Archivio per luglio 2008

Cool Guys: Kyle Hyde

“Non muoverti!”

Da: Hotel Dusk: Room 215
Vero Nome:
… Kyle Hyde
Cool Quote: “What story? Which problem?”
Pro: L’espressività facciale, il pizzetto, le ombreggiature tratteggiate
Contro: Cleptomania e ficcanasaggine congenite

Incrocio improbabile ma forse anche no tra il detective tutto d’un pezzo da film noir, implacabile e rotto alle ingiustizie della vita, e un venditore porta a porta querulo e impiccione. Kyle sa comportarsi da vera testa calda (perdendo punti sul voto finale), ma in fondo è un ragazzo d’oro dal cuore di panna. Come m’è venuta questa? Ah, non chiedetemelo.

Cool-O-Meter: 7

[Proposto da Sl88]

 

Dolci storie di vita

Cliccate sull’immagine qui sopra per accedere alla galleria di Photobucket contenente tutte le pagine.

A velocità lampo ho completato la traduzione di queste rarefatte storielle brevi su Death Note aventi per protagonista assoluto L, con narrazione di Watari. Uscite di recente nel photo book L file no. 15, sono piccoli spuntini dal taglio vagamente surrealista, disegnati divinamente con colorazione parziale e una caterva di invenzioni grafiche (non so come faccia Obata: forse è un essere sovrannaturale). Inoltre, il ritmo lento e l’accento posto su un singolo personaggio fanno da contrappunto all’impostazione thriller dell’opera originale, virando verso toni decisamente inusuali. Una lettura di pochi minuti che chiunque apprezzi la serie dovrebbe fare, vista l’opportunità di sbirciare nella vita privata di uno dei personaggi più strani del mondo dei manga. Si vede pure L piccolo, cioè: aspettavo questo momento da quando ho cominciato a leggere il fumetto e ad amarlo!

Il libro intero contiene varie foto di Ken’Ichi Matsuyama nei panni di live!L, le ministorie di cui sopra, un redesign in cui Obata Takeshi reinterpreta l’L dei film dal vivo e il diario di Watari. I credit a chi di dovere quando capirò chi ha eseguito le scansioni.

Brutal Legend

Giocando in retrospettiva opere rimaste nella memoria collettiva del videogioco tento sempre di individuarne i motivi che hanno decretato tale permanenza. Per quanto concerne Full Throttle, credo di aver reperito uno dei motivi del suo fascino in qualcosa di più che il suo essere un vero film animato interattivo, comunque fattore non indifferente su cui tornerò fra qualche riga. La corrispondenza tra il suo protagonista e il modo d’interagire col mondo circostante, infatti, non potrebbe essere più totale. L’interfaccia si spoglia di gran parte delle opzioni, ridotte a una mano chiusa a pugno, a un teschio con occhi e bocca per esaminare e parlare e a un anfibio per prendere allegramente a calci quel che capita a tiro. Opportunità e limiti sono comunicati e giustificati a perfezione dal carattere stesso di Ben: brusco, taciturno, rozzo. Se qualcosa non gli piace, reagisce con un verso di disgusto; se qualcosa lo lascia perplesso, grugnisce. Se non vuole compiere una determinata azione, lo lascerà capire con un aggressivo ‘No!’ che non ammette repliche e non apre certo alle meticolose spiegazioni condite di battute sarcastiche di un Guybrush o di un Indy.

 

Il secondo motivo d’interesse (non volendo considerare il terzo, o forse primo: l’appartenenza alla scuderia LucasArts) è l’amalgama audiovisivo in concerto con storia e ambientazione. Il setting squisitamente americano di Full Throttle è di tipo apocalittico à la Mad Max, con le sue bande di motociclisti e le poche città in abbandono tra gl’immensi deserti che divorano pian piano ogni opera dell’uomo, mentre i valori umani e sociali, già alla deriva, si spogliano giorno dopo giorno di ogni significato residuo. Full Throttle scansa il buonismo come la peste nera, non per questo rinunciando ad una divertita ironia talvolta piuttosto macabra, e popola il suo cupo scenario post-industriale di figure rese con un tratto elaborato da un filtro pastoso che dà l’idea di disegni colorati al rodovetro, e animate con una perizia da vero lungometraggio che rende a perfezione le movenze scimmiesche di Ben e le sequenze più rocambolesche, come quelle sul finire della storia. La storia. In Full Throttle si interagisce poco e in maniera tutto sommato semplice, solo per vedere la prossima cut scene, ma queste ultime sono realizzate così bene che ogni passo compiuto verso un atto risolutivo della vicenda è per il giocatore una gratifica che va ad aggiungersi a quella classica dell’essere riusciti a sbrogliare una situazione con il proprio ingegno. Full Throttle non è certo il mio adventure Lucas preferito (gli onori spettano ancora a Monkey Island 1 e 2, Indy 4, Sam & Max Hit the Road e Loom), ma possiede quel carisma insito nella direzione artistica e nella coerenza di fondo che basta a guardarlo e giocarlo con piacere fino alla fine. Un punta e clicca d’autore, indubbiamente.

