Posts Tagged 'nerd shopping'

[Incoming mail] Radiant Historia


Domanda, abbastanza retorica ma tant’è: può in un genere in stagnazione come il JRPG avere ancora spazio tra le sue fila per esponenti di scuola rètro? La risposta dovrebbe venire da sé, in particolare dalla sconfinata lineup del DS nonché da alcuni remake per PSP, i quali però sono per l’appunto remake di capolavori (e meno) di un’era che fu. Guardiamo a un titolo originale come Radiant Historia: un amalgama di stile grafico a 16 bit, intrighi politici à la Matsuno-Suikoden, ambientazione ricca e viaggi nel tempo attinti a piene mani da un classico incontrastato di cui taccio il nome già abbondantemente consumato e scomodato.
Il segreto del successo di tali operazioni sta nel porre come fondamenta dell’apparato estetico da nostalgia tutti i passi avanti nel frattempo compiuti dal sistema di gioco, il design delle interfacce e il gameplay tout court. Nell’unire cioè passato, presente e futuro in un tutto unico e fluido. Da questa scuola di pensiero hanno sovente origine i giochi di adesso che maggiormente m’impressionano, e Radiant Historia non è da meno.

Se già avevo salivato di fronte agli artwork deliziosamente anni ’90, agli sprite colorati e alla prospettiva di un viaggio a ritroso nelle ere allo scopo di correggere l’avvenire, decidendo di procurarmi la versione americana alla notizia dell’acclusione di una OST nel pacchetto, è stata una singola immagine a farmi volare su Videogamesplus.ca per piazzare in quattro e quattr’otto il preordine del gioco: la schermata della timeline. Ho un debole per le storie di crononauti da quel dì e non ho dubbi che a molti di coloro che condividono il mio fetish sia bastato vedere i bivi scomporsi e ricomporsi a seconda delle proprie azioni e delle proprie scelte per unirsi all’ipnotizzata processione tipo Hamelin.

L’attesa di averlo tra le mani sarà pesante, benché se ne prospetti una ancor maggiore prima di poter finalmente inserire la cartuccia nella console. Ma per ora mi basta poterlo sapere lì, sulla pila del mio backlog.

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Venghino siori venghino

Pop quiz con ricchi premi e cotillonS: indovinate il prezzo individuale di ciascuno di questi due titoli PS2 acquistati ad Aklhabara in un negozio della catena indicata sulla busta, subito diventato regno dei sogni nonché luogo di perdizione ove un quantitativo spropositato di ore viene risucchiato senza che se ne abbia minimamente la consapevolezza e ci si ritrova poi a guardar l’orologio e soggiungere con fare stupito: “Le 5 del pomeriggio? Ma non era l’una?”

… Pensato qualcosa? Orbene, verifichiamone l’esattezza. 20 euro? Acqua, acquissima. 15? Ancora acqua. 10? Macché. 5 (ci vogliam rovinare, neh)? Fuochino, ma ancora sbagliato.
Vi arrendete? Ecco la risposta esatta.

I sopra illustrati Tales of Rebirth e Haruka Naru Toki no naka de (tu che sai di che si tratta, non sfottere prego) sono costati cadauno 105 yen. Al cambio attuale, 0,94 centesimi. In Italia, a questo prezzo non si trova neppure la custodia del DVD. Potrei qui intavolare un articolato discorso circa la mentalità imperante del negozio giapponese, dove la policy più comunemente diffusa è liberiamo gli scaffali altrimenti s’intasano, non importa se dobbiamo tirare con sdegno la roba sui malleoli della gente; per fortuna (di chi legge), però, non ne ho molta voglia.

Passiamo ora al ricco premio, anche se molto probabilmente a fornire la risposta giusta saranno stati solo i precedentemente edotti. Vi presento la galleria dell’ultimo (segreto, sì) viaggio in Giappone della durata di 10 giorni conclusosi da ormai circa tre settimane e andato ulteriormente ad allargare il vuoto nel mio cuore:

http://picasaweb.google.com/sharirvek

A risentirci alle prossime calende greche, credo! XD

Minna kaimono ni ikimasho!

