Posts Tagged 'fumetti'

Io li ho letti, leggili anche tu

Bakuman

Era già assodato che questo fosse il duo magico del manga moderno: Tsugumi Ohba, con la sua maestria nell’intessere trame e nello sciorinare cervellotici discorsi e Takeshi Obata, con la sua bravura estrema alla matita e alla china. Già il radicale cambio di direzione dopo le scene di tensione e i piani machiavellici di Death Note, senza tuttavia tradire gli elementi che avevano reso grande quell’opera, lascia intuire la presenza di un fermento d’idee tutte valide e della capacità di metterle su carta nel migliore dei modi. Bakuman fonde in sé una quantità quasi preoccupante di generi, anime e atmosfere: quella didattica del “manga sui manga” per giovani aspiranti fumettisti, reso più accattivante dallo stile dinamico shonen di Obata e dalla continua citazione di marchi e opere reali di casa Shueisha, quella realistico-documentaristica per cui della stessa fauna sono mostrate acriticamente le parti più affascinanti quanto le più inquietanti, quella shonen delle grandi imprese e delle iperboli, superbamente illustrate ancora una volta dalle espressioni facciali sopra le righe dei protagonisti, e infine persino quella della commedia romantica di cui comunque i ragazzuoli acquirenti di Jump vanno pur a piccole dosi ghiotti. Ohba, si era già visto, nella sua genialità non si fa mai sostenitrice di una cristallina classificazione di stampo morale e così si diverte a lasciare che dai fatti i lettori si formino un’idea di quale sia l’approccio alla vita a loro più congeniale; come dire che quello è il mondo, e che ciascuno lo affronta a modo suo. E così il mondo dell’editoria fumettistica giapponese si regge tanto sui sondaggi d’opinione e sul bieco culto del singolo yen in più quanto sulla strenua determinazione in petto a qualsiasi rischio d’individui che non saprebbero vivere altrimenti che disegnando. E questa stessa passione viene dunque spietatamente sfruttata dai meccanismi dell’industria, che si dibattono in equilibri impossibili tra la necessità di mettere a parte gli autori dei risultati di pubblico delle loro opere e quella altrettanto importante di non portarli a lasciarsi eccessivamente influenzare dal freddo numero.
Bakuman è anche un po’ (un po’ tanto) slice of life, ma di una quotidianità costantemente scossa da avvenimenti straordinari, da conflitti degni del più assurdo degli shonen manga; a differenza di un suo fratello di genere quale Manga Bomber, tuttavia, preferisce imboccare il sentiero del rigoroso realismo (?) in modo da rendere credibili persino le storie che apparirebbero fuori dal mondo (così come al contrario lo stile iperbolico di Shimamoto rende incredibili persino gli avvenimenti più mondani). È un commentario del mercato fatto da chi vive al suo interno e ne sfrutta a sua volta le logiche spesso perverse, e allo stesso tempo un manga perfettamente inquadrato nelle necessità di una casa editrice che ogni anno ha bisogno di nuove leve da arruolare. Non tutte le reclute sopravvivranno all’impietosa prima battaglia della serializzazione, ma anche questo fa parte del grande gioco d’azzardo che è il disegno dei manga come la vita intera.

The Five Star Stories

Eccolo, uno dei manga che maggiormente hanno influenzato, sia a mia insaputa che non, il mondo immaginario della mia adolescenza. Con la sua iconografia fantastica mi sono sempre ritrovata in quasi perfetta sintonia, nonostante il mio scarso interesse per i robottoni; forse per via del fatto che proprio quella sua iconografia è talmente vasta e onnicomprensiva dei più grandi topoi tanto del fantasy quanto della sci-fi da accontentare ciascun lettore qua con un dettaglio, là con un altro. La narrazione è schematica e quasi distante, come si confà al racconto di un bardo interstellare che travalica il tempo e rende le umane vite allo stesso tempo preziose e insignificanti nell’immensità del cosmo, eppure da ogni vignetta traspare lo smisurato sfizio dell’autore nel far capitare e nel raccontare praticamente tutto ciò che desidera. Facezie si alternano a solennità, e sebbene talvolta si stenti a “sentire” (ma è comprensibile, vista la portata dell’opera) un coinvolgimento emotivo con le vicende narrate si lasciano sempre i volumi con un senso di affascinata malìa, ripensando all’immenso repertorio di trovate grafiche messe in campo ovunque. Si può probabilmente concludere che lo scopo fosse per l’appunto diverso dal coinvolgimento narrativo e più vicino a un continuo appagamento visivo, a un annichilimento di fronte a cotanta magnificenza. Nagano preferisce non chiamarla fantascienza, eppure in molti angoli del suo universo si respira l’aria della Fondazione di Asimov o, se vogliamo cercar qualcosa di meno esteticamente e scientificamente quadrato, di un Simmons col suo Hyperion. Potremmo dire che negli episodi spiccioli e nella vastità della Storia richiami decisamente il primo, mentre nel contenuto più strettamente detto si riallacci idealmente alle vicende al di là del tempo, allo scorrere tumultuoso e irregolare di quest’ultimo, che fanno da cardine alla seconda saga citata. Il tutto, ovviamente, condito da più di una spruzzata di otakuismi assortiti per non tradire l’identità dell’uomo (e sto parlando proprio di Mamoru Nagano) che generò il fenomeno del cosplay annunciando nelle vesti di Char Aznable l’inizio di una nuova era per l’animazione.

