The real Mad World

Master, we’re in a tight spot! Like, tighter than tight!

Cose come killer7 dovrebbero servire a farti capire che tipo di videogiocatore sei. A costringerti a sbugiardarti davanti a tutti se la prima volta che hai preso il pad in mano ti è venuto da vomitare per il sistema di controllo, perché poi te ne innamori se invece ti ci metti davanti con tutta la calma necessaria, pronto per essere spiazzato e per sparare un gigantesco WTF?! al cielo quando vedi un’infermiera abusare di un vecchio su una sedia a rotelle o quando senza una ragione apparente tutte le cut scene si trasformano in anime o un’assassina vestita da liceale fa una presentazione in giapponese senza nessun senso, o quando un tizio in bondage rosso che pende dal cielo con un filo esprime il suo disgusto per l’afro. O magari quando due politici giapponesi continuano a parlare con le teste spappolate e il cervello bene in vista. O quando… basta, mi devo fermare. Ma di quando senti per la prima volta le vocine dei fantasmi, ne vogliamo parlare?

EBBENE SÌ, NON AVEVO CAPITO NIENTE DI KILLER7, VA BENE? LO AMO LO AMO LO AMO

Sì, lo amo. Amo il suo caos che si fa regola, l’eclettismo stilistico che diventa uno stile coerente e riconoscibile in se stesso. Amo gli ambienti circolari che sono come un labirinto della mente, la ripetizione rituale dei passi che precedono ogni scontro finale, ciascuno totalmente diverso da tutti gli altri per contrasto all’impianto ludico semplice e lineare. Amo anche quel gameplay che tanto avevo disprezzato, lo amo al punto che non ne troverei nessuno più adatto a questo stile di gioco febbricitante ma saldo come un muro. E poi, nel tempo libero, fangirlo Dan Smith.

Killer7 è arte, arte interattiva, e lo è perché come tutte le opere d’arte lo si può leggere a innumerevoli livelli, anche molteplici contemporaneamente, senza che si escludano a vicenda e senza che uno sia più o meno valido di tutti gli altri. Tutto a seconda di quanto e quale impegno vogliamo spendere nel fruirlo, se c’interessi come semplice shooter su rotaie (cosa in cui comunque fornisce un’esperienza più che degna e appagante), come delirante collage postmoderno o come complesso lavoro psicologico/psicanalitico. Anche se alcuni di questi livelli sono stati applicati a posteriori e non nella fase creativa, resterebbe comunque intoccata la loro esistenza. È arte perché non c’è un dialogo o un intercalare che non resti appiccicato nel cervello come un insetto che si contorce per liberarsi dalla carta moschicida.

Come quando leggi basito i racconti dei brutali omicidi che Susie narra con tono garrulo e spensierato. (°-°)/

Un delirio dopo l’altro, c’è sempre qualcosa ad aspettarti dietro il prossimo angolo ed è quasi sempre molto più spaventosa di un Heaven Smile.

Tomorrow it could be you.

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3 Responses to “The real Mad World”


  1. 1 utente anonimo 17 luglio 2009 alle 19:09

    che dire…..sono commosso, finalmente^__^
    Viewtifulmee
    il mio Smith del cuore però rimane Con:)

  2. 2 Wanicola 23 luglio 2009 alle 16:20

    Anche io Fangirlo Dan 😄
    Gioco fantastico comnque, pure io l’ho apprezzato in ogni singola sfaccettatura(tanto da finirlo in tutte le varianti che offre).
    Ora l’annoveroso quesito, ti è piaciuto di più o di meno di No More Heroes?

  3. 3 ShariRVek 24 luglio 2009 alle 09:38

    E’ una domanda difficilissima! XDDDD
    Forse però killer7 ha più contenuti e più significati, oltre a essere più vario. Quindi mi conformerei all’opinione comune, ovvero che NMH è in realtà una diluizione del precedente. Anche se comunque strarulla.


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Sono stata avvertita dal Comitato Contro lo Spoiler Selvaggio che, se non avessi inserito questo avviso, dei ninja in tutù avrebbero visitato la mia cameretta per squartarmi con una lama da polso alla Altaïr. Ricordate dunque che, se temete spoiler, dovete stare molto attenti a leggere in depth o riflessioni personali sui miei giochi preferiti, in quanto qua e là rivelo cose importanti sulla loro storia. Se non avete giocato i titoli in questione, be very careful.

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