Archivio per luglio 2009

The real Mad World

Master, we’re in a tight spot! Like, tighter than tight!

Cose come killer7 dovrebbero servire a farti capire che tipo di videogiocatore sei. A costringerti a sbugiardarti davanti a tutti se la prima volta che hai preso il pad in mano ti è venuto da vomitare per il sistema di controllo, perché poi te ne innamori se invece ti ci metti davanti con tutta la calma necessaria, pronto per essere spiazzato e per sparare un gigantesco WTF?! al cielo quando vedi un’infermiera abusare di un vecchio su una sedia a rotelle o quando senza una ragione apparente tutte le cut scene si trasformano in anime o un’assassina vestita da liceale fa una presentazione in giapponese senza nessun senso, o quando un tizio in bondage rosso che pende dal cielo con un filo esprime il suo disgusto per l’afro. O magari quando due politici giapponesi continuano a parlare con le teste spappolate e il cervello bene in vista. O quando… basta, mi devo fermare. Ma di quando senti per la prima volta le vocine dei fantasmi, ne vogliamo parlare?

EBBENE SÌ, NON AVEVO CAPITO NIENTE DI KILLER7, VA BENE? LO AMO LO AMO LO AMO

Sì, lo amo. Amo il suo caos che si fa regola, l’eclettismo stilistico che diventa uno stile coerente e riconoscibile in se stesso. Amo gli ambienti circolari che sono come un labirinto della mente, la ripetizione rituale dei passi che precedono ogni scontro finale, ciascuno totalmente diverso da tutti gli altri per contrasto all’impianto ludico semplice e lineare. Amo anche quel gameplay che tanto avevo disprezzato, lo amo al punto che non ne troverei nessuno più adatto a questo stile di gioco febbricitante ma saldo come un muro. E poi, nel tempo libero, fangirlo Dan Smith.

Killer7 è arte, arte interattiva, e lo è perché come tutte le opere d’arte lo si può leggere a innumerevoli livelli, anche molteplici contemporaneamente, senza che si escludano a vicenda e senza che uno sia più o meno valido di tutti gli altri. Tutto a seconda di quanto e quale impegno vogliamo spendere nel fruirlo, se c’interessi come semplice shooter su rotaie (cosa in cui comunque fornisce un’esperienza più che degna e appagante), come delirante collage postmoderno o come complesso lavoro psicologico/psicanalitico. Anche se alcuni di questi livelli sono stati applicati a posteriori e non nella fase creativa, resterebbe comunque intoccata la loro esistenza. È arte perché non c’è un dialogo o un intercalare che non resti appiccicato nel cervello come un insetto che si contorce per liberarsi dalla carta moschicida.

Come quando leggi basito i racconti dei brutali omicidi che Susie narra con tono garrulo e spensierato. (°-°)/

Un delirio dopo l’altro, c’è sempre qualcosa ad aspettarti dietro il prossimo angolo ed è quasi sempre molto più spaventosa di un Heaven Smile.

Tomorrow it could be you.

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Oscuri segreti rivelati

Ho attraversato le barriere di mille controlli di sicurezza, di metal detector e accrediti magicamente spariti dalle liste, di buste di plastica in cui infilare i cellulari e posti riservati a nonsisabenechi, e tutto questo per voi. No, un momento: almeno, non solo. Alla fine mi son goduta la visione di Harry Potter e il Principe Mezzosangue, mio terzo libro preferito della saga sulla cui trasposizione filmica nutrivo in vero grandissime aspettative (visto quanti erano gli elementi che scalpitavo di veder concretizzati in immagini). Saranno state soddisfatte o tutto si è infranto sugli scogli di una cocente delusione, conscia del fatto che tre epic phail su tre dopo Prigioniero di Azkaban e Calice di Fuoco avrebbero potuto traumatizzarmi a vita?
Beh, qui non ve lo dirò perché potete benissimo leggere cosa ne penso nella recensione, che poi è la parte altruistica che la visione dell’anteprima implicava.