You've got a friend in Japan -- click now!

L’interesse per il Giappone tra gli appassionati di cultura popolare, di popoli e di lingue stranieri può assumere innumerevoli forme in illimitate combinazioni, per non parlare dell’intensità con cui questa passione viene sentita. Per chi vuole coltivare questo suo interesse acquistando prodotti autoctoni di qualunque genere, le strade che un appassionato può intraprendere sono solo tre: recarsi direttamente in Giappone (cosa che comunque va fatta, prima o poi), farsi spennare nei negozi fisici che vendono merce d’importazione con tutte le spese di dogana del caso oppure, la via più praticabile, acquistare direttamente online, se possibile da negozi siti direttamente in loco.
Il problema, ovviamente, sono i costi di spedizione, oppure il fatto che non è semplice trovare esattamente quello che si sta cercando o comunque un assortimento soddisfacente di prodotti, nonostante i prezzi più vantaggiosi. È per questo che quando sono incappata per la prima volta nel sito di cui sto per parlarvi non potevo credere ai miei occhi. J-Box (costola del più vasto J-List, che tratta anche articoli hentai e NSFW per ovvie ragioni al di fuori della giurisdizione di questo blog) tratta virtualmente ogni tipo di oggetto di origini giapponesi possa interessare al nerd giappofilo, e non solo, che è in noi. Il suo approccio tarato prettamente sulla pop culture di anime, manga e videogiochi lo rende di certo il luogo perfetto per trovare artbook, action figure e altri gadget su licenza. Ma chi volesse scavare di più vi troverebbe un vero e proprio covo di tesori, anche d’impostazione più tradizionale, che non per forza devono essere scansati dall’otaku occidentale classico in quanto possono aiutarlo ad ampliare il proprio spettro di conoscenze proprio a partire dall’aspetto geek. Sulle pagine di J-Box è possibile trovare bento box, ovvero i portapranzo giapponesi, e relativi accessori, libri per lo studio della lingua e di guida alle usanze e alla mentalità nipponiche, oggetti strambi (le bacchette decorate come light saber e il portacaramelle-R2D2 sono l’apoteosi del trash), tradizionali ciotole laccate per la zuppa, abiti per il cosplay, calendari, sezioni dedicate alla gadgettistica dello Studio Ghibli, di capisaldi dell’animazione o delle opere più in voga al momento (quelle che scatenano i meme di Internet, per intenderci), t-shirt e altri capi d’abbigliamento, snack griffati e tipici giapponesi (vagonate di Pocky e Kit Kat per voi), action figure, videogiochi per PSP e DS, inclusi dizionari elettronici su cartuccia, che mai e poi mai arriveranno dalle nostre parti (sebbene siano poco economici a confronto di negozi più specializzati). Tutto a prezzi eccellenti, di pochissimo più alti e senz’altro non triplicati su quello di listino, a spese di spedizione abbordabili e velocità di invio sorprendenti. Con l’EMS, ovvero la posta espressa, un pacco mi è giunto addirittura quattro giorni dopo la partenza dal Giappone.

Persino la pagina “chi siamo” non si limita a una sterile descrizione della compagnia ma spiega le molte particolarità della regione in cui gli uffici del negozio sono siti (la prefettura di Gunma, a due ore di treno da Tokyo e famosa per aver dato i natali a Mitsuru Adachi di Touch!)

Oltre a tutto questo, ogni pochi giorni un nuovo editoriale in homepage pubblicizza gli ultimi arrivi raccontando le avventure di un gaijin in Giappone, tra le usanze sul lavoro a quelle della vita quotidiana a fianco di moglie e figli del posto. Un ulteriore modo per scoprire tanti piccoli dettagli sconosciuti ai più. Tanto per dare un’idea del livello di dettaglio ancor più sbalorditivo se consideriamo la varietà della merce in vendita, molti dating-sime e visual novel hanno persino delle micro-schede dei personaggi e alcuni screenshot.