[Consigli per la lettura] Rai, la leggenda degli eroi delle guerre galattiche

L’arrivo di The Five Star Stories in libreria mi ha spinto a tornare con la mente ad alcuni piccoli grandi capolavori della fantascienza fumettistica giapponese, tutti prevedibilmente risalenti a quei tardi anni ottanta-anni novanta in cui il genere fiorì su quei lidi, e dunque a ripescare da un angolino della mia memoria (e della mia libreria) quella che non solo io considero l’opera della maturità artistica di Johji Manabe; non dev’essersi più ripreso per lo sforzo compiuto su queste tavole se subito dopo s’è ridotto a disegnare manga furry fanservice ambientati nella savana.

Ginga Sengoku Gunyuden Rai non cede alle lusinghe dei topoi narrativi dello shonen (cosa che infatti non è) e va letto sostanzialmente come un fumetto storico, accettando le complessità, gl’intrighi e i colpi di scena per nulla addolciti da qualsivoglia manicheismo che questo comporta. Se l’ambientazione, per quanto affascinante, non è che una parata di usanze e convenzioni estetiche tradizionali trasportate in mezzo ad astronavi e colonie spaziali, la miriade di personaggi e di sottotrame costituisce il vero pezzo forte. Tutti agiscono in base alla propria agenda (brutto inglesismo in questo caso però atto a rendere l’idea), arrivando a scontrarsi per l’esplodere inevitabile del conflitto tra scopi discordanti oppure fin troppo simili fra loro. Nessuno è senza macchia, neppure l’eponimo protagonista, su cui l’autore ha deciso di concentrarsi pare più per l’eccezionalità della figura in sé che per esplicita volontà di renderlo l’assoluto e incontrastato punto focale della narrazione. E la machiavellica morale che emerge fra gli efferati massacri sempre rappresentati con cruda dovizia di particolari e le alleanze temporanee strette per il tempo di perseguire un comune interesse, ovvero che il fine giustifica i mezzi, dona a queste pagine il sapore di avvenimenti realmente accaduti che Manabe pare aver semplicemente riportato come un umile cronachista di corte senza concedersi il lusso di voli pindarici e aggiunte o alterazioni dettate dalla fantasia.

Peccato che in Italia sia giunto appena un terzo dell’opera tutta, composta da 27 volumi, e che anche quanto uscito al tempo sia difficilmente reperibile. Agli appassionati di sci-fi e di romanzi storici consiglio comunque una puntata su eBay in cerca l’edizione italiana, e ai conoscitori delle lingue di Albione o di Murasaki (che purtroppo non fa lo stesso effetto di dire “della lingua di Dante” per l’italiano pur essendo sostanzialmente lo stesso) di andare a caccia delle versioni anglosassone o giapponese.

Fuck Sì Seaking (FSS)

In breve fra i preparativi per il viaggio imminente perché non mi par vero: Flashbook Edizioni ormai rende praticamente ovvia (mediante immagine inequivocabile) la pubblicazione italiana di Five Star Stories, uno dei manga fantascientifici a me più cari, vero e irraggiungibile mito delle case editrici nostrane nonché praticamente unica uscita che ancora mancasse alla mia wishlist nella lingua di Dante. Dopo questa, potrò ufficialmente dire di aver visto comparire nelle fumetterie tutto quel che mi premeva dal giorno in cui sono diventata un’appassionata di fumetti giapponesi, Flashbook Edizioni si ritroverà nella lineup un’opera di mio interesse (e che opera… una che ne vale mille!) e non dovrò riempirmi la valigia con i volumi originali che ancora mi mancano. Way to go! Decisamente, troppe belle notizie tutte assieme.

