La Nemesi

Se il videogioco è troppo facile (o difficile)

 

Fire Emblem: Radiant Dawn presenta una difficoltà decisamente più elevata rispetto alla precedente iterazione su GameCube, e la controbilancia con la possibilità, finora inedita per la serie, di salvare permanentemente dopo qualunque mossa

Ogni videogioco dovrebbe in un certo senso recitare la parte di ‘nemico’ del giocatore. Dovrebbe opporglisi con fermezza e onestà, mai barando per umiliarlo, perché a quel punto è giusto non starci, ma agendo come fosse il classico maestro di arti marziali che provoca il suo allievo per spingerlo a dare il meglio di sé. Così ogni difficoltà superata con le proprie forze, assurgendo a impresa eroica, dona soddisfazione e appagamento, oltre che una crescita di quell’orgoglio per le proprie facoltà che verrà nuovamente messo alla prova alla prossima occasione. Quando il videogioco dimentica di essere nemesi, quando si fa amico e tiene per mano il giocatore sorridendo senza mai offrirgli una sfida, ecco che piovono le critiche. Il videogioco deve essere bastardo.
    Ma siamo sicuri che chi non si diverte affatto a farsi sfidare a ogni angolo, preferendo piuttosto (per gusti o per mancanza di tempo) un rilassante ‘viaggio guidato’ tra ambienti digitali, linee di testo e cut scene, non abbia il diritto di definirsi videogiocatore?
    Siamo dell’idea che ognuno dovrebbe poter ricavare da un mondo virtuale ciò che più lo aggrada: finché non è il divertimento di qualcun altro a risentirne, non dovrebbe esserci motivo di disprezzare chi vuole giochi facili, senza contare che spesso la difficoltà dei titoli più arcaici era calibrata per compensarne la brevità nel tempo e costringere a ritentare più volte affinché l’esperienza ne uscisse artificialmente prolungata. Ciò detto, esiste un metodo estremamente civile per accontentare, ad esempio in un action game (ma non solo), tanto lo sterminatore veterano, che vuol essere costretto a usare tutte le tecniche che gli si offrono, quanto chi intenderebbe invece trasformarsi in un tritatutto umano, allettato dalla promessa di mandare all’altro mondo orde barbariche su orde barbariche che gli è stata propinata a grandi e roboanti lettere sulla confezione: basta implementare un livello di sfida variabile, che si adatti all’abilità di chi impugna il pad. La scoperta dell’acqua calda? Chissà. Certo è che se ne parla ancora molto, forse troppo.
    Per questo la difficoltà ‘Umano’ in Devil May Cry 4 va ad affiancarsi alla ‘Ammazzademoni’, mentre nel pur ostico Fire Emblem: Radiant Dawn, tanto per cambiar genere, è disponibile da subito una modalità facile. Solitamente questi stessi giochi premiano chi decide d’impegnarsi: ancora convinti che per sentirsi più bravi bisogni prendersela con chi semplicemente gioca in modo diverso?

[Da Game Pro 012]

Addendum: Interessati alla questione? Great minds think alike, come dimostrerà il numero 027 di Game Pro…
Nel tempo intercorso dalla stesura di quest’articolo, pensando e ripensando, ho notato che il genere dei JRPG sembra sovvertire quanto sin qui descritto e tende, sin dalla notte dei tempi, a risultare più difficile alla partenza che non al culmine dell’avventura. Lo stesso Radiant Dawn qui nominato, proseguendo, digrada dolcemente verso una simpatica scampagnata in pianura (per poi impennarsi repentinamente e verticalmente nelle ultime missioni). Ma la natura dell’esperienza, che rassomiglia a un viaggio iniziatico in cui i talenti del protagonista sbocciano fino a elevarlo all’altezza del suo avversario, richiama una struttura della sfida decisamente difforme dalla salita graduale di un action game alla DMC.

