cui significato di soggettività di tutto ciò che l’occhio umano percepisce si fonde assai bene con il contesto sovrastante, ovvero l’ambientazione contemporanea-distopica (che invero non gradisco molto) e l’idea di star semplicemente vivendo una simulazione di un lontanissimo passato che implica una riflessione sul rapporto tra giocatore, alter ego e mondo di gioco. Poco importa che questa riflessione, come alcuni lamentano, sia pretestuosa, portata avanti in modo maldestro o scontata: io la trovo efficace.

Ma una delle cose di cui sono più grata ad AC è che il rispetto per l’ambientazione storica che stava tentando di rappresentare quanto più immersivamente possibile ha impedito a Ubisoft Montreal di far parlare i suoi personaggi come fossero tutti vispi ventenni americani e non c’è nessun Principe a dire alla sua Principessa che è una ‘falsa magra’ o a fare battutine a doppio senso decerebrate. Non c’è insomma nessun agente disturbante a sopprimere l’atmosfera fin qui così sapientemente evocata e di questo mi sa che devo essere grata alla setta degli Assassini e ai fottuti Crociati del mio cappio, potessero crepare tutti inceneriti da un fulmine divino.

E soprattutto: “È l’Arca dell’Alleanza!” “Quella è solo una leggenda”. Applausi per aver inserito questa citazione senza farla stonare.

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9 Responses to “Da Acri a Damasco”


  1. 1 Ethelweis 20 aprile 2009 alle 15:29

    Posso dire la mia?Sono un appassionata di videogiochi.AC è un bel prodotto,confezionato con maestria,ma l’ho trovato fin troppo monotono purtroppo..x questo l’ho abbandonato dopo le prime missioni.Prince of Persia non mi stancherà mai temo:D
    Un saluto^^

  2. 2 ShariRVek 20 aprile 2009 alle 23:34

    Ciao! ^^
    Beh, a me piace Prince of Persia, mi è sempre piaciuto da The Shadow and the Flame (secondo episodio bidimensionale), ma anche lì non è che si faccia molto altro a parte saltare in diverse configurazioni. Diciamo che POP e AC, e nel primo caso mi riferisco ovviamente all’ultima versione, offrono un tipo di piacere estetico simile che viene dato dalla fluidità dei movimenti del personaggio controllato. Comunque l’ho anche scritto che presto o tardi le missioni finiscono col diventare ripetitive. Ma sono pur sempre entrata in fissa, è più forte di me. 😄

  3. 3 Ethelweis 21 aprile 2009 alle 10:15

    Capisco,hihihi,quando un gioco ti prende è così..buon dì,kiss^^

  4. 4 utente anonimo 22 aprile 2009 alle 12:58

    Mi sono fermato al secondo paragrafo per non rischiare d’inccappare in spoiler, ma ho trovato curioso che proprio recentemente abbia fatto notare ad Eva come Assassin’s Creed mi attiri parecchio più di Prince of Persia -senza neppure sapere di preciso il motivo del confronto, invero, nonostante si possa ravvisare qualche punto in comune-, e sia per l’appunto ancora uno dei titoli che più mi interessano per 360.

    Skull Kid

  5. 5 bbernoulli 22 aprile 2009 alle 15:11

    Innanzitutto complimenti per il blog, è la pirma volta che ci passo, veramente molto “pro” 🙂
    Se posso dire la mia, avendo giocato entrambi i titoli Ubisoft, sono riuscito a finire PoP con meno fatica di Assassin’s Creed ma solo per un motivo, c’è meno roba da fare. Concordo con te che AC è tecnicamente, stilisticamente e storicamente molto ben fatto, e se solo avessero sviluppato alcune idee (il camminare tra la folla all’inizio è molto intrigante) sarebbe stato un super capolavoro.
    Purtroppo soffre di una monotonia che non gli permette, a mio parere, di rimanere nell’olimpo dei videogiochi, anche sespero per il futuro che facciano tesoro delle critiche dei giocatori.
    Ciau!

  6. 6 ShariRVek 22 aprile 2009 alle 15:56

    Skull, ma noi tutti siamo fake, lo sai XDDDD
    Comunque invero mi sarei aspettata che gradissi di più il nuovo Prince of Persia, se non altro per l’estetica. o:

    Grazie per i complimenti al blog, Bbernouilli 🙂
    A parer mio, Assassin’s Creed acquisisce un livello superiore di ricchezza e interesse rispetto all’ultimo POP per un motivo in realtà molto semplice: la ricostruzione storica e il livello di documentazione che traspare da essa. L’ultimo POP, per quante possano essere le fonti d’ispirazione che hanno portato a quello stile fantastico, non ha particolari “punti d’appiglio” o riferimenti culturali che traspaiano oltre a un feeling fiabesco da “Mille e una Notte” contaminato dai giochi che ho citato nel post. Ha senza dubbio una certa personalità, ma allo stesso tempo non ha il contesto di AC e forse per questo ha fatto meno presa sul mio immaginario proprio perché esso è già stato acchiappato dagli Okami e gli Shadow of the Colossus del caso. Oltre al fatto che il gameplay di AC, per quanto ripetitivo, ha già qualche elemento in più del “salta, corri e combatti ogni tanto” di POP. Da questo punto di vista trovo paradossalmente più interessante Le Sabbie del Tempo (combattimenti a parte) proprio perché cerca di generare un setting fantasy da una cornice più precisa.

  7. 7 utente anonimo 15 maggio 2009 alle 16:50

    Ciao ^_^
    Leggo il tuo blog da un sacco di tempo ma questo é il mio primo commento 🙂
    Ho iniziato AC da poco e da quel che ho visto mi sembra decisamente interessante. Ok la monotonia, ma penso che giocandolo un poco per volta si riesca a fuggire da questa 🙂 PoP invece non mi é piaciuto per niente :s L’ho trovato un pochetto vuoto e noioso, ma vedo che ad altri utenti é piaciuto tantissimo 🙂 Che dire, il mondo é bello perché vario! ^_^

    Alla prossima, e complimenti per il blog, tra tutti quelli che tengo d’occhio é il più bello 😄 (e tranquilla che non lo dico a tutti ahahah)

    Ciao! Floriana

  8. 8 ShariRVek 16 maggio 2009 alle 19:14

    Ciao, ti ringrazio per i complimenti! 😀
    Per me che guardo molto a storia, personaggi e ambientazione AC è stato proprio quello che mi aspettavo, anche dal lato dell’esplorazione e dei movimenti. Purtroppo andando avanti cambia davvero poco ed è l’unico difetto davvero grosso che gli rimprovero, anche se alla fine sono diventata dipendente da certe azioni sempre uguali come il soccorso o l’arrampicata sui punti panoramici (che è spettacolare sempre).

    Ciao, grazie ancora!

  9. 9 utente anonimo 16 maggio 2009 alle 23:43

    Ecco, mi sa che ci siamo capite perfettamente! Quello che io guardo in ogni VG é proprio la storia, personaggi e ambientazione… Il resto conta, si… ma in maniera mooolto marginale (per me!) 🙂

    Ciao! ^_^

    Floriana


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Sono stata avvertita dal Comitato Contro lo Spoiler Selvaggio che, se non avessi inserito questo avviso, dei ninja in tutù avrebbero visitato la mia cameretta per squartarmi con una lama da polso alla Altaïr. Ricordate dunque che, se temete spoiler, dovete stare molto attenti a leggere in depth o riflessioni personali sui miei giochi preferiti, in quanto qua e là rivelo cose importanti sulla loro storia. Se non avete giocato i titoli in questione, be very careful.

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