Per informazioni su quest’epica ed epocale opera del mangaka e mecha designer Mamoru Nagano, quesa pagina mi sembra abbastanza esauriente:

http://www.gearsonline.net/fss/

Minna kaimono ni ikimasho!

You've got a friend in Japan -- click now!

L’interesse per il Giappone tra gli appassionati di cultura popolare, di popoli e di lingue stranieri può assumere innumerevoli forme in illimitate combinazioni, per non parlare dell’intensità con cui questa passione viene sentita. Per chi vuole coltivare questo suo interesse acquistando prodotti autoctoni di qualunque genere, le strade che un appassionato può intraprendere sono solo tre: recarsi direttamente in Giappone (cosa che comunque va fatta, prima o poi), farsi spennare nei negozi fisici che vendono merce d’importazione con tutte le spese di dogana del caso oppure, la via più praticabile, acquistare direttamente online, se possibile da negozi siti direttamente in loco.
Il problema, ovviamente, sono i costi di spedizione, oppure il fatto che non è semplice trovare esattamente quello che si sta cercando o comunque un assortimento soddisfacente di prodotti, nonostante i prezzi più vantaggiosi. È per questo che quando sono incappata per la prima volta nel sito di cui sto per parlarvi non potevo credere ai miei occhi. J-Box (costola del più vasto J-List, che tratta anche articoli hentai e NSFW per ovvie ragioni al di fuori della giurisdizione di questo blog) tratta virtualmente ogni tipo di oggetto di origini giapponesi possa interessare al nerd giappofilo, e non solo, che è in noi. Il suo approccio tarato prettamente sulla pop culture di anime, manga e videogiochi lo rende di certo il luogo perfetto per trovare artbook, action figure e altri gadget su licenza. Ma chi volesse scavare di più vi troverebbe un vero e proprio covo di tesori, anche d’impostazione più tradizionale, che non per forza devono essere scansati dall’otaku occidentale classico in quanto possono aiutarlo ad ampliare il proprio spettro di conoscenze proprio a partire dall’aspetto geek. Sulle pagine di J-Box è possibile trovare bento box, ovvero i portapranzo giapponesi, e relativi accessori, libri per lo studio della lingua e di guida alle usanze e alla mentalità nipponiche, oggetti strambi (le bacchette decorate come light saber e il portacaramelle-R2D2 sono l’apoteosi del trash), tradizionali ciotole laccate per la zuppa, abiti per il cosplay, calendari, sezioni dedicate alla gadgettistica dello Studio Ghibli, di capisaldi dell’animazione o delle opere più in voga al momento (quelle che scatenano i meme di Internet, per intenderci), t-shirt e altri capi d’abbigliamento, snack griffati e tipici giapponesi (vagonate di Pocky e Kit Kat per voi), action figure, videogiochi per PSP e DS, inclusi dizionari elettronici su cartuccia, che mai e poi mai arriveranno dalle nostre parti (sebbene siano poco economici a confronto di negozi più specializzati). Tutto a prezzi eccellenti, di pochissimo più alti e senz’altro non triplicati su quello di listino, a spese di spedizione abbordabili e velocità di invio sorprendenti. Con l’EMS, ovvero la posta espressa, un pacco mi è giunto addirittura quattro giorni dopo la partenza dal Giappone.

Persino la pagina “chi siamo” non si limita a una sterile descrizione della compagnia ma spiega le molte particolarità della regione in cui gli uffici del negozio sono siti (la prefettura di Gunma, a due ore di treno da Tokyo e famosa per aver dato i natali a Mitsuru Adachi di Touch!)

Oltre a tutto questo, ogni pochi giorni un nuovo editoriale in homepage pubblicizza gli ultimi arrivi raccontando le avventure di un gaijin in Giappone, tra le usanze sul lavoro a quelle della vita quotidiana a fianco di moglie e figli del posto. Un ulteriore modo per scoprire tanti piccoli dettagli sconosciuti ai più. Tanto per dare un’idea del livello di dettaglio ancor più sbalorditivo se consideriamo la varietà della merce in vendita, molti dating-sime e visual novel hanno persino delle micro-schede dei personaggi e alcuni screenshot.