Se avete sempre sognato una cassa intera di Pocky di ogni tipo o di possedere un vero bento tradizionale in legno, questo è il vostro luogo. C’è anche una quantità di gadget legati allo Studio Ghibli, in particolare a Totoro (ma vi sconsiglio i DVD, troppo costosi)

Sono onorata che questa specie di paradiso in terra abbia accettato il mio blog come affiliato, il che mi permette per l’appunto di inserire il banner qui sopra e di aggiungerlo ai siti consigliati permanenti così da diffonderne la conoscenza. Potrete fare acquisti direttamente cliccando sull’immagine qui sopra o sul link testuale. Inoltre, se nel suo catalogo (aggiornato regolarmente) trovaste proprio quel che vi serviva, acquistandolo attraverso il collegamento dal mio sito mi aiuterete a non pesare sul mio discutibile budget con i prossimi (numerosissimi) acquisti su J-Box, per i quali accumulerò una percentuale in crediti. E se posso caldamente e sinceramente consigliare un sito per gli acquisti al tempo stesso facendo in modo che tutti ci guadagnino qualcosa, tanto meglio. So… pretty please? *occhioni*

LI. VOGLIO.

Il fatto che io abbia sempre fortemente rifiutato di inserire nei miei siti spam, banner e altri richiami promozionali di realtà assolutamente prive d’interesse, anche quando avrei potuto infischiarmene e mettere da parte qualche soldo per pagarmi il dominio di TLW.Net, dovrebbe far capire che in questo caso non è pura e semplice pubblicità. Se decideste di cliccare su uno di questi link, comunque, attenti a non perdervi nell’immensità di questo negozio: molti pomeriggi sono andati in fumo semplicemente browsando a ripetizione J-Box e facendo una coscienziosa cernita delle cose da comprare per non uscirne col conto in rosso.

Saa… minna kaimono ni ikimasho! (Andiamo tutti a fare shopping!!)

Leggere, e tanto

In questi mesi ho alquanto trascurato il summary delle opinioni sui (nuovi) manga comprati, soprattutto per scarsa voglia. Ora che me n’è tornata quantomeno una parvenza, invece, scriverò qualche parere su serie iniziate di recente, pur senza pretendere di andare a pescare troppo indietro rispetto a dove mi ero interrotta.

F.Compo: Ho comprato il primo numero, perché generalmente se vedo un manga in casa di Crimson è molto probabile che piacerà anche a me. Poco dopo il secondo, perché ne volevo ancora. Poi il terzo. Il quarto numero era introvabile in qualunque fumetteria mi recassi, dunque ho razziato lo stand di una fumetteria a Lucca sfilandogli tutti i volumi che sapevo di non poter reperire. La settimana immediatamente successiva mi sono precipitata a soffiare tutti quelli che ancora mi mancavano setacciando gli Star Shop romani e facendomi spedire da un negozio su eBay il 12, l’ultimo non ancora in mio possesso. E ora esito a continuare la lettura perché so che a iniziare il rush di lettura lo concluderei divorando ogni singolo volumetto in una settimana al massimo, restando per il resto con un gran vuoto dentro. In poche parole, il guaio di F.Compo è che finisce, proprio come si dice di un videogioco quando sull’onda dell’entusiasmo non si riescono a trovargli difetti seri. Con la differenza che dopo aver ruminato per bene il mio parere ancora non riesco ad additargliene altri. Quanto non apprezzo Tsukasa Hojo nelle sue serie più action e iperrealistiche, altrettanto amo questo suo autentico gioiello, frutto (e si vede) di un innato talento nel creare atmosfere, nel narrare, nell’imbottire di sostanza una storia semplice e nel disegnare. Le trame di F.Compo, strutturalmente parte di un tutto ma narrativamente episodiche quasi fino ad arrivare all’autosufficienza, sono spesso volte alla costruzione di un accogliente senso di calore e di intimità. Come se l’autore volesse dirci che per sentirsi parte di una famiglia e creare ricordi indimenticabili le categorizzazioni dell’identità di genere non hanno alcun peso, non tanto quanto ne hanno le persone stesse. Per questo Masahiko, classico protagonista generico delle commedie giapponesi a fumetti, viene da Hojo fatto nascere da un padre e una madre nel senso tradizionale del termine, ma è cresciuto completamente deprivato dell’affetto dei genitori, che invece ritrova nell’insolita famiglia dello zio (della zia?) materno. Il tratto realistico e poco esagerato, tranne che nelle vignette di gag, giustifica inoltre qualunque pretesa di ambiguità sessuale dei personaggi, soprattutto della coprotagonista Shion, laddove molti altri mangaka si sarebbero completamente appoggiati all’aspetto androgino di disegni ben più stilizzati. Precipitatevi su eBay a comprare le varie offerte di serie complete a prezzo stracciato: chi vuol liberarsene merita che questo piccolo capolavoro gli venga tolto dalle mani per trovare (si spera) padrone più degno. Adottate anche voi un F.Compo e non ve ne pentirete, soprattutto considerando che la serie non viene più ristampata da Star Comics.

