Ora con più otaku a bordo

Da quando sono tornata dal Giappone lo scorso anno rifletto ogni tanto sul fatto che potrei esser nata nel luogo sbagliato, probabilmente per via di uno scambio dei documenti di spedizione fra cicogne. In alternativa, chi fosse alla ricerca di una spiegazione di carattere più misticheggiante potrebbe magari pensare agli echi di una vita precedente, che riaffiorano al visitare luoghi i cui ricordi sono sopiti ma niente affatto cancellati. Pistillate a parte, pur non pretendendo di *capirli* approvo buona parte dei comportamenti e degli atteggiamenti della gente indigena e mi sento a mio agio per affinità in un luogo in cui tutto funziona con scrupolosa e inflessibile precisione, in cui la gente agisce solo in base a schemi mentali predefiniti (proprio come me e la mia elasticità degna d’un mattone) e in cui nessuno si sognerebbe mai di recarti disturbo con le proprie azioni. Il mio insopportabile individualismo m’impedisce di essere una giapponese in tutto e per tutto, così come le abitudini instillate dal’educazione e dall’ambiente familiare; ma ora, alle porte del secondo viaggio verso la terra che mi ha rapito l’immaginazione, mi sembra di tornare a qualche parte d’importante. Alle vie raccolte e intime di Asakusa, con i loro elementi architettonici tradizionali bizzarramente fuori posto e i tralicci assicurati al suolo da cavi di sostegno, ma anche ai conbini e alle panya, allo Scramble di Shibuya e ai negozi dell’Akihabara delle meraviglie, alle statue sul tetto del Ghibli Museum, alle bancarelle e ai sakura in fiore nel parco di Ueno. E altrove.
    Mi sembra strano e quasi assurdo pensare che lo scorso anno, mentre mi trovavo lì, fossi spesso lacerata fra la felicità di esserci e la paura di averne abbastanza, propendendo poi istantaneamente e in eterno per il primo sentimento non appena rimesso piede nel Bel Paese dove ‘l sì sona.

Stavolta sarò in compagnia, per nerdeggiare allegramente assieme e condividere tutto quel che avevo visto e provato (nonché gustato), e con la speranza che l’aria di casa mi aiuti a schiarire un po’ le idee.

P.S. Tanto per restare in tema con l’immagine di apertura, sto giocandomi Ace Attorney Investigations, ma se mi verrà voglia di scrivere cosa penso a riguardo dovrete prepararvi a un minirant, temo.

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6 Responses to “Ora con più otaku a bordo”


  1. 1 utente anonimo 6 aprile 2010 alle 17:07

    Anch'io la penso allo stesso modo sul fatto che non ci siano più le stacanoviste cicogne di una volta, ora lasciano andare e dove atterra atterra ^^ In fondo se si può nascere nel corpo sbagliato, nel tempo sbagliato (quanti giovanissimi cultori anni 60 esistono, se non medioevali etc), non vedo perché non debba essere plausibile la cosa della nazione sbagliata, ma anche fosse solo per una questione geografica piuttosto che culturale. Purtroppo non tutti hanno la possibilità di scoprirlo e porvi rimedio.Per il resoconto sul viaggio, se posso permettermi, meno rapporti su cibarie e più su robe incommestibili xDL'immagine del post dove l'hai presa? Mi piacerebbe averla come desktop.Se decidi di parlare di Ace Attorney Investigations leggerò molto volentieri. Nel blogghino di amicici stavamo giusto mettendo in ordine le idee riguardo le avventure (nel caso specifico c'è anche un paragone AA/Heavy Rain) e una differenza fra la trilogia e questo m'interesserebbe assai.maxlee

  2. 2 Misurino 20 aprile 2010 alle 22:19

    Ah Shari non mi dire… Hanno fatto cadere anche te nel posto sbagliato D=Come non condividere quello che hai scritto…!Mi raccomando fai buon viaggio in Giappone! E poi sei pure in compagnia, fai tante foto ❤

  3. 3 ShariRVek 24 aprile 2010 alle 15:23

    Ehi, Misu! :3 Sono andata e tornata! X3
    Purtroppo gli ultimi due giorni di viaggio sono stati un po’ così, passati con la nausea in albergo… però come immaginavo dopo la passata e dopo il viaggio di ritorno allucinante sto ricominciando a rimpiangere tutto >._>
    Gente così penso comunque che ci sia in tutti i Paesi.