Se avete sempre sognato una cassa intera di Pocky di ogni tipo o di possedere un vero bento tradizionale in legno, questo è il vostro luogo. C’è anche una quantità di gadget legati allo Studio Ghibli, in particolare a Totoro (ma vi sconsiglio i DVD, troppo costosi)

Sono onorata che questa specie di paradiso in terra abbia accettato il mio blog come affiliato, il che mi permette per l’appunto di inserire il banner qui sopra e di aggiungerlo ai siti consigliati permanenti così da diffonderne la conoscenza. Potrete fare acquisti direttamente cliccando sull’immagine qui sopra o sul link testuale. Inoltre, se nel suo catalogo (aggiornato regolarmente) trovaste proprio quel che vi serviva, acquistandolo attraverso il collegamento dal mio sito mi aiuterete a non pesare sul mio discutibile budget con i prossimi (numerosissimi) acquisti su J-Box, per i quali accumulerò una percentuale in crediti. E se posso caldamente e sinceramente consigliare un sito per gli acquisti al tempo stesso facendo in modo che tutti ci guadagnino qualcosa, tanto meglio. So… pretty please? *occhioni*

LI. VOGLIO.

Il fatto che io abbia sempre fortemente rifiutato di inserire nei miei siti spam, banner e altri richiami promozionali di realtà assolutamente prive d’interesse, anche quando avrei potuto infischiarmene e mettere da parte qualche soldo per pagarmi il dominio di TLW.Net, dovrebbe far capire che in questo caso non è pura e semplice pubblicità. Se decideste di cliccare su uno di questi link, comunque, attenti a non perdervi nell’immensità di questo negozio: molti pomeriggi sono andati in fumo semplicemente browsando a ripetizione J-Box e facendo una coscienziosa cernita delle cose da comprare per non uscirne col conto in rosso.

Saa… minna kaimono ni ikimasho! (Andiamo tutti a fare shopping!!)

Leggere, e tanto

In questi mesi ho alquanto trascurato il summary delle opinioni sui (nuovi) manga comprati, soprattutto per scarsa voglia. Ora che me n’è tornata quantomeno una parvenza, invece, scriverò qualche parere su serie iniziate di recente, pur senza pretendere di andare a pescare troppo indietro rispetto a dove mi ero interrotta.

F.Compo: Ho comprato il primo numero, perché generalmente se vedo un manga in casa di Crimson è molto probabile che piacerà anche a me. Poco dopo il secondo, perché ne volevo ancora. Poi il terzo. Il quarto numero era introvabile in qualunque fumetteria mi recassi, dunque ho razziato lo stand di una fumetteria a Lucca sfilandogli tutti i volumi che sapevo di non poter reperire. La settimana immediatamente successiva mi sono precipitata a soffiare tutti quelli che ancora mi mancavano setacciando gli Star Shop romani e facendomi spedire da un negozio su eBay il 12, l’ultimo non ancora in mio possesso. E ora esito a continuare la lettura perché so che a iniziare il rush di lettura lo concluderei divorando ogni singolo volumetto in una settimana al massimo, restando per il resto con un gran vuoto dentro. In poche parole, il guaio di F.Compo è che finisce, proprio come si dice di un videogioco quando sull’onda dell’entusiasmo non si riescono a trovargli difetti seri. Con la differenza che dopo aver ruminato per bene il mio parere ancora non riesco ad additargliene altri. Quanto non apprezzo Tsukasa Hojo nelle sue serie più action e iperrealistiche, altrettanto amo questo suo autentico gioiello, frutto (e si vede) di un innato talento nel creare atmosfere, nel narrare, nell’imbottire di sostanza una storia semplice e nel disegnare. Le trame di F.Compo, strutturalmente parte di un tutto ma narrativamente episodiche quasi fino ad arrivare all’autosufficienza, sono spesso volte alla costruzione di un accogliente senso di calore e di intimità. Come se l’autore volesse dirci che per sentirsi parte di una famiglia e creare ricordi indimenticabili le categorizzazioni dell’identità di genere non hanno alcun peso, non tanto quanto ne hanno le persone stesse. Per questo Masahiko, classico protagonista generico delle commedie giapponesi a fumetti, viene da Hojo fatto nascere da un padre e una madre nel senso tradizionale del termine, ma è cresciuto completamente deprivato dell’affetto dei genitori, che invece ritrova nell’insolita famiglia dello zio (della zia?) materno. Il tratto realistico e poco esagerato, tranne che nelle vignette di gag, giustifica inoltre qualunque pretesa di ambiguità sessuale dei personaggi, soprattutto della coprotagonista Shion, laddove molti altri mangaka si sarebbero completamente appoggiati all’aspetto androgino di disegni ben più stilizzati. Precipitatevi su eBay a comprare le varie offerte di serie complete a prezzo stracciato: chi vuol liberarsene merita che questo piccolo capolavoro gli venga tolto dalle mani per trovare (si spera) padrone più degno. Adottate anche voi un F.Compo e non ve ne pentirete, soprattutto considerando che la serie non viene più ristampata da Star Comics.