Pluto: Naoki Urasawa è un autore che punta tutto sull’edificazione della trama. Mette una carta sopra l’altra per creare un castello altissimo, spesso torna a visitare i piani già disposti per studiarli meglio, monta innumerevoli climax e poi la cima della piramide, il finale, è costituito da un paio di tristi carte che però non fanno vacillare in nessun modo tutto quanto le sostiene: l’esatto contrario, insomma, del procedimento classico per cui proprio la punta massima della storia è quel che fa crollare tutte le convinzioni accumulate fino a quel momento. I finali dei manga di Urasawa sono spesso in calando; quello che conta, tuttavia, è il mondo che mette in piedi, gli esseri umani che descrive, le microstorie anziché la macrotrama. Chi lo ama lo sa, così come sa che l’altro suo punto forte sono le ambientazioni, che riesce a valorizzare al massimo anche quando parte da un lavoro non suo, uno che nientemeno ha cagionato la nascita dell’animazione nipponica come la conosciamo oggi. Astroboy visto dai suoi occhi diventa un giallo poliziesco che amplifica infinite volte le influenze da Metropolis di Fritz Lang già più volte manifestate da Osamu Tezuka. Come al solito, la costruzione del mistero è impeccabile e tiene desto l’interesse fino alla fine, anche quello di chi alle sue tecniche è ormai abituato dopo due fumetti meccanicamente molto simili tra loro. Forse, tuttavia, la relativa brevità (8 volumi) di Pluto gli impedirà di perdersi negli eccessivi giochi di specchi che a lungo andare hanno danneggiato sia Monster che 20th Century Boys, senza contare che il tema del doppio non sembra stavolta rientrare negl’interessi di Urasawa. Gli ultimi due numeri usciti in Italia, il 3 e il 4, sono particolarmente interessanti e densi di eventi.

Nausicaä della Valle del Vento: Col primo volume pensavo che il primo e unico manga di Hayao Miyazaki fosse invecchiato male, sfiancato dall’infodump di molti fumetti d’annata (anche giapponesi) e da una sceneggiatura non sempre chiara, pur se riscattato dallo stile grafico incredibile. Continuavo a preferirgli il lungometraggio animato, ma andando avanti e ormai arrivata al numero 5 mi rendo sempre più conto di che razza di opera fosse già alla fonte. Affascinante, originalissima ancora oggi, assolutamente matura. Un fantasy realmente adulto, che non si lascia incastrare nel buonismo imperante nel genere e mostra gli orrori della guerra col duro realismo che solitamente contraddistingue i racconti di fatti storici. Per Miyazaki tutti (o quasi tutti) sono nel “torto” e contemporaneamente nella “ragione” e la grandezza dell’animo di Nausicaä serve solo a far risaltare la sua lontananza dai “comuni” esseri umani, la fallacità e il miscuglio d’intenzioni altruistiche ed egoistiche che li anima tutti. Immortale.

Birdy the Mighty: Buon seinen manga dall’autore di Patlabor, meno ammiccante di quel che una tizia con solo delle parti di armatura a coprirle le zone private lascerebbe intendere. Pulizia del tratto, dinamismo delle tavole e commistione tra fantascienza à la Men in Black e vita quotidiana giapponese formano un amalgama che spinge a continuare a comprare il fumetto nonostante le premesse, lo scenario e la trama non siano fra i più impressionanti e sviluppati della Storia.

