[La madeleine] Gargoyle’s Quest

Per un puro caso, o forse no, sono capitata sulla pagina di Wikipedia inglese di cotal pilastro della mia infanzia, che avevo già menzionato in precedenza per parlare del suo (fra l’altro superiore) seguito su SNES. L’ordine degli eventi è più o meno questo: nell’estate 1993 resto intimidita dal coin’op del primo Ghosts ‘n’ Goblins. Poco tempo dopo gli amichetti della porta accanto vengono visti giocare su Game Boy e offrono partite dimostrative al sopraindicato videogioco con gargoyle. Attirata dalla scritta “Ghosts ‘n’ Goblins” in calce al nome effettivo e ufficiale, decido che deve far parte della mia collezione; tutto il resto è storia.

Ricordo ancora il senso di potenza che i nuovi poteri trovati per puro caso sulla mappa od ottenuti al costo di litri e litri di sangue buttato su ogni singolo centimetro di ogni singolo stage conferivano; l’emozione di poter volare qualche centimetro un po’ più in là e di afferrarsi a una sporgenza in un livello prima irrisolvibile, di distruggere un blocco o di ritrovare appeso a un albero perfettamente qualunque della mappa un paio d’ali più potenti utilizzando il rigido e scomodo menu delle interazioni. L’emozione di apprendere il primo “incantesimo della resurrezione”, leggi password, e di poter quindi iniziare dalla prima area anziché ripetutamente dall’inizio. Il senso di drammaticità (a pacchi, proprio) nel momento in cui il Re Darkoan, imprigionato dall’armata dei Distruttori, riusciva a spostarsi dal suo trono grazie all’intervento di Firebrand e in quel momento lo investiva dei suoi illimitati poteri: avevo dovuto passar mesi solo per superare stage e relativo boss, un’impresa che probabilmente aveva influito sulla soddisfazione risultante. E ancora il combattimento finale, dopo aver risvegliato tutte le ultime abilità della Red Blaze ed esser diventati (a confronto dell’inerme moscerino del principio) una perfetta macchina di morte. Fa una strana impressione rileggere adesso quella trama semplicissima, raccontata per mezzo di due finestre di testo mal tradotto, a disposizione di tutti i curiosi sui siti di retrospettive videoludiche quando allora mi era costato fatica anche solo capirla. E le musiche, così epiche per i chip sonori primordiali che le riproducevano.
Gargoyle’s Quest rivelava in realtà l’ispirazione dalla serie principe e il coinvolgimento del medesimo staff nella rigidità dei movimenti dell’avatar, che ancora una volta non poteva modificare la direzione del salto appena spiccato. Gli elementi di crescita del personaggio, ancorché piuttosto lineari, sono stati ripresi come caratteristica determinante dei due episodi successivi, mentre la suddivisione tra fasi a volo d’uccello e livelli a scorrimento orizzontale, vezzo stilistico dell’epoca, ricade probabilmente sotto l’influenza del pur criticato The Adventure of Link.

P.S.:
La cover riesce finanche a sbagliare il colore di Firebrand, sempre che non si tratti di un altro gargoyle suo collega, e a conferire col suo tratto dilettantesco un’aura semiseria a un gioco che, già allora, decideva di puntare su atmosfere ben più drammatiche del capostipite che lo ha generato da una sua costola.

Concludiamo così, con due screenshot per i posteri.

Da zero…

… a mito (featuring: uno dei nemici più odiosi del gioco, fautore di battaglie random esasperantemente lunghe).

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3 Responses to “[La madeleine] Gargoyle’s Quest”


  1. 1 utente anonimo 20 settembre 2010 alle 15:27

    Anche per me è stato uno dei primi titoli importanti (nel 2005 mi pare, cazzeggiando su portatile poco prima di approdare su PSX).Inizialmente lo abbandonai non ricordo più quante volte proprio perché non riuscivo a superare neanche la prima parte. Poi una volta compiuto il primo passo il resto è venuto – lentissimamente – da se. Uno di quei giochi di cui sono veramente orgoglione di aver finito.Mentre leggevo pensavo, “ma oggi un sistema del genere lo reggerei?” (tu lo reggeresti?). Mi sa che cedo e mi accatto un prodotto più moderno, ma altrettanto tosto come Demon’s Soul, provando su strada quanto scricchiolo riesco a produrre oggi sotto la pressione del trial&error (minimo esplodo ^^’)maxlee

  2. 2 utente anonimo 21 settembre 2010 alle 15:20

    … il tema di chiusura del seguito su snes… gran capolavoro. Imparai a suonarlo sul piano, da tanto mi piaceva e ancor' oggi fa parte delle mie playlist.Questo per intenderci: http://www.youtube.com/watch?v=3g3FCZbokQEç_çc4os

  3. 3 ShariRVek 22 settembre 2010 alle 09:15

    Purtroppo non so se un sistema del genere lo reggerei, ora come ora, pur essendo vera una cosa: se un gioco mi piace veramente tanto e m'intriga, ancor oggi magari bestemmio a mezza bocca, alzo gli occhi al cielo, ma alla fine persevero. Sta succedendo con Super Mario Galaxy 2 (volevo anche scrivere un post a tal proposito, sull'acquisizione di una mentalità zen per superare i livelli più ostici ma comunque MAI ingiusti), dove non spengo la console finché non ho superato uno stage iniziato una volta. E' successo e succede regolarmente con i Trauma Center, veri e propri inni al trial & error che spesso arrivano a permettersi di essere scorretti nei confronti dei giocatori impedendo loro di risolvere certi passaggi al primo colpo.Allo stesso modo, però, ho mollato un'opera che per molti versi stava affascinandomi in modo mesmerizzante, Baten Kaitos Origins, perché continuavo a sbattere la testa su un combattimento dove per quanto compissi le mosse che tutti avevano indicato come corrette non c'era verso di riuscire. Questo perché, avendo solo poche ore la sera per dedicarmici, non potevo permettermi di arenarmi all'infinito.Credo che i fattori necessari ma non sufficienti per "reggere" un sistema tanto ostico e rigido siano in prima istanza che poter ritentare sia relativamente facile e veloce, e poi che in generale il gioco riesca a trasmettere bene l'idea che, con un pizzico di abilità in più da parte del giocatore, quel passaggio potrà essere superato. E per quanto mi riguarda che il gioco mi catturi a tutti i livelli.Resta comunque il fatto che la mia pazienza è decisamente calata in merito, di pari passo col tempo a disposizione.Per c4os: tutta la colonna sonora di Demon's Crest resta memorabile, maestosa, gotica… anche Gargoyle's Quest aveva un che di epico, ma essendo il suo seguito ancora meglio realizzato è chiaro che lo superi in praticamente tutti i campi.


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Sono stata avvertita dal Comitato Contro lo Spoiler Selvaggio che, se non avessi inserito questo avviso, dei ninja in tutù avrebbero visitato la mia cameretta per squartarmi con una lama da polso alla Altaïr. Ricordate dunque che, se temete spoiler, dovete stare molto attenti a leggere in depth o riflessioni personali sui miei giochi preferiti, in quanto qua e là rivelo cose importanti sulla loro storia. Se non avete giocato i titoli in questione, be very careful.

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