  4. 4 Misurino 2 maggio 2010 alle 13:34

    Come abbiamo detto su msn, forse i Giapponesi si son proprio rotti le scatole di tutti i baka gaijin che inondano Tokyo come se fosse il paradiso degli otaku. E in un certo senso posso capirli!Certo che poi però ci vanno di mezzo tutti…

  5. 5 utente anonimo 6 maggio 2010 alle 12:31

    io sono appena tornato dalla mia luna di miele, fatta proprio in Japan (il mio secondo viaggio).Questa volta ho unito il dilettevole all'utile, ovvero mi sono informato sui costi delle case, sulle possibilita' di lavoro e sulle difficolta' dei visti.Lo zio di mia moglie vive Mitaka e lavora a Tokyo da 22 anni, ha potuto darmi quelle informazioni da "chi ci vive" che nello scorso viaggio da turista pure non ho potuto avere.I miei pensieri sono cambiati, se trovar lavoro potrebbe essere relativamente un task attuabile, vivere nelle microscopiche case di tokyo ed hinterland mi resta molto difficile, cosi' come dopo aver visto l'entroterra e la sua squisita ospitalita', difficilmente accetterei di vivere e lavorare nella big metropoli (allo stesso modo per cui aborro Milano e qualunque altra capitale).Scusa se mi sono dilungato, non conosco a fondo i motivi per i quali anche tu ami il giappone, se non i piu' condivisi quali il gran rispetto per il prossimo e l'efficienza che applicano nel quotidiano.Se posso darti un consiglio, in questo tuo viaggio prova ad uscire dalla realta' di tokyo, vai in qualche paesino fuori dalle mete turistiche e assapora la bonta' di quella gente.Sara' la piu' bella delle esperienzec4os

  6. 6 ShariRVek 8 maggio 2010 alle 11:41

    Ma quello che mi stranisce di più, Misu, è che talvolta coi classici gaijin erano più cortesi e disponibili! X°D Non riesco a capire il perché… forse rispondevano maggiormente alla loro idea di stranieri in visita, rientrando in schemi mentali più prevedibili, ma la cosa contraddice la mia impressione iniziale, ovvero che si fossero semplicemente rotti l'anima O.oVabbe', comunque quelli contenti di trovare una turista che sapeva leggere e parlare un po' di giapponese c'erano… XDGrazie, c4os, per la tua testimonianza. Non nascondo di considerare con sempre più insistenza l'idea di cercare un lavoro ovunque meno che qui in Italia, anche se tentare di trasformare in quotidianità l'esperienza del Giappone mi fa esitare un tantino in quanto mi esporrebbe a trattamenti diversi, e a detta di tutti gli stranieri trasferiti non sempre piacevoli, anche da parte della gente del luogo (e figuriamoci se voglio essere di disturbo…). Preferisco che andare lì resti un momento di stacco dalla solita vita, o quantomeno un'occasione di lavorare solo a intervalli regolari in una realtà altra. Forse perché ci tengo troppo, forse perché sono semplicemente troppo gelosa delle mie cose, anche di quelle immateriali.Tanto, anche pensandola altrimenti non avrei comunque a chi rivolgermi come "testa di ponte" fra qui e là XDA te auguro di riuscire a coronare il tuo sogno, comunque.Personalmente in questo viaggio ho visitato Kamakura, che non so quanto appieno corrisponda alla tua definizione di "paesino" ma che sicuramente emanava un'atmosfera ben diversa sia da Tokyo che da Kyoto (che comunque già era tutta un'altra cosa rispetto alla capitale). Anche la gente della periferia di Tokyo (Yanaka, Asakusa) mi sembra molto più simpatica, disponibile e "umana" di quella che bazzica nel centro città.


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Sono stata avvertita dal Comitato Contro lo Spoiler Selvaggio che, se non avessi inserito questo avviso, dei ninja in tutù avrebbero visitato la mia cameretta per squartarmi con una lama da polso alla Altaïr. Ricordate dunque che, se temete spoiler, dovete stare molto attenti a leggere in depth o riflessioni personali sui miei giochi preferiti, in quanto qua e là rivelo cose importanti sulla loro storia. Se non avete giocato i titoli in questione, be very careful.

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