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Cool Guys: Cabanela

Da: Ghost Trick: Phantom Detective
Cool Quote: “Ah, the teeension of a crime scene!”
Vero Nome: Uhm… Cabanela?
Pro: Non è tutto chiacchiere e distintivo, le moveeenze, baby
Contro: Rapporto sprite-portrait poco soddisfacente a sfavore del secondo

Danza attraverso la vita e lo schermo del DS che è un piacere, riuscendo ad apparire completamente scoppiato e discretamente inutile di primo acchito (e pure di secondo, a ben vedere) nonostante lo stile indubbio nello scendere le scale e il volteggiare fluido che colpisce diritto al cuore la sottoscritta (la quale confessa qui e ora, una volta per tutte, di amare gli uomini danzanti). Come in molti altri casi durante la spericolata corsa in ottovolante che è la trama di Ghost Trick e lo sviluppo dei suoi personaggi, tutto si rivela un abile depistaggio per non render subito chiaro che l’intrinseca figaggine dell’atteggiamento di Cabanela nasconde anche una sostanza di tutto rispetto.

(Sì, è un modo stealth per infilare Ghost Trick sul blog pur non avendo voglia di scrivere un post articolato, ‘k? Grazie a Darmani del forum di TLW.Net per l’idea!)

Cool-O-Meter: 8

Realtà 1 – fantasia 0

Sempre trovato assurdi i muri invisibili e le porte ostruite dal ciarpame nei videogiochi, orpelli nati per incanalare il progresso e la curiosità del giocatore anche laddove essere fermati da un mucchio di macerie o di una staccionata appariva poco credibile? Li considerate un elemento irrealistico in grado unicamente di spezzare l’incanto? Ebbene, ricredetevi e fermatevi a riflettere sul fatto che potrebbe trattarsi di una sorprendente inclinazione al naturalismo da parte degli sviluppatori giapponesi, da sempre considerati maestri insuperabili nell’arte delle barriere artificiali. Si osservi il reperto A, fotografato sulle scale esterne di un palazzo ospitante una incantevole pâtisserie a Ikebukuro nel tentativo di raggiungere il secondo piano (bloccato sull’ascensore), e ci si domandi se non pare l’imitazione della schermata di un adventure punta e clicca che proprio non vuol farvi proseguire oltre quel punto, almeno non utilizzando quel particolare percorso. Semplicemente, i protagonisti dei videogiochi sono ben più ligi ai divieti di quanto vorrebbero alcuni.

The Japanese Way of Life

Ovvero, il Giappone non è solo la paradisiaca landa dei videogiochi, degli otaku e delle riviste hentai sulle prime file delle rastrelliere dei conbini, ma è anche il Paese…

… del tre per due obbligatorio: se volete acquistare una (e una soltanto) lattina con il bollino dell’offerta “prendi due paghi uno” in uno hyakuen shop, rassegnatevi all’obbligo di portarne comunque due in cassa se non volete che vi si guardi con espressioni stranite e vi venga spiegato tredici volte che l’articolo è in offerta, come si fa con i bambini affetti da un leggero ritardo mentale. Posto che non abbiate desistito in favore di un più pratico distributore automatico, l’altra lattina potrete sempre gettarla via di nascosto, regalarla al primo passante o ingurgitarla comunque per il simpatico effetto “vescica esplosiva”;

… dei coni stradali, presenti nelle più disparate nonché psichedeliche tinte e in un’ampia gamma di livree. L’habitat è talmente favorevole che i coni sono stati visti scambiarsi effusioni e di conseguenza accoppiarsi (cfr. Rat-Man Enigmistico), dando alla luce un’intera nidiata di conetti che si dispongono poi in circolo;

… dei negozi ubiqui, ovvero delle catene che disseminano di punti vendita un intero quartiere. Imprinting del marchio? Non solo. Nel caso degli otto Liberty Store presenti ad Akihabara, per esempio, si tratta di una necessità logistica scaturita dalla quantità impossibile di merce d’ogni genere che porta ciascuna filiale a trattare una diversa categoria d’articoli. Nel caso dei tre enormi 7-Eleven a un isolato di distanza ciascuno, invece, la cosa acquisisce già meno senso;

… delle zuppe di azuki calde in lattina (una delizia incommensurabile);

… della strawberry shortcake;

… delle mele col vestitino;

… degli impiegati di banca che si stressano se costretti a dire che la vostra carta di credito non è abilitata al prelievo presso il loro istituto;

… degli easter egg nascosti nelle ambientazioni esplorabili;

… dei bonzi che timbrano l’abbonamento del treno (peccato non aver fatto in tempo a scattare la foto);

… dei manga usati a meno di un euro per volumetto;

… dei manualoni di Gyakuten Saiban reperiti nuovi di zecca sugli scaffali del negozio di elettronica più grosso di Akihabara (Yodobashi Camera, per la cronaca) e mai una sola volta usati, in nessuna libreria;

… delle confezioni multistrato (scatola dell’oggetto, bustina di cellophane, involucro di carta protettiva e lussuosissimo shopper spesso fermato in cima da nastro adesivo);

… dei pullman di Hello Kitty;

… dei pullman di Totoro (siamo in netta risalita);

… degli omini che deviano e degli omini del semaforo, variazioni di una stessa specie di partenza;

… degli alberghi economici in cui si viene omaggiati di bustine di tè verde complete di tazze, bollitore e piastra. Provate a cercarle in un albergo italiano di medesima categoria e probabilmente troverete una macchia d’umidità o una crosta di ruggine;