What the everloving hell

Kudos to V.A.F.F.F.A. per aver reperito questa piccola gemma dai meandri della Rete. Purtroppo non ho altri nomi/link che creditino debitamente gli autori di cotal demente crossover, ma a loro va la mia ammirazione.

On a side note, ne approfitto anche per dire che nonostante adori Animal Crossing non ho la minima voglia di giocare per la terza volta lo stesso gioco su Wii, kthxbye Nintendo.

Ma lol (quiz inside)

In questa pila sono buttati alla rinfusa vari giochi che ho in backlog o semplicemente intenzione di saggiare/proseguire un giorno o l’altro. Ce ne sarebbero altri in prestito per la prova che non ho incluso, mentre i giochi per Xbox in mezzo, i cui nomi non sono leggibili, sono Assassin’s Creed, Devil May Cry 4 e Knights of the Old Republic. Contando che in questa colonna non figurano i titoli non miei (Dead Rising, Mass Effect, GTAIV, Odin Sphere, FFXII e Phantasy Star Complete Collection, ovvero altri 4 giochi in uno) né quei 4/5 di mio interesse in uscita entro la fine dell’anno, a vostro parere potrei riuscire a completarli tutti come si deve prima del pensionamento?

Day by day, week by week

Week 1, Day 1

Quando Neku si sveglia sul selciato dello Scramble Crossing, più che la sensazione di mistero e di spaesamento che m’aspettavo di provare, ho considerato la sceneggiatura affrettata e poco incisiva, superficiale come dettano le regole del videogioco ggiusto e gggiovane. Ancor più accentuato, qui, visto che è proprio la peggio gioventù di Shibuya e la passività con cui questi ragazzi flashati affrontano la vita il tema su cui si incentra la trama di The World Ends With You, che al target di riferimento si adegua con delle frasette brevi, nervose, che scorrono a fiumi in fiumi di balloon. Roba di quattro parole e un punto, così da non sforzare un attention span sempre più compromesso dal multitasking cerebrale. I menu e il sistema di combattimento, invece, sono un overflow di input che al primo impatto risultano assolutamente incomprensibili per colpa di una pessima organizzazione di spiegazioni e tutorial. Poco male, in fondo: nei giochi di una volta si veniva scaraventati nel mezzo dell’azione senza che nessuno si degnasse di offrirci una mano se non sui concetti più basilari, e così accade in TWEWY, dove le nozioni vanno apprese empiricamente. Quel che mi mette il nervoso addosso, semmai, è che appena piombata in uno dei primi combattimenti, con le pin che mi sono state frettolosamente affibbiate pochi minuti addietro, non riesco a farne funzionare nemmeno una se non per sbaglio: quella del fuoco, tipo cerino, non scatena nessuna fiamma perché secondo il gioco sto toccando la parte sbagliata dello schermo, pin con modalità di attivazione simili fra loro producono attacchi a casaccio e, porca miseria, quella fighissima stalagmite di ghiaccio non ne vuol proprio sapere di spuntare dal terreno. Eppure lo sto facendo giusto, dannatissimo gioco! Bah, che rabbia. Chissà cosa ci ha visto la gente che ne ha cantato tutte quelle lodi sperticate, tipo “OMG best DS game evah!”: quando provo un gioco del genere e la mia impressione non collima, mi vien quasi da prendermela con lui più che con me stessa, che ancora prendo come oro colato gli elogi altrui ritenendoli di validità universale. Primo impatto: comunque positivo, ma con qualche riserva.

 

Week 1, Day 3

Riadeguate le aspettative, comincio ad apprezzare le musiche frizzanti e vivaci e la grafica minuta che stuzzica il mio amore mai sopito per gli sprite e le due dimensioni. I personaggi continuano a soffrire della loro fastidiosa logorrea singhiozzante, ma alcuni almeno sono ben disegnati e simpatici, tipo Hanekoma e qualche Reaper. Neku è il tipo di protagonista a cui metterei volentierissimo le mani addosso, ma almeno è coerente con la sua età e da bravo quindicenne musone si strugge, povera stella, perché nessuno lo capisce e nemmeno lui si capisce. Tratta male tutti e risponde a monosillabi o non risponde proprio: che sia stato per un mese o un anno, chiunque è passato attraverso questa fase dannata.