La trovate Smaterializzandovi a questo indirizzo:
http://www.cinemaevideogiochi.com/cinema-tv/fantasy/harry-potter-atto-sesto-oscuri-segreti-rivelati/

Lo strano caso delle pagine blu e delle pagine rosse

Myst. L’ho finito per cultura personale, cogliendo la bellezza dei paesaggi nascosta dietro le confusionarie schermate statiche (la versione real in 3D effettivo è non solo consigliata, ma praticamente necessaria a mio avviso), leggendo i diari di Atrus, annotando furiosamente le soluzioni degli enigmi, gradendo la caratterizzazione dei tre personaggi in croce. Insieme all’ambientazione e alla storia sono l’aspetto più riuscito, ma volevo approfittarne per lanciare una provocazione e al tempo stesso togliermi un piccolo sassolino dalla scarpa.

L’ho pensato sin dalla prima volta che ho provato a giocarci non trovandolo fatto per me, e ponderando sul destino post-Myst delle avventure punta e clicca. E continuo a pensare che il successo enorme di quest’opera Cyan Worlds abbia parzialmente guastato il genere in termini contenutistici, ma non certo perché sia brutta. Myst e tutti i susseguenti episodi configurano un modo di risolvere enigmi pressoché agli antipodi dello stile LucasArts, un modo basato sul confronto diretto con una serie di schemi da sbrogliare in stile Settimana Enigmistica come contrapposto all’approccio per ragionamenti laterali e teso ad aggirare il problema con la furbizia.
    Il guaio, se così vogliamo chiamarlo (resta comunque il dubbio che il genere in sé non sarebbe comunque durato a lungo in quella forma per intrinseci limiti formulari), è che per giustificare la presenza di enigmi alla Myst nel mondo di gioco ci vuole una dose tripla d’impegno come contrapposto all’obbligo di utilizzare l’ambiente circostante in un Monkey Island o un Indiana Jones. Lo stesso Myst non sempre riesce a inserirli con logica inattaccabile, disseminando ad esempio appunti per gli indizi che a rigore nessuno dotato di buonsenso lascerebbe in giro e implicando balzi di fede da parte della sospensione d’incredulità che non a tutti risultano ugualmente automatici. Quelli susseguitisi sulla scia della fama mondiale di Myst, invece, se ne sono proprio infischiati, ed è così che ci ritroviamo tabelline con quadratini, orologi dal funzionamento astruso, mazzi vari e rebus su cui smanettare seguendo hint che qualcuno si è trovato provvidenzialmente ad annotare all’altro capo del castello senza un motivo particolare che davvero ti fanno chiedere se pure per andare al bagno non sia necessario risolvere un puzzle.

Comunque, a scanso d’ogni equivoco, sto facendo in modo di procurarmi Myst II: Riven. Così che si capisca che non ce l’ho con Rand Miller, anzi Atrus è un gran figo (ma non mi permetterei mai di contenderlo a my dearest fake *o*).

Ah, non giocateci su DS.


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Achtung spoiler

Sono stata avvertita dal Comitato Contro lo Spoiler Selvaggio che, se non avessi inserito questo avviso, dei ninja in tutù avrebbero visitato la mia cameretta per squartarmi con una lama da polso alla Altaïr. Ricordate dunque che, se temete spoiler, dovete stare molto attenti a leggere in depth o riflessioni personali sui miei giochi preferiti, in quanto qua e là rivelo cose importanti sulla loro storia. Se non avete giocato i titoli in questione, be very careful.

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Gioco a:
Layton Kyoju Vs. Gyakuten Saiban (3DS), L.A. Noire (PS3)

Leggo:
Il seggio vacante, Le cronache del ghiaccio e del fuoco, Il manga

Guardo:
Recuperi cinefili vari (ultimo visto: Ralph Spaccatutto), L'ispettore Coliandro

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