… degli avvisi di far attenzione ai piedi salendo sulle scale mobili o in metropolitana, ripetuti ossessivamente ogni pochi secondi;

… degli avvisi sonori in generale (sempre preceduti e seguiti da un jingle a tre note inconfondibile);

… dei cavi che oscurano i cieli e dei pali rinforzati con mille tiranti;

… dei fazzoletti di carta velina (però in regalo!);

… dei commessi che cercano di venderti di tutto non appena ti avvicini a qualcosa con aria vagamente interessata o anche no;

… dei camerieri complessati verso l’avventore straniero, non importa che sappia o meno comunicare in giapponese;

… delle librerie dove si passa il tempo a sfogliare interi settori perlopiù indisturbati, cosa che ovviamente non sei il solo a fare e che quindi comporta inevitabilmente il districarsi fra densi grumi di folla;

… degli stuzzicadenti. I più acuti lo avranno capito considerando i nomi pseudonipponici di alcune famose marche reperibili da queste parti, ma a ulteriore dimostrazione giunga il fatto che, su due ekiben acquistati, entrambi contenevano uno stecchino amorevolmente confezionato accanto alle bacchette usa e getta;

… dell’incessante sirena della polizia che si ode sullo sfondo dei panorami tokyoti praticamente come rumore fisso;

… delle riviste di pornografia ferroviaria per otaku dei treni;

… di tutto questo e almeno il doppio di cose che al momento sto dimenticando di citare. Per sicurezza, concludo infatti con un “fine prima parte”.

(to be continued…?)

Cool Guys: Henry

CoolGuys_Henry

Da: No More Heroes
Cool Quote: “It’s time for you to sleep!”
Vero Nome: Henry Touchdown
Pro: Veste come James Bond, può uccidere con un sol colpo
Contro: Tempo su schermo miserrimo

L’uomo in tricromia, dotato di supremo gusto nell’abbigliamento e di una beam katana capace da sola di far vergognare lo sterminato arsenale del fratello gemello (sic!), compare purtroppo cinque minuti netti nel primo episodio e ancora meno nel secondo. Nonostante questo e nonostante di lui non si sappia pressoché un beneamato tubo, finisci col vederlo bene ad appiattire il sedere di Travis a pedate o con la sua mossa speciale fine ti monto.

Cool-O-Meter: 8

Lookalikes #4

 

A sinistra, Rajaion nell’unico artwork di lui esistente da Fire Emblem: Radiant Dawn. Non so perché vi sia una sua immagine quando degli altri personaggi solo nominati durante il gioco non c’è nulla. Per la cronaca: è il fratello maggiore di Almedha e Kurthnaga, è diventato la mount di Ashnard (perché, lo sappiamo, Ashnard è troppo Phygo per avere una viverna come tutti i Wyvern Knight), è un po’ morto e con un aiutino dal pubblico m’hanno anche riconosciuto due volte dopo aver riconosciuto il Ranulf (grande Andrea) che mi accompagnava (o meglio, che io accompagnavo). È già due volte di più rispetto a Nasir, dunque posso ritenermi soddisfatta di questo e della riuscita del costume. Che potete vedere a destra, per la cronaca.

È divertente cosplayare un morto: ti vengono in mente un sacco di pose. Just kidding.

Gallery: http://www.cosplay.com/costume/265043/

Lookalikes #3

Stavolta, non so perché o meglio lo so ma non voglio dirlo (semplicemente mi son dimenticata la normale disposizione), ho invertito l’ordine di artwork e foto. Dovrebbero comunque essere abbastanza distinguibili. A sinistra, io nei panni di Anthony da Eternal Darkness: Sanity’s Requiem; a destra, un’immagine in-game del povero messo di Carlo Magno.
Essere i primi a interpretare un personaggio in Italia e nel mondo, almeno documentandolo, fa sempre inorgoglire. Anche se nessuno e ancora nessuno ti riconoscerà mai.

Gallery, che rende particolarmente onore allo straordinario sistema d’illuminazione del gioco:

http://www.cosplay.com/costume/264542/

L’alfabeto, d’accordo con i quattro punti cardinali…

Mi hanno rubato il segreto di una mia invenzione...

… Mi hanno rubato il segreto di una mia invenzione: il filo per tagliare il burro! (parafrasato da “Uomo e Galantuomo”, di Eduardo de Filippo)

Si vede proprio che è estate, nevvero? Su, su, vi giuro che il prossimo post avrà più senso… nel mentre, utilizzate pure queste divagazioni per cercare di capire meglio la mentalità dei giapponaysi (foto scattata il 20 marzo 2009 all’interno di Kitchen World, Kappabashi-dori, Asakusa).


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Achtung spoiler

Sono stata avvertita dal Comitato Contro lo Spoiler Selvaggio che, se non avessi inserito questo avviso, dei ninja in tutù avrebbero visitato la mia cameretta per squartarmi con una lama da polso alla Altaïr. Ricordate dunque che, se temete spoiler, dovete stare molto attenti a leggere in depth o riflessioni personali sui miei giochi preferiti, in quanto qua e là rivelo cose importanti sulla loro storia. Se non avete giocato i titoli in questione, be very careful.

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Gioco a:
Layton Kyoju Vs. Gyakuten Saiban (3DS), L.A. Noire (PS3)

Leggo:
Il seggio vacante, Le cronache del ghiaccio e del fuoco, Il manga

Guardo:
Recuperi cinefili vari (ultimo visto: Ralph Spaccatutto), L'ispettore Coliandro

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