Welcome to the NHK: M’interessa approfondire il mondo degli otaku in fase terminale visto dagli occhi dei giapponesi stessi, quindi su suggerimento del buon VMee mi sposto da Genshiken a un esperimento ancora più estremo e decisamente più centrato sul lato patologico, piuttosto che su quello sociale. Apprezzo la competenza degli autori che il manga denota, ma ho letto ancora troppo poco per dare un giudizio più articolato.

E a parte questo, sto facendo una cosa che proprio non potrei permettermi di fare: formarmi una cultura di Rat-Man recuperando le prime storie in formato Tutto Rat-Man. Al liceo non l’avevo capito, ma una seconda possibilità non si nega a qualcuno che ti fa ridere come un’imbecille mentre sei sull’autobus a leggere 299+1 (A-Hu! A-Hu! A-Hu!). Spero di scoprire un mondo. E di non trasformare la mia libreria nella succursale di un manicomio.

Ah, volevo aggiungere che il talento di Mokona delle CLAMP ha del superumano. Bisogna vedere le tavole originali degli ultimi volumi di RG Veda e Rayearth, la precisione assoluta dell’inchiostrazione e dell’applicazione dei retini che le rende assolutamente identiche alle pagine stampate, per poterci credere. Mi reputo fortunata di aver potuto guardare con i miei occhi i veri disegni su cui ho sbavato per tanti anni e che spesso hanno incoraggiato la mia (scarsissima) vena creativa, e devo ringraziare ancora una volta Lucca Comics & Games per essere un evento così straordinario ogni anno (e non in ultimo perché mi permette di passare tre giorni stupendi con i miei migliori amici).

A caccia di affari

È così: ormai spulcio con puntiglio le offerte videogiocose, specie l’usato, per trovare occasioni e titoli da recuperare. I giochi a 60 euro ormai mi vedono ben di rado, anche perché la wishlist s’assottiglia inesorabilmente (e con grande mio sollievo). E nel peregrinare ho scoperto già da un bel po’ quella sorta di benedizione del bargain bin gamer che risponde al nome di Gamerush. Dalla sua natura di catena affiliata a un noleggio di film lo diresti la solita mortificazione del videogioco in una serie infinita di Giulia Passione Marciapiede, Canta le Hit di Julio Iglesias e Gioco su Licenza #267832946 e invece, quando ci entri, ti ritrovi in un piccolo paradiso. Parlo di cose come Psychonauts e We Love Katamari a venti euro, di usato praticamente tirato tra gli stinchi di chi varca l’ingresso, di ultime/quasi ultime uscite a vari prezzi stracciati e di titoli che a momenti neppure nei negozietti imbucati che trattano anche visual novel hentai in dialetto di Osaka ho trovato. Dopo questo inutile preambolo, diamo un’occhiata a cosa ho (abbiamo) raggranellato tra detto Gamerush e qualche usato/budget altrove.
In alto la Special Edition di Fallout 3 per Xbox 360 (54,90 euro), con cui abbiamo freneticamente deciso di scambiare la copia a 29.90 quando ci siamo accorti della fortunosa disponibilità. In alto a sinistra, con la copertina rossa, Freak Out/Stretch Panic/Hippa Linda (4,90 euro) di Treasure, preso giusto perché costava poco ma che molto probabilmente non entrerà più nella console dopo la canonica partita di verifica. Subito sotto, Metal Gear Solid 3: Snake Eater, ormai sceso a 20 euro, che completa il trittico dei MGS ed è stato anch’esso preso per puro collezionismo, sebbene per motivi di gradimento. A fianco, sulla destra, Le favole di Beda (sic) il Bardo di Joanne Rowling, che a livello di cura del mondo fittizio dimostra per la miliardesima volta quanto l’autrice inglese, pur con tutta l’impopolarità che si attira a livello umano, sia capace di veicolare con efficacia il suo lore. In basso a sinistra, xxxHolic numero 9 che continua la sua scalata verso l’imprescindibilità e a fianco Ys: The Ark of Napishtim per PSP, acquistato usato a 18 euro per poterlo provare in una forma più consona visto l’attuale esubero di materiale per console casalinghe che mi ritrovo.