Pluto: Naoki Urasawa è un autore che punta tutto sull’edificazione della trama. Mette una carta sopra l’altra per creare un castello altissimo, spesso torna a visitare i piani già disposti per studiarli meglio, monta innumerevoli climax e poi la cima della piramide, il finale, è costituito da un paio di tristi carte che però non fanno vacillare in nessun modo tutto quanto le sostiene: l’esatto contrario, insomma, del procedimento classico per cui proprio la punta massima della storia è quel che fa crollare tutte le convinzioni accumulate fino a quel momento. I finali dei manga di Urasawa sono spesso in calando; quello che conta, tuttavia, è il mondo che mette in piedi, gli esseri umani che descrive, le microstorie anziché la macrotrama. Chi lo ama lo sa, così come sa che l’altro suo punto forte sono le ambientazioni, che riesce a valorizzare al massimo anche quando parte da un lavoro non suo, uno che nientemeno ha cagionato la nascita dell’animazione nipponica come la conosciamo oggi. Astroboy visto dai suoi occhi diventa un giallo poliziesco che amplifica infinite volte le influenze da Metropolis di Fritz Lang già più volte manifestate da Osamu Tezuka. Come al solito, la costruzione del mistero è impeccabile e tiene desto l’interesse fino alla fine, anche quello di chi alle sue tecniche è ormai abituato dopo due fumetti meccanicamente molto simili tra loro. Forse, tuttavia, la relativa brevità (8 volumi) di Pluto gli impedirà di perdersi negli eccessivi giochi di specchi che a lungo andare hanno danneggiato sia Monster che 20th Century Boys, senza contare che il tema del doppio non sembra stavolta rientrare negl’interessi di Urasawa. Gli ultimi due numeri usciti in Italia, il 3 e il 4, sono particolarmente interessanti e densi di eventi.

Nausicaä della Valle del Vento: Col primo volume pensavo che il primo e unico manga di Hayao Miyazaki fosse invecchiato male, sfiancato dall’infodump di molti fumetti d’annata (anche giapponesi) e da una sceneggiatura non sempre chiara, pur se riscattato dallo stile grafico incredibile. Continuavo a preferirgli il lungometraggio animato, ma andando avanti e ormai arrivata al numero 5 mi rendo sempre più conto di che razza di opera fosse già alla fonte. Affascinante, originalissima ancora oggi, assolutamente matura. Un fantasy realmente adulto, che non si lascia incastrare nel buonismo imperante nel genere e mostra gli orrori della guerra col duro realismo che solitamente contraddistingue i racconti di fatti storici. Per Miyazaki tutti (o quasi tutti) sono nel “torto” e contemporaneamente nella “ragione” e la grandezza dell’animo di Nausicaä serve solo a far risaltare la sua lontananza dai “comuni” esseri umani, la fallacità e il miscuglio d’intenzioni altruistiche ed egoistiche che li anima tutti. Immortale.

Birdy the Mighty: Buon seinen manga dall’autore di Patlabor, meno ammiccante di quel che una tizia con solo delle parti di armatura a coprirle le zone private lascerebbe intendere. Pulizia del tratto, dinamismo delle tavole e commistione tra fantascienza à la Men in Black e vita quotidiana giapponese formano un amalgama che spinge a continuare a comprare il fumetto nonostante le premesse, lo scenario e la trama non siano fra i più impressionanti e sviluppati della Storia.

Welcome to the NHK: M’interessa approfondire il mondo degli otaku in fase terminale visto dagli occhi dei giapponesi stessi, quindi su suggerimento del buon VMee mi sposto da Genshiken a un esperimento ancora più estremo e decisamente più centrato sul lato patologico, piuttosto che su quello sociale. Apprezzo la competenza degli autori che il manga denota, ma ho letto ancora troppo poco per dare un giudizio più articolato.

