Archivio per ottobre 2011

Piccoli sogni (scemi?) di traduttrice

Un bambino normale sogna in genere di diventare astronauta; crescendo, da adolescente, aspirerà probabilmente di trasformarsi come facendo la muta in un affermato scrittore degno di assurgere alla stessa Storia della letteratura che tanto disprezza leggendola sulle antologie scolastiche. Da bambina e da adolescente, oltre a sognare di diventare fumettista (con i risultati che si possono immaginare vista l’abbondanza tracimante di disegni su questo blog e la vitalità del mio account di DeviantART), mi piaceva l’idea di tradurre libri. Già mi divertivo a riportare in italiano stralci di FAQ di vecchi giochi, e a spingermi a muovere i primi passi nella creazione di un sito molta parte ha avuto il desiderio di rendere nella mia lingua quello che al tempo consideravo lo stato dell’arte dei portali web dedicati a Zelda. Quando la mia ossessione principe passò per relativamente breve tempo a Resident Evil e venni a sapere dell’esistenza delle novelization dei singoli capitoli, uno dei miei pensieri fu che mi sarebbe piaciuto vederle in italiano. Tradotte da me. Lo so, a quel tempo pensavo bastasse pensare che “mi sarebbe piaciuto”: truth is, effettivamente pare sia bastato. °_°

A quel tempo credevo anche che tradurre dall’inglese all’italiano fosse facilissimo: giungere da una frase di senso compiuto o meno a un’altra, di senso si spera compiuto, nella propria lingua madre. Naturalmente, cominciando a leggere più approfonditamente e a tradurre/localizzare/adattare per lavoro, l’idea di facilità e linearità viene decisamente meno. Resta il divertimento, tanto, e la soddisfazione di sbrogliare periodi particolarmente aggrovigliati; certo a volte il tutto è condito dall’obbligo di scendere a compromessi sforbiciando e modificando senza pietà riferimenti gustosi per il traduttore (con la sua conoscenza sopra la media della cultura di origine), ma oscuri o poco adatti al pubblico di destinazione.
Per concludere la storia più su, i romanzi di Resident Evil uscirono poi miracolosamente in italiano, per Urania, forse con la complicità di residentevilitalia.it di cui firmai la relativa petizione. Inutile dire, non tradotti da me. Verrebbe da credere che quel desiderio si sarebbe limitato a rimanere un vagheggiamento cretino nonché irrealizzabile e che ci fosse da mettersi il cuore in pace, cosa che avevo naturalmente fatto. E invece no: capita che il progetto di riedizione e ritraduzione dei romanzi da parte di Multiplayer.it Edizioni, in cui comunque non ero coinvolta, giunga al punto clou del romanzo di CODE: Veronica, ovvero quello relativo al mio episodio preferito della serie e maggior oggetto delle mie brame traduttive, proprio nell’istante del passaggio da un lavoro appena concluso a quello successivo. E così finisce nelle mie nutellose mani.
Inutile descrivere la soddisfazione per quest’imprevedibile volgere di eventi e lo spasso nel poterlo finalmente (ri)portare in italiano in via ufficiale. Spero proprio di aver svolto un lavoro che incontri i gusti degli appassionati di RE che già si sono procurati i precedenti volumi (o anche no), sapendo che a occuparsene è stata una ex entusiasta della serie che ancora ne considera RECV il proprio apice personale. In caso passaste di qui e vi andasse, voialtri lettori, fate un fischio nei commenti per dirmi che ve ne pare: l’uscita è prevista a giorni, per l’11 ottobre.

Da parte mia, spero di continuare questa serie di post che potrei chiamare “l’angolo della traduttrice nerd”.

[Recentemente finiti] Catherine

Questo giuoco dimostra, fra le altre cose:
1) Che anche un titolo non di nicchia può indugiare su tematiche e proporzioni di respiro tutt’altro che epico, ruotando attorno a problemi personali e di relazione che, ancorché intrudano in cupi fatti di cronaca nera e nell’horror pseudo-demoniaco, utilizzano tali elementi come mero specchietto per le allodole per invitare a riflettere su questioni decisamente più circoscritte e a noi vicine;
2) Che la presentazione visiva ed estetica ha una sua porca importanza, così come la gradevolezza della navigazione nei menu in un gioco in cui essa riveste un ruolo così importante. L’interactive fiction di puro testo è buona e bella, certo, ma le reazioni endorfiniche innescate dalla raffinatezza artistica di Catherine, ancorché simili a quelle generate dalla lettura di un buon romanzo, non sono dello stesso tipo così come non lo sono quelle di un qualsiasi altro videogioco o di un quadro. E sì, in un’opera come questa la parte visiva rientra a pieno titolo nella cifra stilistica come la qualità dello script.

Se mi è piaciuto? Sì, parecchio. Alcuni risvolti (e finali) rasentano il comico, probabilmente a raffigurare l’intrusione di dettagli o eventi assurdi e grotteschi persino nelle più cupe situazioni della vita reale o forse a sdrammatizzare l’entità dei dilemmi del protagonista e del suo entourage, e non sono certa che avrei nutrito sentimenti del tutto analoghi se avessi impugnato il pad di persona durante le fasi di risalita dei blocchi nei livelli onirici. Ma Catherine e soprattutto l’importanza e la visibilità tributate all’uscita dell’opera sugli scaffali sono un evento che io considero di un certo rilievo, a prescindere dalla riuscita o meno di level design, bilanciamento della difficoltà e gameplay complessivo.


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Achtung spoiler

Sono stata avvertita dal Comitato Contro lo Spoiler Selvaggio che, se non avessi inserito questo avviso, dei ninja in tutù avrebbero visitato la mia cameretta per squartarmi con una lama da polso alla Altaïr. Ricordate dunque che, se temete spoiler, dovete stare molto attenti a leggere in depth o riflessioni personali sui miei giochi preferiti, in quanto qua e là rivelo cose importanti sulla loro storia. Se non avete giocato i titoli in questione, be very careful.

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Gioco a:
Layton Kyoju Vs. Gyakuten Saiban (3DS), L.A. Noire (PS3)

Leggo:
Il seggio vacante, Le cronache del ghiaccio e del fuoco, Il manga

Guardo:
Recuperi cinefili vari (ultimo visto: Ralph Spaccatutto), L'ispettore Coliandro

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