Mio al day one: Catherine


Esistono argomenti che paiono nel novantanove per cento dei casi evitati come la peste dal sistema videoludico mainstream, relegati a certi ambienti per default senza che quasi nessuno paia soffermarsi a riflettervi in quanto considerati adatti solo, per fare un esempio, a tipologie d’intrattenimento (anche ibride, volendo) maggiormente improntate alla parte narrativa e per questo meno inibite nella scelta di dove andare a parare. Delicatissimo è per esempio il discorso del sesso, ghettizzato nell’apposito filone dell’hentai/eroge in Giappone (e anche lì, più per soddisfar prurigini a mo’ di letteratura erotica che per esplorarlo seriamente, come componente preponderante o meno di un intreccio) o presente di striscio e persino a sproposito, nei giochi occidentali, per misurare un fantomatico grado di presunta maturità.

Immaginate dunque la mia sorpresa, quasi la mia meraviglia, nel vederlo affrontato com’è (apparentemente) in un titolo che sarà pure di nicchia in confronto a tutti i GTA e i Mass Effect del mondo, ma che viene da una softco blasonata anche da noi ed è già da ora, grazie al talento di marketing di casa Atlus, ampiamente pubblicizzato proprio nelle sue componenti più presumibilmente proibite. Sto parlando, come si sarà capito dall’immagine a corredo, di Catherine. Il logo è già esplicativo delle tematiche che si preannunciano affrontate nella trama.

La sessualità in Catherine balza inaspettatamente in prima linea, e fa ben più che capolino nei trailer ufficiali senza mai sentirsi a disagio; sorprende, perché viene trattata come un aspetto naturale della vita adulta. Il protagonista è a letto con l’inquietante e misteriosa Catherine: non è una sequenza segreta opzionale, l’outcome avanzato di una sottotrama in una storia che parla di tutt’altro o una feature fra le tante, ma un elemento di spicco di trama e ambientazione e addirittura uno dei presupposti da cui si dipana il resto. Persino di un film non erotico è difficile vedere presentazioni tanto esplicite su questo fronte, e ancor più particolare è il fatto che il genere in sé, ancorché fra quelli più propensi ad accogliere una forte connotazione narrativa, mette comunque il gameplay nelle prime linee anziché lo script, dando così vita a un gioco con tematiche insolite.

Alla fomentazione del mio interesse concorre poi la sintonia estetica che mi lega al team di SMT e in particolare degli ultimi Persona. Già in quei casi s’intravedono un piglio tutto personale e la disposizione ad affrontare ciò su cui molti altri semplicemente glisserebbero, per tentare di negarne l’esistenza o disinteresse totale che sia. Nella mia perenne ricerca di esempi di videogiochi che sfoggino complessità e profondità d’idee e messaggi oltre che di sistema ludico, assommata alla scontata tendenza a seguire le mosse degli studio che si son già dimostrati in grado d’incontrare i miei gusti, non posso che stampare un bel “mio al dei uàn” sulla boxart di questo promettentissimo exploit.

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3 Responses to “Mio al day one: Catherine”


  1. 1 utente anonimo 14 febbraio 2011 alle 14:53

    toh! vuoi vedere che finalmente viene sdoganato il sesso videoludico? dal momento che nessuno storce il naso (a parte il MOIGE, non sia mai che non lo nomini) per le carneficine videoludiche magari si è pensato che i giovani ogni tanto possono smettere di sparacchiarsi virtualmente continuando a fruire di materiale adulto? bene!
    buon per noi!

    Black75

  2. 2 ShariRVek 14 febbraio 2011 alle 18:09

    E soprattutto perché non viene trattato in modo morboso (cioè… nel senso di non compiaciuto verso i dettagli più hot), almeno a giudicare dai trailer. Inoltre, ancor di più di questo m'interessa che vengano affrontate tematiche inerenti alla vita quotidiana di ultratrentenni semifalliti, altro argomento pressoché tabù in un videogioco, ancorché intrecciate ad avvenimenti soprannaturali che comunque sono utili ad aggiungere pepe al tutto. Insomma, sbav.

  3. 3 utente anonimo 28 febbraio 2011 alle 13:46

    beh, l'apoteosi la si avrebbe se uscisse un gioco investigativo sui suicidi reiterati dei dipendenti di una fabbrica qualsiasi di console!
    😀


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