Ora mi resta da provare Final Fantasy Tactics per decidere se War of the Lions valga o meno l’acquisto e da cercare una copia a buon prezzo di Yakuza 2, che mi attira nonostante Shenmue non abbia esattamente goduto dei miei favori. Che dite, semplice fregola da bulimia videoludica o effettiva voglia che merita di essere soddisfatta considerando quanto sopra? :unsure:

Infine, mi sono fatta giungere la mia copia personale di Odin Sphere a una ventina di euro:


Sarà pure ripetitivo e scatterà come un indemoniato, ma è un esempio di come l’estro artistico, il fascino dei personaggi e la sfiziosità dei contenuti siano di per sé in grado di scatenare il godimento ludico (senza considerare che il livello di sfida del gioco resta peraltro piuttosto elevato e che la cosa arriva solo raramente a irritarmi). Talvolta basta restare incantati di fronte agli accostamenti dei colori e a corpose animazioni disegnate a mano. Se quest’affermazione vi sembrasse in netto contrasto con quanto ho espresso appena qui sotto in merito al mio soggiorno nelle lande dei LocoRoco vi assicuro che in realtà non lo è, dal momento che è l’esperienza nel suo complesso a interessarmi e comunque l’inventiva degli scenari di Odin Sphere mi affascina per il suo barocchismo, che peraltro mi appare decisamente più “sentito” e paradossalmente meno compiaciuto e avvitato su se stesso. Per ora è pollice alto e la mia intenzione è spolpare questo gioco fino alle ossa, almeno compatibilmente con gli altri pressanti impegni videoludici e d’altro genere.

Ne giochi uno, ne compri dieci

Durante le vacanze natalizie ho finito Dead Rising e sono arrivata a buon punto con Mass Effect (finora molto carino, ma più per il bel senso di esplorazione ed avventura che sa creare con le quest secondarie che non per la trama, davvero piatta e banalotta), ma in compenso ho ricevuto in regalo/acquistato non meno di altri cinque giochi, senza contare il Time Hollow ordinato su Videogamesplus.
Sì, mi saboto da sola. No, la cosa non mi rende infelice. Per qualche assurdo motivo, sguazzare nei giochi da giocare mi manda in sollucchero, d’altronde “l’attesa del piacere è essa stessa piacere” o giù di lì, e forse ancor di più del piacere stesso, visto che non è detto che il gioco vero e proprio corrisponda all’immagine che me ne faccio.

Per comprendere appieno i giochi ricevuti in regalo/acquistati, bisogna preludere che dal 25 dicembre sono in possesso di questa:
Il Demonio è entrato in casa mia. Ma mi sarà molto utile, e chi vuol capire capisca. Ovviamente, avere una console senza che l’accompagni nessun gioco è un po’ un assurdo. Credo sia difficile avere una PSP senza adorabili esserini gialli, gommosi ed obesi che cantano melodie senza senso ad accompagnarla, dopotutto.

La cosa divertente è che avevo acquistato LocoRoco anch’io, per regalarlo a Fuoco, e invece me lo son ritrovato tra i regali del medesimo. In pratica, ci siamo scambiati lo stesso regalo.

Poi ci sarebbe questa sciocchezzuola. Sono semplicemente i cartoon con cui sono cresciuta, ma non temete: non è a causa loro se son venuta su così (non del tutto, almeno), quindi vedeteli anche voi se non l’avete già fatto. È un crimine non conoscerli. Grazie Fuoco per il cofanetto!

Questo, invece, l’avevo adocchiato da mesi al Ricordi Media Store, ma non avendo la macchina mi sembrava un tantino nonsense sborsare 50 euro per il gioco.

Non resistendo, ho già provato il primo stage e quel che ho da dire è:
1) Boia, è sempre iNiS!
2) Boia, che macello!

Il sistema di gioco è interessantissimo, degno della casa che più avanti realizzò Ouendan, ma richiede una coordinazione sopra l’umano. Il che, in un rhythm game (o sarebbe meglio dire proprio bemani, in questo caso), è un po’ da aspettarsi.