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5 Responses to “La Nemesi”


  1. 1 utente anonimo 26 agosto 2009 alle 18:04

    “Radiant Dawn” si sarebbe dovuto chiamare “Painful Failure” (nei confronti del giocatore). Accidenti è difficilissimo… DA SUBITO.
    Su wii non sono certo abituato ad essere preso a calci in questo modo. E non sono nemmeno sicuro di non aver scelto “facile”… ;__;

  2. 2 utente anonimo 26 agosto 2009 alle 19:38

    In realtà il discorso sui JRPG è secondo me quello di una non-difficoltà, cioè in cui il “parametro” abilità del giocatore è sostituito dal tempo, facendo sì che chiunque, con un tempo x a disposizione per livellare il proprio party possa venire a capo di qualunque cosa il gioco gli pari davanti (con i dovuti casi eccezionali, ovvio).
    Per quanto riguarda FE, ti assicuro che mi sono messo di impegno all’uscita di oni capitolo per cercare di giocarlo, ma la difficoltà invereconda, le mie manie di completismo e l’incredibile tasso di mortalità delle tizie sui cavalli alati mi hanno sempre trattenuto dal porterne a termine ancho solo uno….sigh
    un salutone
    ViewtifulMee

  3. 3 ShariRVek 26 agosto 2009 alle 21:39

    We, zau a entrambi!

    VMee, dici il giusto, e infatti è in parte là che volevo andare a parare… Radiant Dawn, dopo le prime missioni che legnano sui denti a livelli indicibili, si fa più clemente (anche perché… arrivano i nostri). Le prime missioni mettono un’ansia tremenda, con tutti quei personaggi deboli come pulcini bagnati da difendere con poche unità decenti. Ah, MAI usare i Cavalieri Pegaso. Sono il M4l3. >_>

  4. 4 utente anonimo 1 settembre 2009 alle 11:46

    Non sarà molto educato però non posso far altro che aprire questo commento con un: WOW! Difficilmente riesco a trovare ragazze, come me, che amano i Jrpg così tanto. Ragazze che amano il Giappone invece ce ne sono molte a buttare, magari non sanno cos’è un matsuri, però conoscono quello strafigo dell’ultimo dorama in circolazione. Non rientro in questa categoria, ma la Nipponia ha sicuramente influenzato la mia vita (e il problema è che la influenzerà ancora!) sono fan del retro-gaming e di Xenogears, se è possibile lascio il link del mio blog. Complimenti per il tuo, davvero! ^^

    Elhaym

  5. 5 ShariRVek 1 settembre 2009 alle 13:21

    Ehi, ciao! ^^ Il tuo blog lo conosco, e avevo molto apprezzato le tue sinossi del background di Xenogears. Non avevo la certezza assoluta che fossi una ragazza, ma ora che lo so, beh, non posso che dire “sorella”! E’ sempre bello trovare delle vere appassionate di videogiochi, che peraltro noto avere passioni comuni in fatto di generi e anche di giochi. So bene a quale genia ti riferisci quando parli di nippomaniache e ciascuno può senz’altro far quello che preferisce, ma… personalmente non considero una ragazza innamorata dell’ultima mascotte kawaii o dell’ultimo attore/idol giapponese una vera e propria appassionata di Giappone quanto un’amante di quel particolare fenomeno.
    Detto questo, farò un bel giretto sul tuo forum di Xenogears (una realtà italiana su questo gioco è più rara degli unicorni!) e, chissà, se avessi tempo potrebbe anche scapparci una mano per tradurre il Perfect Works :3
    Grazie per i complimenti al blog! ^^


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Sono stata avvertita dal Comitato Contro lo Spoiler Selvaggio che, se non avessi inserito questo avviso, dei ninja in tutù avrebbero visitato la mia cameretta per squartarmi con una lama da polso alla Altaïr. Ricordate dunque che, se temete spoiler, dovete stare molto attenti a leggere in depth o riflessioni personali sui miei giochi preferiti, in quanto qua e là rivelo cose importanti sulla loro storia. Se non avete giocato i titoli in questione, be very careful.

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