E a parte questo, sto facendo una cosa che proprio non potrei permettermi di fare: formarmi una cultura di Rat-Man recuperando le prime storie in formato Tutto Rat-Man. Al liceo non l’avevo capito, ma una seconda possibilità non si nega a qualcuno che ti fa ridere come un’imbecille mentre sei sull’autobus a leggere 299+1 (A-Hu! A-Hu! A-Hu!). Spero di scoprire un mondo. E di non trasformare la mia libreria nella succursale di un manicomio.

Ah, volevo aggiungere che il talento di Mokona delle CLAMP ha del superumano. Bisogna vedere le tavole originali degli ultimi volumi di RG Veda e Rayearth, la precisione assoluta dell’inchiostrazione e dell’applicazione dei retini che le rende assolutamente identiche alle pagine stampate, per poterci credere. Mi reputo fortunata di aver potuto guardare con i miei occhi i veri disegni su cui ho sbavato per tanti anni e che spesso hanno incoraggiato la mia (scarsissima) vena creativa, e devo ringraziare ancora una volta Lucca Comics & Games per essere un evento così straordinario ogni anno (e non in ultimo perché mi permette di passare tre giorni stupendi con i miei migliori amici).

A caccia di affari

È così: ormai spulcio con puntiglio le offerte videogiocose, specie l’usato, per trovare occasioni e titoli da recuperare. I giochi a 60 euro ormai mi vedono ben di rado, anche perché la wishlist s’assottiglia inesorabilmente (e con grande mio sollievo). E nel peregrinare ho scoperto già da un bel po’ quella sorta di benedizione del bargain bin gamer che risponde al nome di Gamerush. Dalla sua natura di catena affiliata a un noleggio di film lo diresti la solita mortificazione del videogioco in una serie infinita di Giulia Passione Marciapiede, Canta le Hit di Julio Iglesias e Gioco su Licenza #267832946 e invece, quando ci entri, ti ritrovi in un piccolo paradiso. Parlo di cose come Psychonauts e We Love Katamari a venti euro, di usato praticamente tirato tra gli stinchi di chi varca l’ingresso, di ultime/quasi ultime uscite a vari prezzi stracciati e di titoli che a momenti neppure nei negozietti imbucati che trattano anche visual novel hentai in dialetto di Osaka ho trovato. Dopo questo inutile preambolo, diamo un’occhiata a cosa ho (abbiamo) raggranellato tra detto Gamerush e qualche usato/budget altrove.
In alto la Special Edition di Fallout 3 per Xbox 360 (54,90 euro), con cui abbiamo freneticamente deciso di scambiare la copia a 29.90 quando ci siamo accorti della fortunosa disponibilità. In alto a sinistra, con la copertina rossa, Freak Out/Stretch Panic/Hippa Linda (4,90 euro) di Treasure, preso giusto perché costava poco ma che molto probabilmente non entrerà più nella console dopo la canonica partita di verifica. Subito sotto, Metal Gear Solid 3: Snake Eater, ormai sceso a 20 euro, che completa il trittico dei MGS ed è stato anch’esso preso per puro collezionismo, sebbene per motivi di gradimento. A fianco, sulla destra, Le favole di Beda (sic) il Bardo di Joanne Rowling, che a livello di cura del mondo fittizio dimostra per la miliardesima volta quanto l’autrice inglese, pur con tutta l’impopolarità che si attira a livello umano, sia capace di veicolare con efficacia il suo lore. In basso a sinistra, xxxHolic numero 9 che continua la sua scalata verso l’imprescindibilità e a fianco Ys: The Ark of Napishtim per PSP, acquistato usato a 18 euro per poterlo provare in una forma più consona visto l’attuale esubero di materiale per console casalinghe che mi ritrovo.