Spezziamo la catena dei videogiochi che giocherò tra cent’anni o forse più con un altro acquisto*.

 MwahahahahAHAHAHAHAH! *la risata continua, perdendosi in lontananza mentre la scena si dissolve*

Regalizie epifaniche:

Come dir di no, per 17 euro?

La cioccolata Ovomaltina è splendida. Sono quei sapori dell’infanzia che è impossibile dimenticare.

Per darmi un po’ alla cucina giapponese.

* Un “voucher” è una sorta di tagliando che serve a reclamare il biglietto d’ingresso vero e proprio, per chi non lo sapesse.

Natale in lettura

Tra regali natalizi per gli altri (che non posso mostrare qui per ovvi motivi) e per me, ho passato gli ultimi giorni ad acquistare e, nel mucchio, sono finite anche un sacco di cose interessanti. Vi beccate quindi un altro post di shopping-recensioni, ma era anche per non lasciare sguarnito il blog troppo a lungo (i rush sono sempre deleteri a riguardo).

Cominciamo subito con questo bel tomo che ho finalmente trovato al GameStop dopo mesi di ricerche infruttuose:

Power Up: Come i videogiochi giapponesi hanno dato al mondo una vita extra, famosissimo saggio di Chris Kohler arrivato in Italia con “soli” quattro-cinque anni di ritardo. Ho iniziato appena a leggerlo, è interessante ma anche abbastanza leggero e veloce, quasi fino a sfiorare la superficialità. Ma si tratterà sicuramente di una caratteristica dei capitoli introduttivi e basta.

Death Note 13: Guida alla lettura: Avevo chiesto al fumettaro vicino casa di lasciarmene una copia, lui mi aveva replicato che ne sarebbero arrivate circa 200 e che potevo stare tranquilla, ma che ad ogni modo l’avrebbe fatto. Sabato, andata a ritirarlo, era rimasta giusto la mia, che m’ha consegnato a mano. Che dire se non LOL?
Fenomeno di costume a parte, il volume ha tutte le ragioni per andare a ruba: non è così spesso lecito dar della “Bibbia” a un libro del genere, ma Death Note 13 è un dono sceso dal cielo (Kira = n00b a confronto) per tutti gli amanti della serie. Tra informazioni tanto dettagliate da rasentare il maniacale e quasi il superfluo alle volte, schizzi inediti, lunghissime interviste e l’episodio pilota di DN (non che sia granché, ma continuo a considerare la carta superiore al digitale e quindi alle scanlation per quanto curate siano), si tratta di una lettura da non lasciare fino all’ultima pagina. I retroscena sulle scelte della narrazione e i commenti e le riflessioni di sceneggiatrice e disegnatore, per me, varrebbero anche da soli i 6,90 euro di prezzo. E se sono passata io sopra la perseveranza a usare l’agghiacciante “Elle” per L, ci potete passar tutti, via.

Poi ci sarebbe il mio biglietto aereo per Tokyo Narita, ma per privacy e per evitare macumbe (ma non l’invidia) non posterò alcuna foto.

Tanti auguri di buon Natale a voi! Passate delle serene festività 🙂


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Achtung spoiler

Sono stata avvertita dal Comitato Contro lo Spoiler Selvaggio che, se non avessi inserito questo avviso, dei ninja in tutù avrebbero visitato la mia cameretta per squartarmi con una lama da polso alla Altaïr. Ricordate dunque che, se temete spoiler, dovete stare molto attenti a leggere in depth o riflessioni personali sui miei giochi preferiti, in quanto qua e là rivelo cose importanti sulla loro storia. Se non avete giocato i titoli in questione, be very careful.

Last Game Pro issue

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Gioco a:
Layton Kyoju Vs. Gyakuten Saiban (3DS), L.A. Noire (PS3)

Leggo:
Il seggio vacante, Le cronache del ghiaccio e del fuoco, Il manga

Guardo:
Recuperi cinefili vari (ultimo visto: Ralph Spaccatutto), L'ispettore Coliandro

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