               I problemi a far funzionare le pin si sono trasformati in problemi perenni di coordinazione tra lo schermo inferiore e quello superiore: se muovo Neku sul touch screen ed eseguo gli psych col pennino mi scordo di Shiki, che per fortuna ha la modalità automatica inserita, e se viceversa provo a concentrarmi su di lei usando la croce direzionale lascio Neku lì impalato come un salame a subire le angherie nemiche. Sono sempre stata impedita nel gestire due movimenti diversi contemporaneamente e lo resterò; inoltre con qualche strana manovra che non riesco a riprodurre ho spostato le icone delle pin in posizioni strane sullo schermo della battaglia, una addirittura al centro. Quel che apprezzo sempre di più, invece, è l’interscambio costruttivo tra la cornice e il gameplay. Sistema di gioco ed equipaggiamento traboccano di variabili numeriche e caratteristiche che si è liberi d’ignorare o di approfondire studiandole e ancora non ne ho capito nemmeno la metà (i tutorial continuano a non aiutare); comunque, esse ben riflettono l’overdose di informazioni cui ogni persona non tecnologicamente refrattaria viene sottoposta nel distretto più frenetico, convulso e modaiolo di tutta Tokyo. L’ambientazione in questione, ricreata in modo certosino all’interno del gioco, e la questione dei trend (altra delle mille variabili di cui sopra) di converso non rendono l’insieme indigesto a chiunque abbia superato i quindici anni, ma, pur caratterizzando fortemente ogni aspetto del sistema di gioco, anzi proprio per questo, vi si incastrano a perfezione contribuendo a renderlo più complesso e intrigante. I due aspetti coesistono in perfetta armonia influenzandosi a vicenda, e l’atmosfera che permea il gioco può essere letta a più livelli a seconda dell’età anagrafica del fruitore: di affinità spirituale ed entusiasmo se molto giovane, di curiosità cultural/folkloristica se già al disopra della soglia del target medio. Non infastidiscono nemmeno le derive hip-hop, da vedere nell’ottica del setting stesso e non come sostanza urticante e autocelebrativa.

 

Week 1, Day 5

Bella rivelazione nella trama. Molto interessante, calza come un guanto alla tematica dell’inerzia esistenziale e fa capire parecchie cose delle premesse; non sembra uno sviluppo posticcio, ma qualcosa di pianificato in anticipo e consapevolmente intessuto, di cui vanno mano a mano scoperti i tasselli. Dal lato del gameplay, è buffo notare come tutte le informazioni oscure contenute negli help delle varie pagine del menu diventino perfettamente chiare una ad una dopo aver sperimentato e combattuto ripetutamente. Ho anche abbassato il livello tramite la barra mobile nel menu, cosa che decresce gli HP ma non il potere d’attacco e difesa e in compenso aumenta la quantità di pin ricevute, cosa che abbinata alle chain di nemici mi ha fatto accumulare un sacco di roba superflua.

 

Week 1, Day 7

Mi diverto a cercare oggetti interessanti nei negozi, adoro feticisticamente le raffigurazioni in miniatura di vestiti e cibarie e le prospettive distorte degli scenari, raffigurati a campiture in tinta unita di nero e di colori grigi, spenti, “urbani”, con rari sprazzi di sgargiante rosso e altri colori primari o secondari. Ho anche capito come funziona l’evoluzione delle pin, ma come al solito quando si tratta di grindare il livello dover combattere ripetutamente gli stessi nemici mi annoia e mi dà abbastanza la nausea.

 

Week 2, Day 1

Ma lol, ho beccato un riferimento a Ouendan! È come se tutti i migliori titoli DS fossero linkati da un’aura di affinità o da una catena di mutue citazioni e strizzatine d’occhio. Ebbene sì, alla fine l’ho detto: TWEWY è eccentrico, richiede del tempo prima di affezionarcisi sul serio (almeno con la diminuita elasticità mentale di un’ultraventenne rintronata quale sono), ma alla fine si rivela per quel che è, ovvero un titolo curato fino all’inverosimile e pieno di tante piccole chicche. Sono stata irragionevolmente compiaciuta di scoprire che le storielle nascoste nelle menti della gente che attraversa la Shibuya RG (questa la capisce solo chi ci ha giocato) sono andate avanti con la transizione settimanale.