Ora mi resta da provare Final Fantasy Tactics per decidere se War of the Lions valga o meno l’acquisto e da cercare una copia a buon prezzo di Yakuza 2, che mi attira nonostante Shenmue non abbia esattamente goduto dei miei favori. Che dite, semplice fregola da bulimia videoludica o effettiva voglia che merita di essere soddisfatta considerando quanto sopra? :unsure:

Infine, mi sono fatta giungere la mia copia personale di Odin Sphere a una ventina di euro:


Sarà pure ripetitivo e scatterà come un indemoniato, ma è un esempio di come l’estro artistico, il fascino dei personaggi e la sfiziosità dei contenuti siano di per sé in grado di scatenare il godimento ludico (senza considerare che il livello di sfida del gioco resta peraltro piuttosto elevato e che la cosa arriva solo raramente a irritarmi). Talvolta basta restare incantati di fronte agli accostamenti dei colori e a corpose animazioni disegnate a mano. Se quest’affermazione vi sembrasse in netto contrasto con quanto ho espresso appena qui sotto in merito al mio soggiorno nelle lande dei LocoRoco vi assicuro che in realtà non lo è, dal momento che è l’esperienza nel suo complesso a interessarmi e comunque l’inventiva degli scenari di Odin Sphere mi affascina per il suo barocchismo, che peraltro mi appare decisamente più “sentito” e paradossalmente meno compiaciuto e avvitato su se stesso. Per ora è pollice alto e la mia intenzione è spolpare questo gioco fino alle ossa, almeno compatibilmente con gli altri pressanti impegni videoludici e d’altro genere.

Natale in lettura

Tra regali natalizi per gli altri (che non posso mostrare qui per ovvi motivi) e per me, ho passato gli ultimi giorni ad acquistare e, nel mucchio, sono finite anche un sacco di cose interessanti. Vi beccate quindi un altro post di shopping-recensioni, ma era anche per non lasciare sguarnito il blog troppo a lungo (i rush sono sempre deleteri a riguardo).

Cominciamo subito con questo bel tomo che ho finalmente trovato al GameStop dopo mesi di ricerche infruttuose:

Power Up: Come i videogiochi giapponesi hanno dato al mondo una vita extra, famosissimo saggio di Chris Kohler arrivato in Italia con “soli” quattro-cinque anni di ritardo. Ho iniziato appena a leggerlo, è interessante ma anche abbastanza leggero e veloce, quasi fino a sfiorare la superficialità. Ma si tratterà sicuramente di una caratteristica dei capitoli introduttivi e basta.

Death Note 13: Guida alla lettura: Avevo chiesto al fumettaro vicino casa di lasciarmene una copia, lui mi aveva replicato che ne sarebbero arrivate circa 200 e che potevo stare tranquilla, ma che ad ogni modo l’avrebbe fatto. Sabato, andata a ritirarlo, era rimasta giusto la mia, che m’ha consegnato a mano. Che dire se non LOL?
Fenomeno di costume a parte, il volume ha tutte le ragioni per andare a ruba: non è così spesso lecito dar della “Bibbia” a un libro del genere, ma Death Note 13 è un dono sceso dal cielo (Kira = n00b a confronto) per tutti gli amanti della serie. Tra informazioni tanto dettagliate da rasentare il maniacale e quasi il superfluo alle volte, schizzi inediti, lunghissime interviste e l’episodio pilota di DN (non che sia granché, ma continuo a considerare la carta superiore al digitale e quindi alle scanlation per quanto curate siano), si tratta di una lettura da non lasciare fino all’ultima pagina. I retroscena sulle scelte della narrazione e i commenti e le riflessioni di sceneggiatrice e disegnatore, per me, varrebbero anche da soli i 6,90 euro di prezzo. E se sono passata io sopra la perseveranza a usare l’agghiacciante “Elle” per L, ci potete passar tutti, via.

Poi ci sarebbe il mio biglietto aereo per Tokyo Narita, ma per privacy e per evitare macumbe (ma non l’invidia) non posterò alcuna foto.

Tanti auguri di buon Natale a voi! Passate delle serene festività 🙂


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Achtung spoiler

Sono stata avvertita dal Comitato Contro lo Spoiler Selvaggio che, se non avessi inserito questo avviso, dei ninja in tutù avrebbero visitato la mia cameretta per squartarmi con una lama da polso alla Altaïr. Ricordate dunque che, se temete spoiler, dovete stare molto attenti a leggere in depth o riflessioni personali sui miei giochi preferiti, in quanto qua e là rivelo cose importanti sulla loro storia. Se non avete giocato i titoli in questione, be very careful.

Last Game Pro issue

In progress

Gioco a:
Layton Kyoju Vs. Gyakuten Saiban (3DS), L.A. Noire (PS3)

Leggo:
Il seggio vacante, Le cronache del ghiaccio e del fuoco, Il manga

Guardo:
Recuperi cinefili vari (ultimo visto: Ralph Spaccatutto), L'ispettore Coliandro

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