 

Week 2, Day 2

Joshua è un bel personaggio, ma decisamente irritante da controllare per via del minor danno che provoca, dell’impossibilità di saltare (dio mio, quanto odio dover schivare: ho il tempismo di un bagonghi ubriaco) e del suo odiosissimo metodo d’attacco, consistente in una pioggia di cartelli stradali e coni del traffico. Ormai, comunque, so usare con padronanza le mie varie pin e, anche se ho capito il sistema della moda, dato che mi intralcia più che assistermi ho deciso di ignorarlo in parte, limitandomi ad esser contenta se una marca mi dà dei bonus sull’attacco. Cavoli, è divertente cercare i Noise suini e soddisfare le varie condizioni richieste per la loro sconfitta, specie perché lasciano in dote delle pin uniche e io adoro il concetto di drop e nemici rari, che soddisfa il mio feticismo intrinseco per questo tipo di cose. Vorrei far rifornimento di un po’ di materiale per gli oggetti delle quest, quindi ogni tanto vario la difficoltà dal menu per controllare i vari drop dei Noise. Non mi capita spesso di essere così sollecitata a provare e riprovare tante combinazioni per divertirmi a scoprire gli effetti, specie di questi tempi in cui il backlog da paura mi strappa sempre ai giochi che mi divertono, ma non abbastanza da mettermi a cercare troppe subquest imbucate. Qui, invece, sono contenta se trovo una nuova quest, anche se spesso non ho gli ingredienti giusti.

Contribuisci anche tu alla galleria dei Cool Guy!

Ordunque, la prima serie di Cool Guys by la sottoscritta s’è temporaneamente conclusa la scorsa settimana, con la pubblicazione del fygo più alto in grado nella mia collezione che comunque non impedirà comparsate di chiunque abbia dimenticato (e ho già in mente un paio di tipini niente male… *hint hint nudge nudge immagine d’apertura del post*). Ora, però, tocca a voi: non importa che siate ragazzi o ragazze, avrete sicuramente un personaggio maschile che, per un motivo o per l’altro, considerate il top della coolness raggiungibile in un videogioco, in un fumetto, in un anime o in quel che volete voi. Avete l’opportunità di propormi di inserirlo nella galleria e di sapere cosa penso del personaggio in questione tramite una breve analisi semiseria che spazia dall’aspetto al carattere o a qualunque cosa mi venga in mente per scrivere più boiate possibile e si conclude con il solito voto numerico da 0 a 10. Partecipare è molto semplice: basta seguire queste linee guida.

– Inviatemi via PM su Splinder o all’indirizzo sharirvek [at] mclink [dot] it un’immagine del Cool Guy in questione, quella in cui egli palesa il più possibile, a vostro avviso, la sua figosità intrinseca o comunque viene immortalato dall’angolazione migliore o più significativa per la sua caratteristica di spicco;
– Nel testo della mail o del messaggio, compilate le voci della scheda che solitamente associo a ogni personaggio, ovverosia:
Nome con cui è conosciuto
Opera di provenienza
Vero Nome o nome completo del personaggio
Una quote, una frase memorabile pronunciata dal personaggio, che ritenete particolarmente significativa o quella che più giustifica la sua inclusione nella galleria. Preferibilmente nel linguaggio nativo dell’opera, al massimo in inglese se la stessa proviene dal Giappone
Facoltativamente, una breve descrizione di chi sia il personaggio e di cosa abbia fatto in particolare per meritare l’onore

Note:
Non inviate da recensire persone reali. Solo personaggi, poi che siano interpretati da un attore o disegnati non fa differenza;
– Mi riservo il diritto di non pubblicare subito entry di personaggi appartenenti a videogiochi/quant’altro che sia interessata a fruire in un prossimo futuro (detta brutalmente, preferisco non spoilerarmi);
– Ovviamente, sono terribilmente di parte e ho le mie preferenze in materia, quindi non vi offendete se Marcus Fenix si beccherà zero spaccato. Essendo la mia gallery, vedrò i personaggi dal mio punto di vista.

Date inizio alle danze! E sì, se ve lo steste chiedendo, l’iniziativa è spudoratamente rippata da quella delle e-Gnocche del blog di Metalmark.


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Achtung spoiler

Sono stata avvertita dal Comitato Contro lo Spoiler Selvaggio che, se non avessi inserito questo avviso, dei ninja in tutù avrebbero visitato la mia cameretta per squartarmi con una lama da polso alla Altaïr. Ricordate dunque che, se temete spoiler, dovete stare molto attenti a leggere in depth o riflessioni personali sui miei giochi preferiti, in quanto qua e là rivelo cose importanti sulla loro storia. Se non avete giocato i titoli in questione, be very careful.

Last Game Pro issue

In progress

Gioco a:
Layton Kyoju Vs. Gyakuten Saiban (3DS), L.A. Noire (PS3)

Leggo:
Il seggio vacante, Le cronache del ghiaccio e del fuoco, Il manga

Guardo:
Recuperi cinefili vari (ultimo visto: Ralph Spaccatutto), L'ispettore Coliandro

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